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Incompleto

Una i senza il puntino

un quadro senza cornice

un tiro che prende la traversa

un puzzle senza un pezzo

una scala mancata a poker

un tramonto con la foschia

una torta senza ciliegina

una bic senza il cappuccio

una scarpa non lucidata

un mazzo di fiori col raffreddore

A volte è così che mi sento…poi passa.

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Come una tempesta gentile..

Stamattina ho avuto modo di risentire ancora questa canzone. In auto, mentre ero in viaggio per tornare a Milano. Però stavolta sono stato pronto con shazam, così l’ho catturata, come fosse una farfalla colorata.

Oh ma quanto è bella, con le sue percussioni ipnotiche e questa voce così…gentile.

Tra l’altro il video è la rivisitazione di un famoso video degli anni 80, di cui però mi sfugge il nome (strano, di solito mi ricordo tutto).

 

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per il titolo ci devo ancora pensare

Non so come intitolare un post dove devo parlare della Stramilano che è alle porte e del lavoro che mi da da pensare.

E’ qualche giorno che ho i criceti in testa che corrono molto più di quello che faccio io. Il mio capo, quello con cui non ho mai trovato feeling, ha pensato bene di dirmi, via mail, che faremo un trasloco e quale sarà la nostra nuova sistemazione, ovviamente come polli in batteria. Con l’occasione ha pensato bene di chiedermi pure come fare per ridurre di due unità il mio staff. Notare che avevamo parlato al telefono 10 minuti prima, ma se ne era guardato bene dall’anticiparmi qualcosa. La parola condivisione non deve far proprio parte del suo vocabolario.

Nel frattempo una serie di rogne a catena si è abbattuta sul lavoro che seguo insieme ai miei collaboratori…mancavano solo le cavallette…guardando la cosa da un altro punto di vista la giornata passa in fretta…non fai tempo ad accendere il PC che ti ritrovi alle 20 senza nemmeno accorgetene.

Certo, chi raccoglie i pomodori o i minatori del Sulcis hanno giornate ben più pesanti della mia…ma la cosa non mi consola più di tanto.

Domenica avrò un paio d’ore (spero scarse) per pensarci su mentre scorrazzo tra le vie di Milano in braghette corte e canottiera.

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dei più e dei meno…

PIU’ i biglietti per gli U2. Ci sono riuscito abbastanza facilmente, ma leggendo poi come è andata al resto del mondo devo considerarmi proprio fortunato. Io e Sylvestrino saremo il 15 luglio a Roma. Ma lui lo saprà solo a scuola finita…se sarà promosso. (certo che coi Coldplay…cazzarola)

MENO Sylvestrino ha fatto il suo torneo di beach tennis è ha preso delle gran legnate. Di per se questo non rappresenta una cosa negativa in assoluto per carità, capita. Quello che non mi è piaciuto molto è vederlo senza grinta, senza voglia di lottare. Entrava in campo già battuto. Odio fare il papà che soffia sul collo al figlio per vedere realizzati i suoi sogni e non quelli del figlio (anche se so di essere il classico papà da questo punto di vista), ma ho sempre ritenuto lo sport in generale una grande metafora di vita e vorrei che lo fosse anche per lui. Diciamo che c’è da lavorarci…e farlo con mio figlio è cosa buona e giusta.

PIU’ Sono andato alla festa di compleanno di un mio carissimo e storico amico. E’ stato bello festeggiarlo, anche se c’era così tanta gente che sono riuscito a “godermelo” poco…sembrava di essere ad un matrimonio. Però poco male…ora ci organizzeremo una delle nostre “solite” seratine fra noi (pochi) amici, fatte di vino, chiacchiere e gambe sotto il tavolo.

MENO Sabato ho approfittato della mia permanenza a Milano per farmi un bel lungo…il percorso era bellissimo, lungo il naviglio della Martesana. Avrei dovuto farmi 27 km….quindi andare verso fuori milano e ai 13 e mezzo girarmi sui tacchi e tornare indietro. Invece ho voluto fare lo sborone…visto che stavo bene sono arrivato fino ai 15. Poi ho preso la strada del ritorno, ma dopo qualche chilometro ho cominciato a rallentare. Insomma…ho preso una cotta vera e propria. Gli ultimi 3/4 chilometri un supplizio. Trenta portati a casa ma sensazioni negative. Il percorso per i 42 di inizio aprile è ancora lungo.

