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Je suis…

Vorrei che quei tre bastardi terroristi venissero presi e appesi per uno dei tanti ponti che ci sono a Parigi. Non prima però di aver infilato le migliaia di matite raccolte in Place de la Repubblique nel culo di quei vermi.

Però vorrei anche che quel che è successo ieri non fosse il passo decisivo per scatenare una guerra tra l’occidente e gli arabi.

In momenti come questi è così facile vedere un terrorista negli occhi di chi ha semplicemente la pelle diversa dalla tua.

Che cazzo di inizio anno.

Parigi in queste ore è la capitale del mondo e mi manca ancor di più.

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A Paris

Proprio di fronte all’edificio dove abitualmente vado per lavoro, c’è un centro sociale, una sorta di Leoncavallo parigino.
Fuori c’era questo furgone.
Per me è un capolavoro.

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London first e Paris then

La mia prima esperienza a Londra è andata abbastanza bene.
Fiera interessante anche se parlare con gli indiani (non i pellerossa) è veramente faticoso. Ora capisco il detto “cos’è fai l’Indiano?”. Non si capisce una mazza.
Per il resto della città non sono riuscito a vedere praticamente nulla se non Trafalgar square, ma quel nulla mi è anche piaciuto.
Albergo sufficente, ma con un letto eeenooormeeeee….un vero spreco. Costava ovviamente un occhio della testa e per di più senza breakfast, ma tutto sommato meglio così perchè mi sono fatto una magnifica colazione con deliziosi pancakes in una tavola calda li vicino.
Cucina comunque senza troppe pretese. Sono però uno che col cibo è di bocca buona e posso indifferentemente pranzare seduto per terra con un tuna sandwich e una birra in mano oppure gratificarmi in un bel ristorante del centro con cucina un po’ più sofisticata (tanto più che la cena era scroccata)
L’aspetto piacevole è stato che in questo caso la tavolata veramente multietnica (italiani, inglesi, portoghesi, americani e tedeschi) tanto che alla fine mi sono ritrovato a dover spiegare ad una americana la ricetta per le crescentine….“you do not never never use eggs” e il motivo per cui lo squacquerone è preferibile ad ogni altro formaggio (tra l’altro sentirlo pronunciare in inglese è divertentissimo).
Poi, dopo due giorni di fiera e non so quanti kilometri, anzi miglia, a piedi, mi sono ritrovato su un aereo che mi portava a Parigi. Ovviamente sono arrivato sfinito, niente cena (troppa fatica uscire ancora e camminare) ma birra in mano e rutto libero a gustarmi la partita dell’Inter trasmessa da un canale tedesco (grande il commentatore che urlava “Arrivederci Inter” al primo gol dei tedeschi).

Di questa tre giorni europea cosa mi porto a casa: la voglia di tornare a Londra, la colazione con i pankakes, un puzzle in 3D del big ben per il cucciolo e una vescica al mignolo della zampetta che ancora oggi mi fa zoppicare.

…ah, no, sono tornato con la voglia di scrivere che conto di fare quanto prima, anche se la mia maestra mi dice sempre che “bisogna lavorarci sopra”

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con la valigia….

