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Fritto misto

Del lavoro lo sapete. In ufficio sono sempre in rapporti un po’ conflittuali col mio capo e per il resto sto aspettando news per la nuova offerta, ma per il momento tutto tace.

Ieri ho fatto la mia consueta asta del fantacalcio…squadra appena appena discreta, però come sempre, mi sono divertito un sacco. Attempati manager che si azzuffano per accaparrarsi bomber mediocri a suon di finti milioni…degli eterni Peter Pan.

Il weekend invece sarà sportivamente impegnativo. Sabato torneo di beach tennis con mio figlio e domenica la mezza di bologna. Di solito prima di una gara di 21 km è buona cosa stare a riposo. Ma se tuo figlio ti chiede di giocare come si fa a dire di no? Tanto con la corsa sono fuori forma, per cui non avevo ambizioni di nessun tipo se non di finirla senza essere stremato…poi è previsto anche il diluvio domenica per cui ho un alibi in più.

La parte migliore, come sempre, sarà mettere le gambe sotto il tavolo senza complessi di colpa.   😉

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ma si dai…

…tutto sommato neanche male.

Parlo della Stramilano ovviamente.

La partenza alle 11 era veramente atipica, se non altro per una volta non c’erano alzatacce da fare.

Temevo un po’ il caldo, e in effetti si è fatto sentire. Era buffo vedere che c’era chi come me era in pantaloncini e canotta e chi con pantaloni lunghi e maglia termica a maniche lunghe sotto la maglietta. Marzo è pazzerello anche per questo.

L’obiettivo era di fare un bell’allenamento, ma se saltava fuori un bel tempo…perchè no?

Eravamo in 4 fra i 7.000 alla partenza. L’amico zoppo, l’amica fuori forma, il collega ansioso ed io.

Allo sparo io ho cominciato a dettare il passo e gli altri mi seguivano, ma in questo modo ci siamo giocati subito lo zoppo.  D’altronde con una caviglia slogata era li più che altro per farsi una passeggiata.

Gli altri due mi seguivano, ma dopo qualche chilometro non li ho visti più. Ho provato a girarmi più volte ma in quel caos era veramente difficile individuarli.

Però stavo bene, nonostante il caldo, e allora ho provato a forzare un po’ il passo. D’altronde per me è veramente difficile non pormi un qualche obiettivo e correre solo per correre, anche se oggi, vuoi per la giornata e vuoi per il tifo lungo il percorso, forse sarebbe bastato davvero.

Praticamente ho tenuto un passo che mi avrebbe avvicinato al mio personale per tre quarti di gara. Poi al 15mo chilometro mi sono reso conto che non ci sarei riuscito a stare sotto l’ora e cinquanta e allora ho mollato un po’…non troppo però, visto che a quel punto l’obiettivo secondario era tenermi dietro il collega ansioso che so partire piano ma venire fuori alla distanza…e infatti, a due chilometri dalla fine, quando in fondo a corso Sempione già si vedeva l’arco delle Pace che ci avrebbe introdotto allo shuss finale eccolo che arriva…sapevo che non avrei tenuto il suo passo e infatti mi ha dato un minuto in due chilometri…letteralmente sverniciato.

Però poco male. Il tempo finale comunque discreto, mio padre (ah proposito, auguri) che mi attendeva all’arrivo e una stanchezza “giusta”, senza essere distrutti.

Ora si prosegue la fase di scarico, domenica una quindicina di chilometri in scioltezza e fra due settimane si che ci si diverte.

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Evidentemente col freddo è meglio

Parliamo ovviamente di prestazioni sportive.

Si perchè alla fine la mia mezza maratona di ieri l’ho corsa con -5 gradi celsius (ebbene si, ho ripassato scienze con Sylvestrino) ed è andata alla grande.

Ho azzeccato l’abbigliamento, né troppo leggero né troppo pesante (anche se per uscire dal calduccio del palazzetto dove c’erano gli spogliatoi ho dovuto fare un atto di coraggio) per fare quei 21km nella campagna tutti sottozero.

Partenza subito brillante, passo allegro e ristori sistematicamente saltati. Forse in questo caso davvero il freddo mi ha fatto bene in quanto non ho mai avuto la necessità di bere nelle quasi due ore di corsa.

A metà gara mi sono reso conto che ero in giornata si e che quindi potevo e dovevo tenere quel ritmo per altri 10km.

Temevo però il momento in cui sarei potuto crollare. Un crisi di crampi o anche solo di testa. Correre sempre al limite (almeno quello era il mio limite) prevede di essere constantemente fuori dalla tua comfort zone. Una sorta di ripetuta prolungatissima. Solo l’obiettivo finale è in grado di motivarti a fare una cosa del genere…e spesso non basta nemmeno quello.

