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inquietudine

quella che ti prende quando durante l’ecocardio la dottoressa, che tra l’altro comprendevo a fatica perchè non di madre lingua italiana (penso brasiliana), ti dice:

Seee tutobe ma ci sò picoli segna che bisognerè vedè mejo pechè no vorei che co sbalzidipressioji un giorno viene ischemi e cuore fa bum (mimando il gesto col pugno chiuso verso l’alto come per un’esplosione)

cuore-malato

 

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Diario del comandante due

Eravamo rimasti con Lorena Bobbit che col coltello in mano stava per dare un taglio?..no, non era così, anche se tirando la tenda di quel séparé al pronto soccorso la scena sarebbe sembrata quella.

Invece il gatto è li sdraiato su un lettino verde, con i pantaloni e le mutande abbassati, le all star bianche ai piedi e la tata Lucia col bisturi in mano che tagliuzza e la sua compagna di merende che PREME per far uscire …(censura).

L’urlo del gatto è straziante e se lo stesso non si piantasse una zampa in bocca lo sentirebbero anche in provincia.

Alla fine dopo 60 secondi di urli, il gatto si ritrova madido di sudore e con una strana sensazione di leggerezza.

L’adrenalina ancora scuote le gambe…pardon…le zampe, e le due torturatrici annunciano soddisfatte “abbiamo finito”.

Fine della seconda parte

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perchè l’uomo somatizza

Arrivo al pronto soccorso, ma non uno qualunque, ma quello oftalmico. Lo si capisce perchè nella sala d’aspetto invece di vedere gente tutta fasciata vedi tutti con gli occhiali da sole manco fossimo ai caraibi.

L’infermiera già all’accettazione, da dietro il bancone mi fa la diagnosi.

Calazio. Impacchi di acqua calda sperando che si sgonfi, dopodichè temo dovrà asportarlo chirurgicamente.

Potrei andarmene già soddisfatto, ma visto che sono qui conviene farmi vedere dal medico specialista.

Due ore di attesa. Per carità, non sono qui a lamentarmi delle due ore, o della mancanza dell’aria condizionata. Con i fondi a disposizione per la sanità trovare situazioni migliori è ahimè un’eccezione.

Il problema della mia incazzatura nasce dal momento in cui chiamano il mio numerino (fa niente se c’è un nome e un cognome sulla scheda di accettazione, visto che la fortuna è cieca vedrò di giocarmeli al lotto).

Dopo due ore di attesa, mi aspetto che entrando nel magico mondo del pronto soccorso, ci sia un medico, col suo bel camice, che mi saluta, magari con un sorriso, e mi chiede “allora sig. Sylvestro, vediamo cosa le è successo”.

Invece un tale, scazzato, sudaticcio, con una pessima camicia a quadretti esordisce con un “tel chì ‘nalter calazio”.

Trenta secondi di visita all’occhio per poi attaccarsi al computer a scrivere la ricetta. Ovviamente il suo modo di comunicarmi cosa avrei dovuto prendere era di leggere ad alta voce mentre scriveva girandomi le spalle….Hey scusi….io sono qui….

Se non le passa il gonfiore entro 10 giorni vada a farselo asportare chirurgicamente, in qualsiasi ospedale tranne che qui….sa questi piccoli interventi noi non li facciamo.

Ebbè certo, d’altronde in codesto fiore all’occhiello della medicina oftalmica o sei già cieco o non ti vogliono.

O meglio…se ancora hai gli occhi per vedere in che posto sei capitato, te la dai a gambe levate!!!

Ma scusi, visto che non è la prima volta, anche se in forme minore, qual è la causa ?.

Beh sa, si vede che questo è il suo modo di somatizzare lo stress…..

E’ già dimenticavo….perchè l’uomo….somatizza!!!!  Giusto?

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