fralenuvole.jpgIl volo parte fra poco. E’ già buio, fuori piove e donne in tailleur e uomini in giacca e cravatta consultano i blackberry e dettano gli ultimi ordini al telefono. Le hostess di terra annunciano l’imbarco del volo, prima le file dalla 18 in poi. Sono facce stanche quelle che salgono. Il volo non è pieno, riesco ad appendere la giacca nell’appendiabiti del sedile vuoto accanto a me. Ho un libro da finire e in poco più di un’ora porto a termine con soddisfazione il mio compito nonostante il capitano chieda di tenere allacciate le cinture per una leggera turbolenza che attraverseremo. L’atterraggio è ruvido. Mi affaccio all’oblò…..nebbia??? Possibile? Mai vista la nebbia a Parigi. E infatti è solo una densa foschia mescolata alla classica pioggerellina dell’Ile de France. L’aereomobile prosegue il suo lungo giro per le piste di collegamento fino a fermarsi in area di parcheggio….niente finger….pullman. Vabbè, tanto non ho fretta stasera. Scendo la scaletta insieme alle facce stanche che avevo osservato a Linate. Tac, tac, tac…..i trolley vengono aperti e guidati con maestria da consumati viaggiatori. Si accendono i telefonini e i palmari, bisogna tornare in contatto con il mondo esterno che per un’ora e mezza è stato tagliato fuori. Le dita scorrono veloci sulla posta elettronica, partono le prime telefonate. Quelle in francese sono fatte col sorriso sulla bocca, ancora un poco e per loro si apriranno le porte di casa. Osservo i compagni di viaggio sullo shuttle che porta al gate, indiani, cinesi, inglesi, tedeschi, accomunati non dalle barzellette ma dalle tessere frequent flayer. Seguo il serpentone che porta all’uscita, nessuno ha incertezze su dove andare. Fuori dalle porte scorrevoli una selva di autisti col cartello in mano aspettano i clienti importanti. Gli altri si dividono, chi verso la RER e chi verso i taxi. E’ sera, non ci dovrebbe essere troppo traffico per la città, scelgo una comoda mercedes guidata solitamente da un autista armeno o pakistano e vedo le luci della città che si avvicinano. Ecco l’albergo, il check-in, il badge per entrare in camera, la moquette. Sono le 9 passate e non ho voglia di cercarmi un ristorante per cenare da solo. Quello dell’albergo sarà sufficiente per consumare il pasto velocemente e tornare in camera, togliere la giacca, le scarpe, le calze…….buona notte, domani sarà una giornata lunga.

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cronaca di una giornata positiva….

mucca.jpgPer la serie chi si accontenta gode, a volte bastano piccole cose per farti tornare a casa pensando “oggi è andata bene”. Ieri non era così. Ero a Parigi controvoglia, pioveva, avrei voluto essere dappertutto tranne che li. Poi però stamattina mi sono alzato. La pioggia non c’era più. Mi faccio una bella doccia e la che mi accorgo che ho dimenticato il rasoio…….va be, già ultimamente per le riunioni a Parigi mi metto in jeans senza cravatta (e che diamine mi sentivo un demerino), e così oggi mi beccano pure con la barba di un giorno. Vado a fare una sontuosa colazione. C’erano i pancakes con lo sciroppo d’acero…..non riesco a resistere. Poi cappuccio (buono) fette di pane burro e marmellata e frutta fresca con spremuta d’arancio (vera) per finire. Non male come inizio. Il mio programma della mattina prevedeva una full immersion in camera a preparare una presentazione per settimana prossima (la prima che commenta sul corretto utilizzo di una camera d’albergo la fulmino) . In ufficio con i casini di tutti i giorni non ci sarei mai riuscito, ma in camera, col telefonino che era tranquillo (non muto ma tranquillo) e le mail che raccontavano di rogne brillantemente smaltite dai miei collaboratori in ufficio, sono riuscito a partorire 38 slides 38 per la presentazione in powerpoint. Certo ho scopiazzato qua e la da altre presentazioni, ma gli altri mica lo sanno…l’importante è il risultato finale. Verso le 11,30 lascio la camera (con quel che costa fino alle 12 è disponibile). Passo da un negozietto li vicino che vende oggetti e giochi strani. Per il compleanno e il natale di GL ero già a posto, ma l’ho vista e non ho saputo resistere…..una luna fosforescente da appendere al muro con tanto di telecomando per le fasi lunari…..e poi già che c’ero uno di quei barattoli che c’erano quando ero bambino, quelli dove li giri e senti il verso della mucca (vi lascio immaginare le scene al controllo bagagli stasera). Vado in ufficio. 4 chiacchiere col mio collega francese e via per la cantine…..va che culo….oggi c’è pure il pranzo speciale per il natale….evvai. Pomeriggio con la mia bella riunione (tranquilla, niente di che) e visto che era l’ultimo incontro coi colleghi francesi…..cin cin finale con le loro bollicine. 17,30 è ora di avviarsi in aereoporto. Di solito sono metodico….stesso volo la sera, ma stavolta colpo di vita e invece che il CDG, vado ad Orly. C’è trafico ma neanche tanto. Arrivo per tempo. Check-in automatico (lo schermo mi proponeva il 14A, ma mentalmente faccio il gesto dell’ombrello e prendo il 15C). L’imbarco avviene in orario, la partenza anche…in aereo prevedevo di farmi un pisolino, ma il libro che stavo leggendo (La vita che volevo di Licalzi…..bellissimo, ma la recensione la farò nell’apposito gruppo) mi prende troppo. Lo finisco mentre le ruote dell’airbus toccano ruvidamente il nastro d’asfalto di Linate….. con 20 minuti di anticipo e…..incredibile ma vero……con l’aereomobile che attracca al finger. Chi frequenta l’aereoporto di Linate sa quanto questo sia un avvenimento……non rarissimo ma poco frequente…..quando capita da soddisfazione….un po’ come vincere 10 euro al gratta e vinci. Insomma…una serie di piccoli eventi positivi ogni tanto aiuta…la casa è sempre vuota, ma stasera mi viene da sorridere.