PIU’ Il lavoro. In realtà non non ci sono novità particolari. C’è da lavorare ma non ci sono stati episodi particolarmente significativi, nel bene e nel male. Visti i tempi va considerato un più.

MENO Il rapporto tra mio figlio e sua madre è ogni giorno sempre più conflittuale. Avendo a che fare con un ragazzo che sta entrando nell’adolescenza (o forse c’è già dentro) non è certo una cosa strana. Però mi ritrovo sempre più spesso a dover fare da pompiere ai loro litigi, a distanza. Lo trovo frustrante e aumentano i miei sensi di colpa per non poter essere li a gestire, a mediare, a supportare. Posso solo farlo telefonicamente…o aspettare i weekend. Però domenica li ho fatti ragionare…e da un paio di giorni vedo una tregua…speriamo regga.

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Stai a vedere che Windows me la conta giusta

Ogni sera, quando finisco la mia giornata lavorativa spengo il computer e ogni sera, quando ciò avviene, il computer mi da un messaggio che ammetto ho sempre sottovalutato.

Stai a vedere che c’ha ragione lui…

 

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Cercando di staccare la spina

Almeno per un paio di giorni, quelli che mi serviranno per essere tra coloro che in scarpette pantaloncini e maglietta zompetteranno sul ponte Vasco de Gama.

Al mio capo, con cui ho appena avuto un ruvido confronto, ci penserò da martedì prossimo.

 

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La consapevolezza di se stessi

Leggendo alcuni post, su FB o su WP mi vengono pensieri stranamente meno idioti del solito tipo:

“A me non me ne frega niente di ciò che pensano gli altri”

Ecco, a prima vista sembra un pensiero figo, di qualcuno che è forte, determinato. Ma siamo sicuri che sia giusto?

Quasi tutti odiano i giudizi. Odiano darli e odiano riceverli. Ma forse sono l’unico modo per colpire il tallone di Achille di molti di noi, l’auto consapevolezza.

Penso sia nella natura umana tendere a sopravvalutarsi, a enfatizzare i propri pregi e minimizzare i propri difetti. Però è solo il confronto con gli altri, il famoso giudizio, quello che a volte ti riporta coi piedi per terra.

Gli altri, se spinti da onestà intellettuale e senza secondi fini, avranno una miglior visione del tuo comportamento, di ciò che dici. Spesso sono in forte contraddizione con ciò che pensi.

Magari in buona fede, tu pensi di fare o dire una cosa giusta o fatta bene e invece il risultato ottenuto è molto lontano dalla realtà.

E’ così ad esempio che le coppie vanno in crisi, che le amicizie si perdono, che le carriere non decollano…comportamenti incosapevoli che però sono ben visibili agli occhi altrui. Spesso di dice “dare per scontato”…ecco forse è questo. Nella mia testa penso di essere gentile, premuroso, preparato, adeguato…e invece i miei comportamenti tradiscono un comportamento diverso.

“Col tempo è cambiato”. Forse si…o forse si è solo uno dei tanti ignoranti di se stessi.

Ecco perchè fregarsene del giudizio degli altri potrebbe non essere una buona idea. Più corretto sarebbe ascoltarli quei giudizi e poi, se lo riteniamo giusto, comportarsi diversamente da quello che gli altri vorrebbero…questa si che sarebbe determinazione.

Dite la verità…meglio quando parlo di corsa vero?  😉

autoconsapevolezza

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Pensieri scemi

Stare in ufficio così è un tormento perchè mi tira sempre…peccato che stia parlando del muscolo della gamba

Ho voglia di leggerezza…e mi abbuffo di  https://rsbackend.blob.core.windows.net/product/Pavesini-Pavesi-200-gr_8d1529c9ba8cd5f.jpg

Prima di andare alla riunione dall’altra parte dell’edificio consulto le previsioni meteo (maledetto cortile interno)

L’app con il programma di allenamento per la maratona continua a mandarmi simpatici messaggi del tipo…”oggi sei pronto per correre i tuoi 13km?” Che dite, fanculizzo?

