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il cerchio della vita

Appena nato era mia madre che si prendeva cura di me. Mi dava da mangiare, mi lavava, mi cambiava il pannolino…

I cerchi mi stanno sul culo. Sono perfetti mentre preferisco l’imperfezione…senza contare che in disegno faccio schifo.

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delle capacità di adattamento dell’uomo

Ho sempre pensato l’uomo ha una grande capacità di adattamento, spesso sottovalutata.

Ne ho una riprova su me stesso in questi giorni.

Sono solo 8 giorni che mia madre è a casa e che io mi sono trasferito dai miei. Eppure mi sto già abituando.

Mi sto abituando a vivere con un letto da ospedale in salotto.

Mi sto abituando a “fare da infermiere” a mia mamma, con una certa manualità nel preparare cocktails di farmaci e iniezioni che non pensavo veramente di avere.

Mi sto abituando a chiedere la mattina a mio padre “cosa facciamo per cena stasera” che era una cosa che mi mandava fuori di testa quando lo chiedevano a me.

Mi sto abituando a parlare con mia mamma senza ottenere una risposta, se non nel migliore dei casi un movimento della mano.

Mi sto abituando ad andare a letto alle 9 e mezza, 10 perchè mio padre a quell’ora va a letto anche lui.

Mi sto abituando nel fare il nuovo percorso che da casa dei miei mi porta al lavoro la mattina.

Mi sto abituando a dormire col pigiama visto che a casa dei miei fa più freddo che a casa mia.

Mi sto abituando a vedere per casa, infermieri, medici, operatori sanitari.

Mi sto abituando allo sguardo nel vuoto di mia mamma…no a questo non riesco ad abituarmi.

https://i0.wp.com/www.cmcc.it/wp-content/uploads/2013/04/copertina_report_EEA_Adaptation_in_Europe.png

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Una notizia buona e una cattiva, ma per favore non fate quella faccia.

Mia madre è finalmente a casa e questa è la notizia buona. Quella terapia che ci avevano prospettato però non possono fargliela per i valori epatici troppo sballati, e questa è quella cattiva.

Nelle ultime settimane la mia vita è cambiata notevolmente, girando in qualche modo tutto intorno a lei. Negli ultimi giorni ancor di più, visto che mi sono trasferito a tutti gli effetti a casa dei miei, ma almeno così do una mano a mio padre e soprattutto non lo lascio solo la notte che avevo capito era la cosa che temeva di più.

Non facili questi primi giorni a casa. C’è molto da organizzare…il medico, l’infermiere, l’operatrice socio sanitaria, l’infermiera che si occupa solo dell’alimentazione, e poi l’asl, anzi ast, la società per l’alimentazione parenterale parenterale, le farmacie…senza dimenticare che in ufficio c’è un lavoro nuovo da imparare.

Però tengo botta. I cocktails di medicinali, il sondino gastrico, le iniziezioni di eparina (quelle mio padre non se la sente proprio di farle), ma anche un po’ chef la sera, almeno sono sicuro che lui mangi a dovere e non si lasci andare.

Ma c’è una cosa che un po’ mi urta, anche se la comprendo benissimo.

E’ quella faccia li. Quella che hanno tutti, amici, colleghi, parenti, quando parlano con me.

Probabilmente lo farei anche io a ruoli invertiti ed è normale sia chiaro. Chi sa che situazione sto vivendo è ovvio che abbia un atteggiamento del “mi dispiace, ti sono vicino, fatti forza”. Una sorta di lutto anticipato.

Ma per quello avrò tempo. Nel frattempo vivrò i miei alti e bassi, i momenti di sconforto ma anche quelli più spensierati, nonostante le condizioni di mia madre.

Lei sta morendo e anche se sembra che non lo abbia ancora capito, io so che lo sa. Ma non ho intenzione di guardarla con lo sguardo da cocker. Le sorrido ogni giorno, ogni momento. La prendo in giro per tutti i tubicini che ha in giro, per il fatto di sforacchiarla con le mie iniezioni, per i suoi capelli per aria (mamma smettila di andare in giro in moto senza casco!). Gioisco per ogni debole sorriso che riesco a strapparle e per ogni carezza che ottengo da lei.

