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Spingi di piùhhh

Stasera dopo un mesetto di assenza sono tornato in palestra a pedalare. Solo che in queste settimane c’è l’orario provvisorio, un po’ come a scuola e quindi non sai mai quale insegnante ti ritrovi.

Stasera ho ritrovato lei.

Tra l’altro, avendo probabilmente un problema fisico, non ha potuto pedalare e ha fatto stand-up lesson, davanti al pc e guardando noi come un direttore d’orchestra. Questo però mi ha permesso di avere la certezza che la sua voce ansimante non deriva dal fiatone…è proprio un dono di naura.

Un’ora a parlare, ansimare, ammiccare. Davvero non sono riuscito a capire se lo faceva apposta o meno. Certo che quel che diceva e soprattutto il tono con cui lo diceva erano veramente…equivoci.

Durante il riscaldamento:

“Siete caldi orahhhh, siete pronti per fare sul seriohhhh?”

Per poi proseguire con:

Ora dovete spingerehhhh, un po’ più durohhhh (parlava della pedalata).

La sentite tra le gambehhhh (la bike). Ora spingete ancora di piùhhh, fatemi sentire fin dove riuscite a spingere.

Ora togliete un po’ (la resistenza del freno) e poi rimette quello che avete toltohhhh, anzi qualcosa in piùhhhh

Ora voglio il vostro sudorehhhh, l’ultimo sforzo. Fatemi vedere se ne avete ancorahhh, non mollate proprio adesso. Fatelo salire (il cuore), per l’ultimo sforzo. Spingete fino in fondohhhh….

La lezione in verità non è stata nulla di indimenticabile ed eravamo in ben pochi ad andare a tempo con la musica. Ma ormai l’aspetto sportivo era andato a farsi benedire e mi ero concentrato solo sulle parole che pronunciava e su cosa avrei scritto sul blog questa sera.

Se non fosse che la stanchezza si facesse davvero sentire c’era da averlo barzotto a fine lezione.

Luna sei stata fantastica stasera.

Chissà se poi anche in intimità…

Ps ovviamente non potevo registrare la voce, ma giusto per dare un’idea del tono di voce , avete presente Miss Keta?

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Sensazioni ritrovate

Leggera.

Fa quasi impressione il fatto che debba reggere il tuo peso su quella minima superficie. Non da l’idea di sicurezza, di consistenza.

Una sistematina al pacco, su la zip della maglia, casco allacciato e via col primo colpo di pedale…

Click-clack…le scarpette si agganciano e ti senti tutt’uno con lei.

Parlo della mia bici da corsa.

Era appesa al chiodo da 7/8 anni.

Il furto della mia mountain bike mi aveva fatto passare la voglia di pedalare. Forse anche per quello mi ero dato alla corsa, per la mia lunga parentesi da runner.

Poi l’anno scorso, riprendendo con la palestra ho riprovato a pedalare. Spinning, per un anno sempre da fermo, attento più alla musica che a quello che avevo intorno.

La gamba ritrovata mi ha fatto venire voglia di sentire nuovamente il vento in faccia, di sentire quel sottile sibilo dei raggi delle ruote che fendono l’aria.

Certo la bici, non più nuova, deve essere sistemata ancora per bene. Il cambio faceva i capricci, facendomi innervosire.

Però prestare attenzione al traffico, affrontato meno spavaldamente di una volta, tenere il controllo del manubrio molto sensibile, la postura bassa (non me la ricordavo così bassa).

Poi la leggerezza della pedalata, la bici che prende velocità…

Belle sensazioni.

Non vedo l’ora di risalirci sopra.

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The cat is back

Domenica mattina.

Avevo preparato meticolosamente la borsa, andando a ritrovare indumenti nell’armadio che non mettevo da anni.

Indossare i pantaloncini col fondello, la maglia tecnica, le scarpe col tacchetto per agganciare i pedali…

Poi con aria un po’ smarrita e col passo di chi cammina con scarpe inadatte a camminare, mi avvio verso la sala. La trovo con 30 bike quasi tutte ancora libere, un po’ diverse da come me le ricordavo, sembrano tutte molto curate.

Ne scelgo una e comincio a regolare il sellino, all’anca, poi il manubrio, sia in altezza che in lunghezza. L’immancabile rituale preparatorio per la seduta di allenamento.

Finalmente ci salgo sopra. Click-clack…i tacchetti in metallo si agganciano magicamente ai pedali e questi sento che rispondono alla leggera pressione dei piedi.

Un piccolo schermo sul manubrio si accende e comincia a mostrarmi dei numeri. Intuisco si riferiscano alla frequenza di pedalata, alla potenza (non si può più barare) e ad altri dati utili per capire come va l’allenamento.

