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E anche questo ciclo si è chiuso

Sylvestrino ha chiuso con le sue medie..pardon, secondarie di primo grado.

L’ha fatto bene…in linea con le aspettative. Parlare di voti penso sia relativo. C’è chi è più bravo e chi è meno.

L’importante è che abbia finito.

Che si goda l’estate ora. Con i suoi amici, le sue “amiche” (e ne ha…ah se ne ha), il suo beach tennis, il suo nuovo telefonino (non brilliamo di originalità ma sappiamo che ha apprezzato ugualmente) e i concerti col papi…DM, U2 e…rullo di tamburi….Coldplay (ma quanto mi sono svenato?).

Su Istagram ho postato una mia foto con lui. Dopo esserci sentiti al telefono è anche questo il nostro modo di parlarci. Sempre a competere su chi raccoglie più like (ovviamente vince lui). Poi venerdì lo abbraccerò, un po’ più forte del solito. Comunque in quella foto siamo bellissimi…lui però di più.

E’ bello quanto può essere bello un ragazzo di 13 anni con la vita davanti.

E se mentre guardo quella foto mi parte in sottofondo una canzone come questa, il groppo alla gola è assicurato.

 

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…e dopo il reportage la cronaca

Sylvestrino è il terzo anno che fa scherma. Ha iniziato per caso. Nessuno in famiglia ha mai praticato questo sport.

Prima dei 10 anni non poteva gareggiare ufficialmente. Ora finalmente si.

I tre anni di allenamenti senza competizione però avevano fiaccato la sua voglia di sciabola (è la sua arma) e sapevo che quella di domenica sarebbe stato un bivio tra il proseguire e il mollare tutto.

In realtà questo weekend era la prima volta anche per tutti i suoi compagni di squadra, visto che la sua polisportiva si è appena affiliata alla federazione e ha introdotto questo sport in via sperimentale.

Lui era l’ultimo a gareggiare. Chi è sceso in pedana prima di lui ha rimediato quasi sempre delle gran batoste. D’altronde questa è una disciplina dove la tecnica e l’esperienza vogliono veramente dire molto.

E’ stato bravo e rilassato quasi tutto il giorno, nonostante l’alzataccia la mattina per andare sul luogo di gara (due ore e mezza di viaggio…sgrunt) e nonostante i risultati dei suoi compagni.

Un’ora e mezza prima del suo turno però vedo che incomincia ad essere irrequieto. Vuole vestirsi, teme di non fare in tempo. Lo accompagno negli spogliatoi e lo assisto in questo rito.

Cerco di farlo scaldare un po’ ma non mi da troppo ascolto. Diventa sempre più teso e nervoso. Di scherma non ci capisco una cippa, per cui mi limito a consigliargli dello streching, ma anche qui non mi caga di striscio.

Contemporaneamente vedo incontri su incontri di altri bambini/ragazzi che finiscono fra le lacrime degli sconfitti. Mentalmente mi preparo già al momento della consolazione.

Arriva il suo momento con l’annuncio dall’altroparlante. E’ un po’ spaesato ma il suo allenatore lo guida per bene nei riti della chiamata. Si lega un po’ maldestramente i cavetti elettrici alla pettorina e al casco, esegue il saluto all’avversario e rimane in attesa del comando del giudice

“In guardia…a voi!”

Perde il primo assalto del suo girone, ma vince il secondo. Sorride mentre si toglie la maschera e da la mano al suo avversario. Ha rotto il ghiaccio.

Finisce il girone con due vittorie e tre sconfitte. Si qualifica per i turni ad eliminazione diretta.

Qui rimani dentro o vai fuori definitivamente.

Lui rimane sempre calmo…io invece sono teso come una corda di violino.

Vince il primo turno abbastanza nettamente. Sarà pure la sua prima gara ma si fa rispettare.

Al secondo però si ritrova la testa di serie numero 1 nel tabellone. Sono già contento così per lui e lo è anche lui. Arriva puntuale la sconfitta, ma è onorevole…10 a 5.

Siamo tutti al settimo cielo. Nessuna lacrima, nessuna consolazione.

Il maestro durante il viaggio di ritorno mi dice…“certo che sarebbe bello poterlo portare ai campionati nazionali, sarebbe una bella esperienza…prima però dovrebbe fare almeno un’altra gara…”

“Bene, e qual’è il problema” , rispondo io.

“E’ che l’unica in calendario è in puglia”

Azz….quanti chilometri sono?

scherma

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Che coppia….

Nell’ultimo post avevo lasciato in sospeso un altro racconto, che noto con piacere ha scatenato più curiosità di un elenco del telefono dell’Arzebaijan.

Però la storia mi piace e quindi la scrivo ugualmente.

Sylvestrino è da oltre un mese che mi chiede di fare un torneo di beach tennis, quello “padri e figli”.

Il torneo si è sempre svolto finora durante la settimana per cui non ho mai avuto modo di assecondare questo suo, ma anche mio desiderio.

Venerdì però special edition e guarda caso, venerdì sono riuscito ad arrivare per tempo in quel della riviera romagnola.