Però voglio essere me stesso anche quando esco da quella casa. Si lo so, non sta bene essere allegri quando tua madre sta morendo, ma io voglio continuare ad essere il solito minchione che spara cazzate, come ho sempre fatto e senza sensi di colpa. E voglio che anche gli altri continuino a comportarsi con me nello stesso modo. Ovvio che mi faccia piacere quando mi chiedono di lei e non ho nessun problema a raccontare a spiegare, anzi parlarne non può che farmi bene. Però poi fatemi fare le mie battute a doppio senso, fatemi prendere per il culo gli interisti, fatemi ridere di una barzelletta idiota…e soprattutto non fate quella faccia.

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della speranza e delle 7 vite di mamma gatto

In questi giorni non ho scritto. Non me la sentivo. I medici non ci davano speranza e mia madre stava (sta) ogni giorno peggio.

Sabato, dopo aver passato tutta la giornata in ospedale (passo ormai più tempo li che fra le mura domestiche), esco un attimo per una veloce scappata a casa, ma non faccio tempo ad arrivarci che mi chiamano…”Syl vieni qui”. Tre parole dette in maniera perentoria. Non ho manco chiesto cosa era successo, e ho passato quei 10 minuti per ritornare rivedendo tutta la mia vita con lei, da quando mi teneva per mano a quando io tenevo lei per mano.

Mi precipito in corsia, senza salutare nemmeno gli infermieri che ormai conosco abbastanza bene…la trovo sul letto, con una maschera d’ossigeno…ma viva.

Una piccola ischemia, ci spiegherà più tardi la dottoressa, ma intanto penso che con questa siamo arrivati a quota 3 con le vite spese.

Ovviamente la situazione non è certo migliorata, anzi e tralascio le sensazioni e gli stati d’animo vissuti da mio padre e me…ma ieri ci hanno acceso una speranza.

“abbiamo deciso di fare una terapia ormonale intramuscolo…ce l’ha consigliato il primario”.

La felicità di questa inattesa speranza (anche se le probabilità di efficacia sono comunque basse) fa accendere però un dubbio: “perchè solo ora?”

E in effetti scopriamo che è solo grazie ad un intervento di un amico medico, che conosce il dott. tizio che a sua volta conosce il dott. caio che improvvisamente si prova ancora questo tentativo.

Ma mi chiedo…ma se non avevo l’amico medico che conosceva tizio e caio…porca troia. E intanto sono passati 20 giorni da quando lei è stata ricoverata.

Abbiamo sempre avuto la massima fiducia nella struttura pubblica di Niguarda che ritengo assolutamente all’avanguardia. La fiducia se la sono guadagnata sul campo in questi ultimi 5 anni con i risultati ottenuti anche con terapie sperimentali sul mia madre…e questo senza aver mai avuto nessuna corsia preferenziale.

Ora confesso che la fiducia è venuta un po’ meno. Ma questa è la parte vuota del bicchiere. Io ora voglio solo concentrarmi su quella piena, piena di speranza.

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Faccio cose, vedo gente…

Miscellanea di sensazioni e situazioni volutamente in ordine sparso:

  1. Invidio l’entusiasmo dei miei ex colleghi che si sono messi in proprio e hanno creato una start-up. Ieri sono andato a trovarli. Non facile certo, ma la libertà di muoversi decidendo in autonomia del proprio destino è merce rara.
  2. Nel mio ufficio invece si scontra l’entusiasmo di chi ho scelto per un nuovo ruolo e una nuava avventura, con chi è rimasto escluso da questa scelta. Farmi spingere dai primi per tirare i secondi. Se non faccio cazzate dovrei farcela.
  3. Mia mamma ha avuto la conferma di quello che sapevamo già. Da metà dicembre si ritorna nell’allegra giostra della chemio. Ma non è la terapia il pericolo maggiore e nemmeno la malattia stessa. Il pericolo che vedo ogni giorno più evidente è che mia mamma è stanca. E’ sempre stata un leone, ma ora mi sembra voglia gettare la spugna. Spero di sbagliarmi.
  4. Torno in ufficio. Il mio progetto faticosamente sembra avviarsi. Sono però stanco. Dovrei staccare la spina per un po’, ma ora non è tempo….e ripenso ai miei ex-colleghi.
  5. Mancano 3 giorni alla mia terza maratona. Domani farò l’ultima sgambata mattutina. Il lavoro fatto mi soddisfa, quasi 900 km. in 4 mesi. Ora devo solo riuscire a concentrarmi come si deve. Venerdì ho anche annullato, furbescamente, la riunione da mal di pancia, settimanale. Firenze mi aspetta, col 7519.
  6. La tecnologia mi è ostile ultimamente. Telefonino, pc…un nervoso…l’altra sera però mi sono ritrovato a fare, in videochiamata, le equazioni di secondo grado con Sylvestrino. Incredibile, erano trent’anni che non le facevo eppure ci sono arrivato. Mio figlio mi ha detto però che la sua insegnante ha spiegato un metodo più veloce…evabbè…l’importante è arrivarci no?
  7. La mostra di Chagall mi è piaciuta. Anche se i miei amici penso abbiano apprezzato ancor di più i panzerotti di Luini. Comunque anche la vista dal pirellone non è male. Peccato non poter postare le foto per via del punto 6.
  8. La Juve ha vinto in champions. Questa è una buona notizia…INCREDIBILE…direbbe Sandro Piccinini.