Ma a motivarmi c’era la questione aperta col il mio collega che ormai in allenamento mi tira sistematicamente il collo e che qualche settimana prima aveva fatto il suo di record (1 ora 51 e rotti) facendomela pesare, sia pur a mo’ di sfottò e questo, ad un un competitivo come me, non andava giù.

Però è anche vero che i miei tempi sotto l’ora e 50 risalivano a due anni fa e quindi la sensazione che non avessi più quel passo nelle gambe si stava ormai consolidando, tanto più che quest’anno meglio di 1 e 56 non ero mai riuscito a fare.

Insomma alla fine posso dire che sia stato l’orgoglio a spingermi a più non posso, e come un soldatino, ho portato a casa il risultato.

Un secondo in meno dell’ora e 49. Seconda mia prestazione in assoluto (per soli 40 secondi) e ovviamente miglior prestazione dell’anno.

Tra l’altro quando sono arrivato mi sono goduto anche l’incitamento di mio padre che aveva già finito i suoi tranquilli 13 km e soprattutto ci siamo goduti una meritata pantagruelica mangiata sui colli bolognesi…

Insomma freddo ma bello come weekend. Posso cliccare sul like.

 

-5

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Tutti insieme appassionatamente

A questo pensavo mentre percorrevo i primi km sul ponte dopo la partenza. Il colpo d’occhio era incredibile. Migliaia di runners che correvano e una vista sulla città, fantastica.

La corsa è andata bene. Ho fatto il mio, ne più ne meno in considerazione del mio attuale stato di forma.

Ma non era l’aspetto sportivo quello che mi interessava di più.

Mi piaceva tornare in una città che avevo già avuto modo di apprezzare.

Mi è piaciuta l’organizzazione, impeccabile.

Bella la partenza su quel ponte e bello l’arrivo fra due ali di folla che incitavano tutti i finisher.

Col Baccalà ho fatto scorta per un po’…buono ma ora basta, anche se con il vinho verde ci stava alla grande.

E delle pasteis de nata ne vogliamo parlare?

Bella la zona expò dove eravamo e dove si svolgeva la corsa. Bella quella vecchia coi suoi caratteristici tram che vanno su e giù per la collina.

Entusiasmante correre con gente di tutto il mondo e sentirsi in qualche modo rappresentanti dell’Italia…mi sono anche dipinto la bandiera sul viso.

Insomma per 48 ho staccato veramente la spina e mei sono goduto questo bel weekend.

Poi sono tornato in ufficio….

lisbon marathon 2016

Ps: riuscite a riconoscermi?

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Cercando di staccare la spina

Almeno per un paio di giorni, quelli che mi serviranno per essere tra coloro che in scarpette pantaloncini e maglietta zompetteranno sul ponte Vasco de Gama.

Al mio capo, con cui ho appena avuto un ruvido confronto, ci penserò da martedì prossimo.

 

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Altri tempi

NDR: post pallosissimo se non vi frega un tubo della corsa

Già, apro il file excelle dove tengo ordinatamente tutti i risultati delle mie gare e annoto mestamente anche quello di domenica scorsa.

Pure stavolta, sia pur di poco, non sono riuscito a stare sotto le due ore. Meno di 12 mesi fa, a compiere la stessa distanza, impiegavo oltre 10 minuti in meno…(sospiro)…altri tempi.

Meno male che non vado alle olimpiadi, sarei capitato proprio nell’anno NO.

E’ vero, faceva caldo, avrò perso due o tre litri d’acqua durante la corsa…però speravo un filo meglio.

Molto fa la testa, lo so. Non tanto in gara (anche se conta anche li) quanto nella preparazione. Sono mesi che mi pesa allenarmi e se manca l’entusiasmo non mi alleno bene, non faccio i “lavori”, magari faccio un km in meno piuttosto che uno in più del previsto…e i 4 allenamenti la settimana li ho fatti ben poche volte, e poi in vacanza allenarsi era oggettivamente complicato…insomma signor giudice, invoco le attenuanti generiche.

Certo, l’aver tolto la regina come obiettivo per quest’anno ha smorzato molto l’entusiasmo. Se fossi bravo dovrei rimettermela tra i prossimi obiettivi, magari già in primavera…però faccio così fatica a farne 21 che l’idea di fare lunghi ancora più lunghi (gioco di parole) mi fa venire la nausea.

Meglio procedere a piccoli passi, un po’ alla giornata, magari tentando di migliorarmi un po’ già dalla prossima, la mia prima all’estero.

Archivio comunque con piacere la mia fatica di domenica. Bologna è sempre bella da correre e c’è stata l’occasione di farlo con mio padre (anche se l’ho perso dopo solo due km…ma lui ne faceva solo 10), e con amici.

