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Blade Runner

Ho l’auto ferma ai box e l’auto sostitutiva mi ha fatto venire in mente questo film. Non saprei bene perchè, forse perché è bassa, o forse non è poi così bassa ma è la mia schiena da gatto di marmo che me la fa sembrare tale. La pioggia copiosa poi non fa che rafforzare la sensazione di essere un novello Harrison Ford, sia pure con qualche capello in meno, alla ricerca dei replicanti.

Mi aspetto di vedere maxischermi che pubblicizzano la coca cola e mi verrebbe da mangiare spaghetti di soia con le bacchette…invece mia madre stasera mi prepara una fiorentina a sorpresa…e col ferro per questo mese siamo a posto.

In ufficio quel progetto mi fa diventare matto. Ormai è un’ossessione e occupa gran parte della mia giornata…ma non che il resto delle attività siano scomparse….anzi. E poi, giusto per rimanere nel mood del film, ho sempre sensazioni negative, come quella che prima o poi mi vogliano far fuori…

Ci penso e aspetto il momento in cui poter scappare con Rachael, come nella scena finale…tra le montagne, col sole, nell’alba di una nuova vita.

Invece guardo fuori e continuo a vedere la pioggia battente e a pensare dove cazzo sia Tannhäuser….

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Il Mud ideale per andare a correre

Oggi pioveva a dirotto… e c’era il mud ideale per correre.

Passate un buon weekend.

scarpe running

 

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del giorno di santo Stefano e di come si possa smaltire i panettoni di troppo

Santo Stefano. Mi attende un altro Pranzo con la P maiuscola. L’ultimo prima della piccola pausa fino a capodanno.

Nelle ultime due settimane sono riuscito a correre solo una volta. Devo mettermi le scarpette e andare, ne sento il bisogno.

Piove a dirotto. E’ presto e il cielo è ancora scuro. Ma io imperterrito mi vesto come sempre tranne per il fatto che sfoggio anche la mia giallissima mantellina per la pioggia.

Per recuperare voglio farne almeno 20, senza curarmi del tempo perchè se no mi demoralizzerei.

La musica nelle cuffiette è quella giusta.

Il percorso mi porta nella campagna mentre i pensieri mi portano lontano.

Passo davanti ad un casolare. Una vecchia cascina con un po’ di terreno intorno, delle reti appoggiate al muro posteriore e una vecchia panda 4×4 bordeux parcheggiata nel fango.

La strada ci gira quasi intorno a quel casolare e io la percorro sul lato sinistro.

Il mio shuffle mi propone un classico dei Queen, ma nelle orecchie sento delle note che non riconosco. Sembrano degli urli che si mescolano con quelli di Freddy.

Provo a togliere gli auricolari percapire meglio di cosa sitratta…ora le urla le sento più distintamente.

Nonostante il casolare sia ad almeno una ventina di metri dal ciglio della strada, si ditinguono nitidamente le urla di una donna. Sono urla di piacere, che salgono leggermente di tono ad ogni emissione.

Poi arriva lui. Il tono è più basso, ma sale più rapidamente. Devo essere arrivato proprio sul più bello, perchè l’ultima emissione è più prolungata.

Mi immagino la scena. Di solito quel urlo è accompagnato da un movimento del bacino in avanti, liberatorio.

Silenzio.

Sento solo il rumore dei miei passi e mi rimetto le cuffiette.

Il loro modo di smaltire è sicuramente migliore del mio…invidia.

corsa pioggia

 

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A.A.A. cercasi primavera

Valuto anche  una seconda falsa purchè in buone condizioni (atmosferiche).

Che sia tutta colpa della Goggi?

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La più bella brutta giornata della mia vita

Ok ok….dopo questo post prometto di non rompervi più l’anima con la corsa per un po’, però lasciatemi metabolizzare la giornata di ieri, 24 ore dopo.

Volevo infatti parlarvi del miscappa la pipì prima della partenza e dell’odore di olio canforato che si percepiva nettamente nell’aria.

Volevo raccontarvi di come mio padre si sia presentato ai nastri di partenza per dispensarmi degli ultimi consigli, quelli che probabilmente non aveva avuto modo di darmi quando avevo 10 anni….parti piano e stai sui lati, non guardare spesso il cronometro e bevi sempre ai punti di ristoro….e del suo abbraccio all’arrivo.

Volevo dirvi del mio iphone che non ne voleva sapere di funzionare e dei vaffanculo che ho tirato a SIRIO che continuava a chiedermi “come posso aiutarti?….non ho capito…”

Che dire di quella sensazione di benessere nel correre, mai di sofferenza, nel sentire il tifo dei milanesi, il clacson dei milanesi coglioni e nel battere il cinque ai bambini divertiti sui marciapiedi con gli stivali colorati da pioggia.

E poi la consapevolezza che la pioggia, il vento e il freddo non avrebbero mai potuto rovinarmi quella giornata. Che l’avevo preparata proprio bene, che dopo i primi due kilometri lenti per il traffico della partenza, il mio ritmo era quello giusto. Che le scarpe hanno fatto le brave e non mi hanno fatto male, nemmeno fastidio, nonostante fossero zuppe d’acqua.