 

 

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…delle coccole e dei capelli

Mia madre mi ha sempre tagliato i capelli. Era una parrucchiera, di quelle che non si ammalava mai, ma nel caso solo di lunedì.

Finchè ero piccolo me li tagliava in negozio, dove tra l’altro mi teneva quando uscivo dall’asilo e mi facevo leggere le storie di Topolino in braccio alle sue clienti. Lo faceva la sera, prima di chiudere con la cler tirata giù a metà per evitare che qualche cliente ne approfittasse per una piega fuori orario.

Poi ha iniziato a tagliarmeli a casa, perchè da adolescente mi imbarazzava andare in un parrucchiere da donna.

Lo ha sempre fatto. Solo due volte sono andato da un barbiere. La prima volta fu qualche giorno prima che partissi per il militare. Fino ad allora li avevo sempre portati lunghi…avete presente Branduardi? Si rifiutò letteralmente di tagliarmi almeno 20 cm. di chioma. Poi se ne fece una ragione e da li riprese a curarmeli anche se avevo la stessa capigliatura di Bennato quando incominciò ad imborghesirsi.

Le seconda circa vent’anni fa, quando decisi un ulteriore salto di livello e volli portarli corti corti corti…a spazzola. Anche in quel caso mi consigliò di andare da uno specialista perchè lei non se la sentiva.

Poi, anche da quella volta, se ne fece una ragione e incominciò ad usare il rasoio elettrico anche sulla mia testa.

Oggi continua a farlo. Io e mio padre siamo rimasti i suoi unici fedeli clienti, però penso che sia uno dei suoi modi per continuare a coccolarci un po’. Passa il rasoio, poi le forbici e con le mani, un po’ tremolanti, accarezza delicatamente la cute, alla ricerca di qualche capello ribelle. Lo fa guardandomi dal grande specchio del bagno, facendo un po’ fatica nel mettere a fuoco alternativamente i capelli vicini e lo specchio più lontano.

Stasera quando sono andato a cena dai miei, come sempre avviene il lunedì, prima mia mamma mi ha mostrato l’esito della biopsia, poi il cerotto che le hanno messo per quella ciste che le hanno tolto e infine mi ha ricordato i prossimi esami che dovrà fare in ospedale. L’ho lasciata parlare, abbiamo commentato insieme, l’ho consolata un po’, visto che è sempre giù di corda, e poi le ho chiesto pimpante, anche per cambiar discorso:

“Mà, non è che stasera mi tagli i capelli?”

Lei mi ha sorriso sorniona rispondendo…”avevo già messo il rasoio in carica”.

Ora mi sto accarezzando la cute…sembra velluto.

parrucchiera

edoardo bennato w la mamma

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Ma noi siamo più forti, bastardo

Questo weekend i miei sono venuti a trovarci. E’ sempre curioso vedere le mie due generazioni più vicine relazionarsi insieme. In modo particolare mia mamma e mio figlio.

Sabato, complice una giornata al mare, Sylvestrino si era ridotto a dover fare i compiti di matematica la sera. Io lo supportavo, distratto però dal derby che davano in TV, sua mamma era ko dall’influenza, ed ecco quindi la nonna rispolverare gli occhiali e mettersi li con carta e penna a fare moltiplicazioni e divisioni per vedere se i compiti del nipote erano giusti.