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Statistiche e sticazzi…(pensieri alla rinfusa)

Il mio social da corsa, Runkeeper, mi fa notare una ricorrenza in qualche modo significativa per me.

Sono arrivato al mio 500mo allenamento da quando ho iniziato a correre (o almeno da quando ho iniziato a tenerne traccia).

Se vado a vedere il primo percorso segna un 6,5 km ad un passo di 6minuti e 10 secondi al km. Parliamo del 26 luglio del 2012. In realtà era già circa un mese che correvo “ad cazzum” e nelle prime uscite riuscivo a malapena a correre per 30 minuti.

All’epoca non mi sognavo ancora di diventare un runner (se così posso definirmi). Il mio obiettivo era quello di fare un po’ di attività giusto per aspettare settembre ed iscrivermi in una nuova palestra a sfiancarmi con lo spinning.

Così non è stato e ho invece continuato con le mie corsette esordendo l’anno successivo nella mia prima mezza maratona e qualche mese dopo nella mia prima regina da 42km.

Da allora non mi sono quasi mai fermato. Il periodo più lungo di inattività, un paio di mesi, è dipeso dalla parte finale della malattia di mia madre.

Ciò vuol dire che ho corso in 3 anni e 8 mesi per 6.150km,  circa 35 km la settimana.

Mettendoli uno dietro l’altro dovrei aver passato quasi un mese intero (notte e giorno) correndo.

Passo più passo meno parliamo di 6 milioni e mezzo di passi percorsi con una decina di paia di scarpe che mi avrebbero permesso di arrivare fino in Kirghizistan, anche se onestamente non so cosa avrei fatto una volta arrivato li.

Gare invece ne ho fatte relativamente poche, 16 in tutto di cui 4 maratone, però queste me le ricordo bene tutte (strano per me).

Ma 600 ore a correre vuol dire anche far girare i criceti nel cervello per tanto, tantissimo tempo. A volte con le cuffiette e un po’ di musica, altre con pensieri, problemi, sorrisi e preoccupazioni.

La corsa è un po’ un anestetico ma anche un catalizzatore. Delle volte aiuta a sbrogliare matasse intricate e altre ti fa sprofondare nella sensazione di essere proprio nella merda, altre ancora aiuta a capire meglio. Questo sia che corri con 35 gradi che sottozero, con la pioggia, con la neve o col sole cocente.

In questi quasi 4 anni ho perso qualche capello (non che ce ne fossero molti già prima) e qualcuno dei sopravissuti è passato nella squadra dei bianchi.

I miei pensieri erano piuttosto diversi da quelli di oggi anche se la mia vita era gia entrata nella fase 2.0. Pesavo qualche chilo in più e non ero ancora bravo a cucinare il risotto. Mia mamma era già entrata da un annetto nel suo tunnel, la Juve aveva appena vinto il suo primo scudetto dopo la serie B e Londra ospitava le olimpiadi per la terza volta.

Chissà se arriverò a 1.000 allenamenti e chissà se ci arriverò prima prima delle olimpiadi di Tokio del 2020?  E il Kirghizistan me lo sarò lasciato alle spalle? Ai posteri…

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del gelato col biscotto e dei pensieri mentre guardo Sanremo

Ammetto, non è una delle serate più eletrrizzanti che si possa passare, e proprio per consolarmi pensavo che un bel gelato ci stesse bene.

Nel freezer avevo ancora un paio di quei gelati, quelli col biscotto, bigusto. Metà cioccolato e metà panna. Chiaramente un errore, perchè a me piacciono quelli con la panna. Dovevo aver fatto confusione al bancone dei gelati del supermercato.

Fatto sta che scarto la confezione e comincio a mangiarlo…partendo dalla parte al cioccolato, quella che mi piace meno.

Da qui il pensiero. Ma quante volte affrontiamo un impegno, un piacere, un qualcosa da gustare o da vivere, partendo dal cioccolato?

Ed è la cosa migliore?

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