E ora basta su…a nanna che domani mattina voglio vedere l’alba zampettando in maglietta e pantaloncini.

mezza maratona

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Statistiche e sticazzi…(pensieri alla rinfusa)

Il mio social da corsa, Runkeeper, mi fa notare una ricorrenza in qualche modo significativa per me.

Sono arrivato al mio 500mo allenamento da quando ho iniziato a correre (o almeno da quando ho iniziato a tenerne traccia).

Se vado a vedere il primo percorso segna un 6,5 km ad un passo di 6minuti e 10 secondi al km. Parliamo del 26 luglio del 2012. In realtà era già circa un mese che correvo “ad cazzum” e nelle prime uscite riuscivo a malapena a correre per 30 minuti.

All’epoca non mi sognavo ancora di diventare un runner (se così posso definirmi). Il mio obiettivo era quello di fare un po’ di attività giusto per aspettare settembre ed iscrivermi in una nuova palestra a sfiancarmi con lo spinning.

Così non è stato e ho invece continuato con le mie corsette esordendo l’anno successivo nella mia prima mezza maratona e qualche mese dopo nella mia prima regina da 42km.

Da allora non mi sono quasi mai fermato. Il periodo più lungo di inattività, un paio di mesi, è dipeso dalla parte finale della malattia di mia madre.

Ciò vuol dire che ho corso in 3 anni e 8 mesi per 6.150km,  circa 35 km la settimana.

Mettendoli uno dietro l’altro dovrei aver passato quasi un mese intero (notte e giorno) correndo.

Passo più passo meno parliamo di 6 milioni e mezzo di passi percorsi con una decina di paia di scarpe che mi avrebbero permesso di arrivare fino in Kirghizistan, anche se onestamente non so cosa avrei fatto una volta arrivato li.

Gare invece ne ho fatte relativamente poche, 16 in tutto di cui 4 maratone, però queste me le ricordo bene tutte (strano per me).

Ma 600 ore a correre vuol dire anche far girare i criceti nel cervello per tanto, tantissimo tempo. A volte con le cuffiette e un po’ di musica, altre con pensieri, problemi, sorrisi e preoccupazioni.

La corsa è un po’ un anestetico ma anche un catalizzatore. Delle volte aiuta a sbrogliare matasse intricate e altre ti fa sprofondare nella sensazione di essere proprio nella merda, altre ancora aiuta a capire meglio. Questo sia che corri con 35 gradi che sottozero, con la pioggia, con la neve o col sole cocente.

In questi quasi 4 anni ho perso qualche capello (non che ce ne fossero molti già prima) e qualcuno dei sopravissuti è passato nella squadra dei bianchi.

I miei pensieri erano piuttosto diversi da quelli di oggi anche se la mia vita era gia entrata nella fase 2.0. Pesavo qualche chilo in più e non ero ancora bravo a cucinare il risotto. Mia mamma era già entrata da un annetto nel suo tunnel, la Juve aveva appena vinto il suo primo scudetto dopo la serie B e Londra ospitava le olimpiadi per la terza volta.

Chissà se arriverò a 1.000 allenamenti e chissà se ci arriverò prima prima delle olimpiadi di Tokio del 2020?  E il Kirghizistan me lo sarò lasciato alle spalle? Ai posteri…

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Lui è il mio nuovo idolo

Si chiama Yuki Kawauchi ed è un atleta amatoriale giapponese.

Perchè è il mio idolo? Perchè pur non essendo professionista ma lavorando come impiegato statale, tiene il passo, anzi anche meglio, di tanti professionisti.

Ha avuto un’infanzia che direi difficile, con i genitori che lo obbligavano a correre sottoponendolo a massacranti punizioni nel caso non riuscisse a migliorarsi nelle prestazioni.

Nonostante ciò però non è mai riuscire ad entrare nell’elite dei corridori del suo paese e in un’università sportiva, dirottando per la Gakushuin University di Tokyo famosa più che altro per la sua preparazione culturale. Qui entrò nella più modesta squadra di atletica e conobbe il suo unico preparatore atletico Seiichi Tsuda che modificò il suo approccio mentale e fisico alla corsa, riducendo i suoi massacranti allenamenti sulla corsa.

In quel periodo Yuki ebbe anche un cambiamento mentale e la corsa passò da un’imposizione ad un piacere.

Migliorò i suoi tempi e nel 2009 si cimentò per la prima volta nella maratona, finendo col tempo di 2h19 e 26 (sticazzi ndr.).

Fu amore a prima vista e da allora corre ripetutamente più volte quella distanza ogni anno.

