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pensieri sparsi

Ieri sera rimpatriata.  Serata carina, anche se non so bene perchè non ero perfettamente a mio agio. Si riuniva un gruppo in cui io mi sono inserito solo in un secondo tempo.

Eravamo in 18. 1/3 li conoscevo bene, 1/3 li conoscevo di vista. I rimanenti non li conoscevo affatto.

Mi ha fatto pensare l’assicuratore. Quando eravamo diciottenni era uno dei primi che lasciava intuire una futura calvizia. “non c’è problema” diceva sicuro allora, “invece di comprarmi l’auto mi farò un trapianto di capelli”.

Alla fine deve essersi preso l’auto.

Stamattina corsa di mattina presto. La prima corsa veramente invernale. Nebbia, respiro con nuvoletta, abbigliamento pesante. Dovevo fare la prima parte tranquillo e la seconda ad un passo più veloce.

Obiettivo raggiunto. anche se ho la sensazione di aver resettato tutti i kilometri macinati fino alla maratona. E’ come se sentissi di iniziare nuovamente da zero.

Dall’aereoporto di Bresso lo skyline di Milano era bellissimo. Nebbiolina sotto e azzurro sopra con i nuovi grattacieli che bucavano la coltre nebbiosa. Era da farci una foto.

Ho messo su due chili. Se corro meno devo mangiare di meno. Non dovrebbe essere difficile da capire.

Non c’erano molti runner questa mattina presto. I 9/13 erano uomini. 6 erano donne.

Devo farmi condizionare meno dai problemi di matematica di Sylvestrino.

corsa

 

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Ma noi siamo più forti, bastardo

Questo weekend i miei sono venuti a trovarci. E’ sempre curioso vedere le mie due generazioni più vicine relazionarsi insieme. In modo particolare mia mamma e mio figlio.

Sabato, complice una giornata al mare, Sylvestrino si era ridotto a dover fare i compiti di matematica la sera. Io lo supportavo, distratto però dal derby che davano in TV, sua mamma era ko dall’influenza, ed ecco quindi la nonna rispolverare gli occhiali e mettersi li con carta e penna a fare moltiplicazioni e divisioni per vedere se i compiti del nipote erano giusti.

Li guardavo e, in mia mamma, rivedevo la parrucchiera che stanca la sera tornava a casa, apriva l’agenda e faceva di conto per quadrare l’incasso della giornata.

La stessa detrminazione, la stessa concentrazione, la stessa calligrafia, con i numeri che invece di essere incolonnati pendevano sempre verso destra per la troppa foga e velocità nel fare le somme.

Il risultato è che Sylvestrino ha imparato per bene le divisioni a due cifre e io e mia mamma abbiamo fatto un bel ripasso, visto che ora la tecnica del cappello e del riporto a capo non ha per noi più segreti.

Oggi però mia mamma è andata a fare la sua ormai consueta visita oncologica.

E gli esami non sono andati bene.

Lo sconforto rappresenta la prima ferita che si riapre in questi casi e la prima su cui cercare di intervenire.

Ecco,  io l’ho esortata a metterci in questa nuova battaglia la stessa determinazione con cui faceva le operazioni 3 giorni fa.

Questa volta saremo io e mio padre ad aiutarla nei compiti.

compiti a casa

compiti a casa

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che bella immagine del gatto…..

So che i compiti a casa vanno fatti fare dai bambini, ma controllare che siano siano eseguiti e vedere che tipo di errori ci sono penso sia normale.
Un esercizio, in particolare, mi aveva lasciato qualche dubbio. Era di matematica ma, secondo me, l’impostazione fatta nell’esempio era sbagliata (non sto a descrivere quale era il problema ma mi consola che anche altri genitori avevano avuto lo stesso dubbio).
ieri sera quindi torno a casa e chiedo al cucciolo (7 anni fra poco) come erano andati i compiti a casa fatti nel weekend.
– bene
– anche quell’esercizio sugli insiemi?
– si, ma non preoccuparti perché gliel’ho detto alla maestra che TU non l’avevi capito.
– …..
– si ma le ho anche detto che poi te l’ho spiegato IO.
– ….ehm grazie cucciolo
che bella immagine che devo avere agli occhi della maestra

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