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le (dis)avventure di casa sylvestro……nuovo episodio

icona-parcheggio2.gif…e non venitemi a dire che la fila 14 non porta sfiga. Dopo una giornata a Parigi tutto sommato positiva, bravo bravo, tranquillo tranquillo mi prendo la mia bella RER (metropolitana) per tornarmene all’aereoporto.  A Parigi quando devi uscire dal metrò devi reinfilare il biglietto nell’apposito tornello per farlo aprire. Prendo quindi il mio bigliettino (cacchio come sono piccoli, ho sempre il terrore di perderli) e lo infilo, vado avanti spedito e…..bong. “document pas valid”. Possibile? Provo a inserirlo di nuovo e niente……provo un altro paio di volte e considerato la fila che nel frattempo si era formata mi scosto un po’ attapirato indeciso sul da farsi. Penso di affettuare il passaggio veloce dietro un altro passeggero (abile tecnica molto utilizzata dagli scrocconi francesi) ma mi accorgo che poco distante una pattuglia di poliziotti incomincia a guardarmi male. Fortunatamente avevo un altro biglietto per cui……altri 8,5 euro questo giro.  Cambio scena. Dopo un volo tranquillo sono arrivato a Linate. Vado al parcheggio per ritirare l’auto, entro nell’ascensore con un altro passeggero. Lui scende, si richiudono le porte e…….niente. Cazzo non parte, schiaccio tutti i bottoni possibili e alla fine mi attacco all’allarme. Suona la campanella a più non posso e dopo un minuto circa magicamente le porte si aprono.  Meglio salire a piedi. “Cavoli”, penso io, “ho già il nuovo  argomento per il blog”. Mentre faccio questa riflessione profonda, mi avvicino all’auto e mentre prendo le chiavi…….dove cavolo sono?…..le avevo messe nel cappotto….forse nella giacca….no….vuoi dire che sono nella borsa?……insomma, dopo aver svuotato per terra tutto il contenuto della borsa, mentre già mi vedevo a tornare a casa in taxi e chiamare l’officina per aprire l’auto (le chiavi di riserva erano già svampate insieme al mio zainetto quest’estate se ben vi ricordate)  scopro che la fodera del cappotto aveva un buchino…..ora diventato bucone, visto che per recuperarle ho scucito completamente la tasca.   Sarà finita direte voi? Naaaaaa, potevo forse evitare di sfrisare la fiancata della macchina mentre scendevo la rampa del parcheggio maledetto? Ecco, può bastare?…..so che può sembrare romanzato o inventato, però credetemi è tutto vero (purtroppo).  Qualcuno conosce un buon esorcista?

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