Il rapporto col suo allenatore si interruppe dopo meno di due anni per incompatibilità caratteriale, ma nel 2011 balzò agli onori della cronaca sportiva quando alla maratona di Tokio giunse terzo (primo dei giapponesi) con un tempo di 2 08 e rotti…

In quel periodo iniziò a lavorare in una scuola statale come impiegato amministrativo nel turno di notte (già…in giappone gli impegati statali lavorano 40 ore e anche di notte) e ciò gli permise di allenarsi a dovere durante il giorno tanto da fare più di 50 maratone in 4 anni (e credetimi sono tantissime), tra l’altro sempre con tempi di tutto rispetto, tanto da guadagnarsi la qualificazione per le olimpiadi di Rio.

Yuki ad oggi rimane un corridore amatoriale. Vive con il suo stipendio statale in una casa di periferia con mamma e uno dei fratelli, rifiutando sponsorizzazioni che sono incompatibili con il suo contratto di lavoro (se lavori per lo stato non puoi avere altri redditi).

Ovviamente di mogli o fidanzate non se ne parla visto che passa il suo tempo a lavorare, correre e dormire…ma questo non sembra preoccupare più di tanto il nostro Yuki.

Con i suoi 25 giorni di ferie e i premi vinti nelle gare gira un po’ per il mondo correndo qua e la, allenandosi sempre da solo e senza nessun preparatore atletico. Un nerd dell’atletica.

Nerd di fatto visto che in questi giorni il suo nome è rimbalzato in rete per un’impresa davvero incredibile. Ha corso una mezza maratona completamente vestito da impiegato con tanto di giacca e cravatta, finendola in 1h e 06.

Non è ovviamente ben visto dai suoi colleghi professionisti che vedono questo talento della natura come un pericolo che scredita chi si dedica professionalemente a questo “lavoro”, ma questo mi rende ancor più simpatico questo fuori di testa con le orecchie a sventola.

Alle olimpiadi di Rio tiferò senz’altro per i colori italiani, ma in seconda battuta, andrò a curiosare come si classificherà questo simpatico eroe.

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Ferrara mon amour

Per una domenica mi butto tutto alle spalle e torno a mettermi il pettorale col numero.

Mi aspettano 21 chilomentri e 97 metri da fare senza troppe seghe mentali.

Non farò il mio personale, ho l’alluce sunghiato (come si dice senza unghia?) e un piccolo fastidio al quadricipite. Sufficienti alibi per prendermela più comoda.

La parte migliore dovrebbe essere la mangiata finale, ma stavolta la salama da sugo anche no…l’anno scorso a momenti la rivedevo subito dopo.

Passate un buon weekend my friends….

https://i1.wp.com/rununtilidie.com/wp-content/uploads/2012/04/ferrara1.jpg

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Fotografie della Run Tune up

L’intestino che fa le bizzedi prima mattina.

Atleti che alla spicciolata arrivano in centro.

Il colpo d’occhio di piazza maggiore che non è niente male.

I tuoi amici che sono alla prima loro mezza maratona, tesi come corde di violino da giorni.

Atleti che fanno riscaldamento davanti a San Petronio e un clochard che imperterrito continua a dormire nel suo sacco a pelo.

Il riscaldamento fianco a fianco con la Straneo.

L’inno nazionale alla partenza.

I tavolini di un bar in mezzo alla strada 200 metri dopo la partenza e conseguente “tappo”…spostarli per una mezz’oretta no, vero?

L’auto con signora deficente che forza il posto di blocco e “corre” insieme ai runners…quante ne ha sentite.

La gente esaltata che mi indicava al mio passaggio…poi ho capito che avevo dietro Gianni Morandi.

Accorgersi dopo pochi chilometri che oggi non si fa il tempo…però almeno cerco di tenere i 5 e 15 al km…dopo un po’ passo ai 5 e 20…per chiudere a 5 e 24.

Il papà che correva con la carrozzina e due bambinetti dentro tenendo il mio passo. Poi a metà gara ho visto che si fermava dalla moglie…pensavo perchè le lasciasse i pargoli e finisse la corsa senza zavorra…e invece con un tempismo degno di un pit stop della Ferrari, ha fatto scendere i pargoli per caricarne altri due.

Le band che davano la carica se mai non ce ne fosse abbastanza.

Il bersagliere col suo cappello.

Il pace maker da 1h e 55 che ti supera al 19mo e che risuperi al 20mo chilometro.

L’ultimo chilometro che non finiva mai.

Il cronometro all’arrivo che segna cinque minuti in più rispetto all’anno scorso…tanto era un allenamento per Firenze.

I tuoi compagni di avventura che arrivano stremati ma soddisfatti, dopo un po’.

La bilancia che mi segnala 3 kili persi (recuperati tutti con delle gran bevute)

La meritata mangiata per festeggiare il risultato.

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