Li guardavo e, in mia mamma, rivedevo la parrucchiera che stanca la sera tornava a casa, apriva l’agenda e faceva di conto per quadrare l’incasso della giornata.

La stessa detrminazione, la stessa concentrazione, la stessa calligrafia, con i numeri che invece di essere incolonnati pendevano sempre verso destra per la troppa foga e velocità nel fare le somme.

Il risultato è che Sylvestrino ha imparato per bene le divisioni a due cifre e io e mia mamma abbiamo fatto un bel ripasso, visto che ora la tecnica del cappello e del riporto a capo non ha per noi più segreti.

Oggi però mia mamma è andata a fare la sua ormai consueta visita oncologica.

E gli esami non sono andati bene.

Lo sconforto rappresenta la prima ferita che si riapre in questi casi e la prima su cui cercare di intervenire.

Ecco,  io l’ho esortata a metterci in questa nuova battaglia la stessa determinazione con cui faceva le operazioni 3 giorni fa.

Questa volta saremo io e mio padre ad aiutarla nei compiti.

compiti a casa

compiti a casa

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un piccolo aggiornamento

Ve lo devo.

Mia mamma da un giorno e mezzo da qualche segno di miglioramento. Ovviamente siamo consapevoli che il quadro generale non cambia. Siamo in attesa dell’esame istologico e le probabilità che arrivino buone notizie sono minime.

Tempi duri dovranno ancora venire.

Però ora sta meglio. Pian pianino stanno sparendo tutti quei terribili tubicini che le circondavano il viso, il fisico incomincia a reagire ai postumi dell’intervento e lentamente incominciano a comparire i primi sorrisi.

Godiamoci questa piccola vittoria.

Chissà…..magari riescono anche a mandarmela a casa un pochino.

 

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come una candela

Si sta spegnendo. Come una candela.

La guardi e non percepisci come si stia consumando. Ti sembra ferma.

Poi ti distrai un attimo e quando torni ad osservarla è sempre li ma un po’ più consumata.

L’operazione non è andata bene. Inizialmente raccontavo, a chi mi chiedeva, che peggio di così poteva solo rimanerci  sotto i ferri. Ora non lo penso più.

Sta accadendo così in fretta, non mi sembra possibile. Dieci giorni fa stava giocando con suo nipote durante la “libera uscita” dall’ospedale del weekend.

Ora la guardo e mi sembra di vedere la buon anima di mia nonna. Che strano, non avevo mai trovato nessuna somiglianza fra loro due e ora mi sembrano la fotocopia l’una dell’altra.

Fino a mercoledì scorso mi sembrava ancora uno scenario così…..lontano. E invece dopo l’attesa, stupidamente passata al telefono e a rispondere a e-mail di lavoro, come se quella mattina fosse solo una piccola parentesi nel percorso della mia vita, il discorso del chirurgo, a me a mio padre e a sua sorella, in piedi nel corridoio, come un maestro davanti agli scolaretti……”dunque la situazione è questa”…….è bastato l’attacco di quel discorso per capire.

Mio padre sembra un pugile suonato. Sembra in catalessi. Allo stesso tempo lo vedo capace di gesti di affettuosità che mi sembrano incredibilmente dolci. Se il contesto in cui avviene il tutto non fosse così atroce loro due sarebbero anche teneri da vedere.

Mia madre ed io siamo stati fortunati ad averlo incontrato. Lei come marito ed io come padre.

Forse è vero che gli Angeli esistono……

 

 

 

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il bicchiere mezzo pieno

Aggiornamento sulla mammina del gatto:

Venerdì dopo un fitto colloquio fatto con il primario abbiamo avuto un quadro più preciso e per certi versi migliorativo sulla situazione di mia mamma.

C’erano due fronti che destavano preoccupazione e ora uno sembra scongiurato (anche se non ancora chiaro al 100%).

In ogni caso l’intervento s’ha da fare per cui fino a quel momento c’è poco da rilassarsi, ma nel frattempo godiamoci questo bicchiere mezzo pieno.

un abbraccio a tutti e grazie per l’interessamento.

syl

PS: in questi giorni mi sono ritrovato a cenare quasi tutte le sere con mio padre e tra le altre cose ha avuto modo di farmi assaggiare e apprezzare quel bel rosè frizzantino che va giù che è un piacere 😉


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