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Eppure un po’ di luce si intravede

Oggi sarebbe il giorno meno indicato per intravedere la luce, però cercando bene nelle tasche della giacca, riesco a trovare un po’ di ottimismo e vedere qualche segnale positivo.

Innanzitutto Silvestrino. La cura che ha iniziato a luglio sta dando grandi risultati. In 10 settimane ha perso più di 15 chili. Sembra un miracolo, o forse lo è. Questo ovviamente comporta tutta una serie di benefici, l’autostima su tutti. Lui infatti è più tranquillo (sia pure con qualche momento con la luna di traverso), si alimenta poco per il senso di sazietà che la cura comporta, ma ciò glòi permette di non avere troppi vincoli su ciò che mangia. Ciò nonostante perde 1-2 kg la settimana. Il nostro endocrinologo è entusiasta del risultato, vuole farne una pubblicazione scientifica perché ritiene che sia un grande successo di questo approccio terapeutico. A noi ci brillano gli occhi a vedere come si stia modificando il suo corpo tornando ad indossare magliette che fino a qualche tempo fa non riusciva più a mettere.

Poi i pensieri positivi attirano altre positività, ed ecco che salta fuori un colloquio per un posto di lavoro che sembra possa avere ulteriori sviluppi. Incrociamo le dita e speriamo possa concretizzarsi più che altro per permettegli una realizzazione personale e la possibilità di conoscere nuove persone.

Ha anche iniziato a prendere lezioni di Padel. Tira con una potenza che io me la sogno. Conto di riuscire a formare coppia con lui non appena mi sarò ripreso pure io.

Ecco, per quel che mi riguarda, anche io sto andando bene col mio strappo muscolare. Rispetto alla volta scorsa i tempi di recupero sono enormemente inferiori. Ormai ho messo via le stampelle e cammino quasi normalmente. Continuo a fare terapia ed esercizi a casa per accellerare ancor di più il recupero, però non avrei mai detto di essere a questo punto dopo nemmeno un mese dall’incidente (la volta scorsa impiegai tre mesi prima di togliere le stampelle). In un impeto di entusiasmo, avevo anche chiesto al mio fisioterapista se non fosse arrivato il momento di provare a fare una corsetta sul tapis roulant. Lui mi ha guardato torvo e mi ha rimesso coi piedi per terra: “per ora non se ne parla ancora”. Ci sta, anche se sto davvero mordendo il freno, ma è solo questione di poco. Tra l’altro l’inattività mi ha fatto venire ancor più voglia di tornare a correre e pedalare, tanto che nel weekend, per non farmi mancare nulla, mi sono comprato una bella bici per scorrazzare sulle colline bolognesi non appena sarò in grado.

Insomma, l’autunno è arrivato ma a me sembra primavera.

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certe volte è così…

Esci la sera dall’ufficio, una volta tanto col sole ancora alto. Nel momento però in cui varchi il portone incomincia a piovere…goccioloni grossi, che nel giro di qualche minuto si trasformeranno in una gentile pioggia nebulizzata.

Sali in auto, notando come stoni il fatto di avere gli occhiali da sole e di azionare il tergicristallo…però servono, tutti e due.

La serata è luminosa, brillante, come le scie delle auto che sollevano polvere d’acqua che lascia intravedere piccoli arcobaleni in controluce.

Pensi: è una serata perfetta per correre.

Così è.

Arrivi a casa, ti cambi velocemente, un pantaloncino e una canotta e corri fuori…a correre.

Il parco sembra uno di quelli inglesi con l’erba curata e incredibilmente verde. La musica nelle cuffiette introduce le inconfondibili note del Colplay…il disco più bello di questa estate.

Il ritmo è buono e soprattutto la corsa spazza via tutti i pensieri dalla testa. Ti sembra quasi di essere felice.

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so che non ve ne frega niente…

…ma ieri ho fatto il mio record personale sulla mezza maratona.

Sentivo di averlo nelle gambe, ma la giornata calda e un paio di ristori senz’acqua, hanno fatto si che quel tempo arrivasse più con la testa che con le gambe.

Come sempre sono partito veloce. Mi sono imposto una tabella di marcia e dopo metà gara mi sono ritrovato in vantaggio di un paio di minuti. Da li, quel vantaggio, ho incominciato inesorabilmente a perderlo. Chilometro dopo chilometro, vedevo quel gruzzoletto di secondi che veniva eroso, come un salvadanaio che lentamente si svuotava.

E’ li che ho usato la testa al posto delle gambe. Mi ripetevo mentalmente “non mollare, aumenta il passo”. Se qualcuno mi superava provavo a stargli dietro. Se la strada saliva leggermente cercavo di non abbassare il ritmo.

Il gruzzoletto però l’ho perso, ma non tanto da impedirmi di fare il mio miglior tempo. Rispetto a Bologna nel settembre scorso ho migliorato di poco più di 60 secondi.

Sono soddisfatto. Meno di 24 mesi fa non avrei mai pensato di ritrovarmi oggi con alle spalle un paio di maratone qualche mezza e quasi 2.000 kilometri percorsi correndo.

Se ripenso a quel post mi sembra incredibile (così come è incredibile che mia mamma stasera mi abbia fatto i pomodori ripieni).

Però in due anni ne sono cambiate di cose…da non crederci.

Altre invece non sono cambiate…ma stasera non voglio pensarci.

Oggi solo pensieri belli 🙂

runner

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