Intanto la sala comincia a riempirsi. Si conoscono quasi tutti. Alcuni mi guardano un po’ strano, sono lo sconosciuto in questa tribù. Una signora un po’ agè mi fa notare che la mia bike “regala” qualcosa. Penso si riferisca alla potenza segnalata dal computerino.

Intuisco di essermi impossessato della “sua”bike e le chiedo se la vuole lei, ma gentilmente mi dice di non preoccuparmi.

Arriva anche l’insegnante. Sembra sicuro di se e mi sembra ben voluto dagli altri bikers. Da una parte vorrei presentarmi, magari chiedere qualche consiglio, ma come al solito vince un po’ di timidezza e taccio ripromettendomi di farlo a fine lezione.

Si spengono le luci. Sul grande schermo sulla parete partono immagini ad effetto. Anche la musica comincia a far sentire la sua ritmica, inizialmente lenta, per preparare il riscaldamento.

Era 5 anni che non pedalavo.

The cat is back.

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Il gatto sbadatto

Il refuso nel titolo è una licenza per la rima, ma serviva per far capire.

Ieri infatti sono andato a fare la visita medico sportiva.

Chi mi segue ogni tanto infatti sa che da un po’ di tempo mi sono impallinato con la corsa e, siccome il primo obiettivo è una mezza maratona, ho dovuto sostenere una visita per ottenere il certificato da agonista (che coi tempi che faccio fa un po’ ridere, però quello ci vuole).

Arrivo all’indirizzo che mi avevano dato e scopro che è un centro sportivo. Cerco e trovo il locale dove c’è il centro medico, apro la porta e immediatamente avverto una sensazione di inadeguatezza.

Bastano pochi secondi per farmi capire che è dovuta al fatto che TUTTI erano in tuta o comunque in abbigliamento sportivo e io ero l’unico in giacca e cravatta.

Disbrigo le formalità anagrafiche e la signora della reception mi molla in mano il contenitore per le urine.

Cazzarola….e io che l’avevo appena fatta uscito dall’ufficio proprio per essere “leggero”.

Incomincio a bere dal boccione dell’acqua come un assetato nel deserto, tra gli sguardi curiosi degli atleti in sala di aspetto, ma alla fine riesco a fare, sia pur con fatica, la mia personale prova antidoping e mi accomodo sulle poltroncine, peraltro scomode, in attesa del mio turno.

Aspetta aspetta aspetta…..e ovviamente solo quando decido di farmi una partita a ruzzle e ho iniziato il mio turno da pochi secondi che mi chiamano per la visita.

Medico giovane, anche simpatico, mi visita (si lo so che la pressione è alta e che c’è un piccolo soffio al cuore) incomincia ad attacarmi tutti i ciuciotti per l’elettrocardiogramma e fin li tutto bene.

Arriva poi il momento dello stesso esame sotto sforzo. Ecco che quella cyclette piazzata nell’angolo diventa protagonista.

– Ma lei non ha un pantaloncino e delle scarpette ginniche con lei?

-ehm…mi sono dimenticato la borsa a casa – mento spudoratamente

– Vabbè….rimanga in mutande a dorso nudo e con le calze e le scarpe e incominci a pedalare.

E’ solo in quel momento che un’infermiera è entrata per portare delle cartelle al medico e mi ha squadrato. Il look d’altronde era interessante….un uomo quasi nudo che pedala affannosamente con le calze blu e in bel paio di scarpe inglesi fa sempre il suo bel effetto no?

https://ilgattosyl.files.wordpress.com/2013/02/istockphoto_10613482-legs-of-a-man-resting.jpg?w=200

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della mensa e dei buoni propositi

Nella mensa della mia azienda tutto sommato si mangia bene. Certo, alcune cose funzionano e altre meno, ma complessivamente non mi lamento.

Ieri però mentre mi accingevo a varcare le porte di vetro del ristorante aziendale (così lo chiamano ufficialmente), facevo pensieri virtuosi riflettendo su come fosse il caso di incominciare a pensare all’estate e  a mettersi in forma.

Arrivo al bancone dei primi già pronto ad ordinare un triste riso in bianco quando vedo

Ecco davanti a due bucatini all’amatriciana non so proprio resistere, anche se quelli della mens…pardon, del ristorante aziendale, non sono proprio il massimo.

Appoggio coi primi sensi di colpa il piatto sul vassoio e passo oltre con la seria intenzione di compormi una bella insalatona quando, come da una sirena (quelle di Ulisse non quelle che suonano), vengo attirato al bancone dei secondi.

e no, cazzarola, i wurstel con i crauti… e magari una bella cucchiatata di senape.