La formula è semplice.  Gioca un genitore  col figlio. Limite di età per i bambini 14 anni.

Mio figlio ne ha 9 e 5 anni di differenza con quelli più grandi si sentono tutti.

Però nei gironi di eliminazione ci mettono insieme a quelli di pari età per rendere più equilibrate le partite.

Passiamo il turno con tre vittorie che lo gasano tutto.

In questa fase i genitori più che altro fanno divertire i figli. Scambi tendenzialmente facili, per gli adulti è vietato schiacciare e bisogna battere il servizio da sotto.

Durante l’ultimo incontro, quello più combattuto perchè vinto al tie-break, guadagno 1000 punti nella stima di Sylvestrino perchè su un perfido pallonetto che stava per scavalcarmi, eseguo un plastico tuffo in recupero che oltre ad ottenere il punto strappa l’applauso del pubblico presente.

Ora però si fa sul serio con l’eliminazione diretta e di bambini piccoli non ce ne sono più.

La prima coppia agli 8vi sono padre e figlia. Lui un buon giocatore, l’avevo già visto nei tornei che avevo fatto in passato e sua figlia a naso è in 3° media e la schiaccia discretamente.

Speriamo di vincere almeno un game penso tra me e me, immaginando già di dover consolare il mio compagno per la netta sconfitta.

Invece sfoggiamo numeri incredibili, ovviamente più lui di me, perchè va a prendere dei colpi incredibili. La ragazzina poi ci mette del suo sbagliando parecchio tanto dal farci fare anche della tattica tra un punto e l’altro.

Gli bisbiglio, coprendo la bocca con la racchetta come fanno i professionisti, di giocare sulla ragazza.

Io non posso farlo ma tu si, e tiraglele pure alte.

Alte !!! Ma papà, così ce le schiaccia tutte.

Tranquillo, sbaglia parecchio, le butterà tutte in rete.

Lui, sia pur perplesso ubbidisce e il consiglio si rivela azzeccato. Con un netto 6-2 passiamo ai quarti.

Omai la mezzanotte è passata. Il sudore ora è copioso e la stanchezza incomincia a farsi sentire. Cavoli i bambini a quest’ora dovrebbero dormire.

I nostri prossimi avversari sono una madre che gioca discretamente e suo figlio 14enne che gioca anche meglio di me. Lui per regolamento non deve battere da sotto e infatti batte regolarmente e tira dei missili in prevalenza su Sylvestrino.

Tato, cerca di prendere quelle sul lungolinea che al resto ci penso io.

E’ una lotta palesemente impari, la tensione è degna di una finale di Wimbledon,  ma non chiedetemi come, miracolosamente stiamo in partita e li portiamo al tie-break.

Nonostante una mia battuta uscita di un kilometro di cui ancora mi girano le palle (e che la dice lunga sui nervi tesi che orami avevo pure io), arrivamo punto a punto sul 6 a 5 per noi.

Match ball.

Cazzo fa che la buttino in rete….

Ormai ci credo pure io, la semifinale è a un punto soltanto.

Niente da fare, perfidamente “la mamma” ci riporta alla realtà con tre palonetti su Sylvestrino, cosa non difficile visto che è alto un metro e una spanna, e sull’ultima addirittura becca il nastro. Hanno pure culo.

Perdiamo con onore 8 a 6 contro una coppia nettamente più forte di noi.

Sylvestrino è sconfortato per aver perso “per un nastro”, ma passo tutta la sera a fargli capire che abbiamo fatto ugualmente un’impresa e che deve essere contentissimo del risultato.

A placare la sua rabbia arriva anche una bella maglietta come premio di consolazione che fieremente abbiamo sfoggiato in spiaggia l’indomani.

Ho idea che fra qualche anno sarà molto più forte di me….nell’attesa mercoledì prossimo si replica…cazzo che squadra che siamo.

beach tennis pallina

 

PS ecco la maglietta

maglietta

 

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la settimana bianca

Dunque è andata benissimo.

Una settimana intera a sciare. Una scorpacciata di piste da togliersi la voglia per un bel po’.

E che piste…..Gran Risa, Sasslong, Porta Vescovo, Vallon…l’università dello sci.

Il paesaggio poi, con le verticali pareti dolomitiche e il Sella come punto di riferimento a cui girare intorno.

Mi sono divertito, stancato e ho staccato la spina (almeno un po’) dall’ufficio.

Silvestrino poi uno spettacolo. Vederlo migliorare giorno per giorno, determinato fino alla grande sfida dell’ultimo giorno, la sua prima nera (nella foto era proprio sull’ovetto che ci portava li sopra).

L’orgogliometro del papi è andato fuori soglia.

Vogliamo parlare poi della cucina? Ne ho abusato senza ritegno e temevo di aver messo su un po’ di trippa da portare a casa. Fortunatamente le sciate e il freddo polare hanno bruciato quanto bastava per mantenere il peso nei limiti.

Ah dimenticavo, mi sono tolto anche lo sfizio di andare sul gatto delle nevi….per andare a mangiare la sera al rifugio…..appunto.

 

 

 

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