Ok non è da oggi che mi metto in dieta e mentalmente prendo nota di cercare un alka seltzer per il pomeriggio.

Ovviamente per finire il pasto ci vuole un po’ di frutta e, visto che devo andare la sera in palestra, un po’ di potassio farà sicuramente bene

Con il vassoio riempito di cotanta leggerezza mi dirigo alle casse e davanti a me vedo (non visto) un collega che virtuosamente portava sul suo solo

 e due 

Manco il pane aveva!

Prima che si accorgesse di me (e del mio vassoio) scarto la fila e mi sposto su un’altra cassa, così da salvare almeno in apparenza l’immagine.

Inutile dire che ho passato tutto il pomeriggio con crampi allo stomaco, non ho trovato l’alka seltzer, ma un più semplice chinotto (per fare i ruttini) e che in palestra la sera pedalavo come se stessi facendo lo Stelvio con una graziella.

Oggi ho fatto il bravo. Riso in bianco, bresaola e due kiwi….però mi sa che mi conviene tornare in palestra per una seduta straordinaria stasera.

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Cazzarola che pedalata.

Stasera in palestra Maurizio ci ha dato dentro con la lezione. Un’ora e 10 di sola pianura. Chi ha provato a fare spinning sa di cosa parlo. 70 minuti con le gambe che mulinano velocemente, sempre.

Con la salita si può barare. Se non ce la fai molli un po’ il freno e continui a pedalare a ritmo, quello più lento della salita.

Con la pianura no. La musica ti impone il ritmo, alto. Penso che la sensazione sia molto simile a quello che provano i vogatori quando il capovoga detta il ritmo troppo velocemente. Hop, hop hop, il piede che batte in sincronia con la battuta musicale. Ora serie di jump, pedalate alternate a 4 o 8 in piedi e seduti, ora in running, sequenza lunga pedalata continuamente fuori sella, coi crampi in agguato. Di solito sono uno di quelli che non molla mai, non perde una battuta o una sequenza, ma stasera ammetto….qualche colpo di pedale l’ho fatto scappare.

A mia discolpa posso vantare una lezione, sudata, di beach tennis la sera prima. Però quella sensazione di staccarsi dal gruppo, di non tenerne il passo, l’ho avuta.

Ovviamente per non smentirmi, una volta finita la lezione mi sono accorto che https://ilgattosyl.wordpress.com/2011/08/31/il-ritorno-in-palestra/

 

PS: ammetto mi sembra di essere Linus, che parla sempre di maratone

 

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stasera pedalo in palestra

Stasera ho deciso. Vado a fare la mia bella lezione di spinning. Certo che questo mal di testa è da due giorni che non mi molla. Strano perchè di solito non ne soffro mai. Si vede che le tensioni di questo periodo incominciano a passare alla cassa. E poi ho ancora gli strascichi dell’influenza di settimana scorsa.

Vabbè o schiatto o mi passa tutto.

C’è Maurizio a farci pedalare. Bene è il più meglio (licenza poetica n.d.r.). Il mal di testa però intanto cresce. Lui si sistema il microfono e dalle casse ad alto volume vengono sparate scariche elettrostatiche. Con l’emicrania che mi ritrovo sembrano una raffica di mitra che mira la mia parte occipitale sinistra. Mi scoppia la testa. Incomincio a pensare che forse non ho fatto la scelta giusta a venire in palestra stasera. Se inoltre il capobranco minaccia che “stasera sarà durissima” il mio dubbio aumenta ulteriormente.

Poi la musica parte e come per magia la testa smette di duolermi.

Si rivela una magnifica lezione. Effettivamente dura.

Ho qualche problema di respirazione. Devo ricorrere frequentemente ai fazzoletti di carta. Liberarmi infatti il naso come normalmente faccio quando vado in bici outdoor non penso sarebbe ben visto dai miei vicini di bike.

Siamo in dirittura di arrivo. Maurizio proclama l’ultimo esercizio. Un minuto di running (l’esercizio più duro che consiste nel pedalare in piedi ad alta velocità), poi due  e poi tre, intervallati da 60 secondi di pedalata in sella. Il ritmo è sostenuto, il fiato corto e i crampi in agguato.

“Siccome siamo a fine lezione e l’esercizio è moooolto impegnativo, per compensare la sofferenza vi consiglio di compierlo chiudendo gli occhi e pensando a qualcosa di piacevole” suggerisce lui.

Io come un soldatino obbedisco.

E funziona.

Chiudo gli occhi, pedalo e nonostante la fatica sorrido perchè con questo pensiero, il pensiero di te, potrei andare avanti non uno, non due  e nemmeno tre minuti, ma almeno mille…e mille.

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