Delle bottigliette d’acqua che di corsa prendevo, sorseggiavo appena e poi tentavo, inutilmente, di buttare nei cestoni dei rifiuti, mancandoli inesorabilmente (ci sarà stato un motivo perchè a basket stavo in panchina).

E poi quei due, che in viale Papiniano ho sentito concordare: “ai 18 facciamo l’allungo, non prima però perchè rischiamo di pagarla cara”….e io che ai 18 ho invece incominciato a sentire un po’ di stanchezza ma ai 19 l’ho fatto pure io l’allungo….echecazzo.

Del sorriso con cui ho corso per tutte le due ore, (unoracinquantasetteeventisei per l’esattezza), e di come è aumentato quando ho incominciato a correre lungo le mura dell’arena di Milano, trasformandosi in commozione quando ho sentito il tartan della pista di atletica sotto i piedi.

Della telecronaca che i miei amici di milano e di bologna facevano su uazzap commentando i miei intertempi, e delle telefonate e dei messaggi di complimenti all’arrivo, manco avessi vinto una medaglia all’olimpiade.

E poi il freddo. Quello che ho sopportato tutto sommato bene lungo i 21 km e che si è manifestato in un colpo solo non appena mi sono fermato e che mi ha messo alla prova. adesso si, per quella mezzora in cui non sono riuscito a cambiarmi nemmeno la maglietta. Le calze e i pantaloni asciutti invece sono riuscito a metterli quando sono arrivato alla stazione della metropolitana, che nel frattempo era diventata un enorme spogliatoio.

Se non avesse piovuto a dirotto, se non ci fosse stato il vento e se non ci fossero stati 6 gradi nonostante la primavera fosse già arrivata da qualche giorno sarebbe stato meglio, ma così non avrei potuto vivere la mia più bella brutta giornata.

http://ricominciadaqui.files.wordpress.com/2013/03/lc-9886.jpgPS: ringrazio Loredana per la foto e per aver tentato invano di trovare il 5916

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Ce l’ho fatta

Che figata.

L’iphone mi ha lasciato in panne subito mandando a pallino la mia così ben curata playlist.

Però forse è stato meglio. Senza cuffie ascoltare gli incitamenti dei coraggiosi che sotto l’acqua incitavano gli atleti mi ha fatto bene.

Ce l’ho fatta a finirla di due minuti e mezzo abbondanti sotto le due ore….obiettivo raggiunto.

Però che acqua….però che freddo !!!!

E ora Venezia !!!! (tanto anche con l’acqua sono allenato….)

 

Immagine

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Alla fine ci siamo….

Mesi di allenamento. Le ultime settimane in maniera meticolosa manco dovessi partecipare alle olimpiadi.

Domenica alle 11 sarò ai nastri di partenza della Stramilano Agonistica.

Penso di partire abbastanza dietro nel gruppo e di passare sotto lo striscione della partenza qualche minutoi dopo. Da li scatterà il mio cronometro e la mia playlist che con la Cavalcata della Valchirie mi lancerà verso il percorso che 21 km e 97 metri dopo mi farà arrivare all’Arena di Milano.

Spero di fermare quel cronometro prima delle due ore. Questo è il mio obiettivo.

Ieri sera l’ultimo allenamento di rifinitura mi ha lasciato buone sensazioni….però chissà quali scherzi può giocare la tensione.

Di certo il tempo non sarà un grande alleato….

Ovviamente guai al primo che mi fa gli auguri !!!!!

 

http://www.ilmeteo.it/meteo/Milano?refresh_ce

RunningInRain

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Se fosse un film

Se fosse la scena di un film sarebbe perfetta.

Ce lo vedo il protagonista, con lo sguardo melanconico, che nei dintorni di una mezzanotte piovosa, sta facendo il cambio di stagione nell’armadio.

La play list in sottofondo è maledetta, sa scegliere quella canzone di John Lennon che è da tagliarsi le vene.

Ed è li, piegando meticolosamente pantaloni negli appositi appendiabiti che il nostro protagonista incomincia a farsi delle domande.

Si chiede se ha sbagliato qualcosa, anzi, si chiede dove ha sbagliato, perché qualcosa deve aver sicuramente sbagliato.

Poi pensa a domani, al momento in cui Sylvestrino illuminerà i nonni con un sorriso.

E allora pensa che qualcosa ha sbagliato, ma qualcosa gli è riuscito terribilmente bene.

Cacchio….dovrebbero proibire per legge di stare da soli in una serata di pioggia.

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del terremoto e della nintendo…

Finora le uniche mie esperienze con una scossa tellurica erano, fortunatamente, limitate. Un paio di casi dove, avvertendo un lieve tremolio, la domanda principale era “ma era davvero un terremoto?”

Nella notte tra sabato e domenica invece non ho avuto di questi dubbi.

Il letto ha iniziato a oscillare pesantemente, tutto ciò che poteva tremare o tintinnare ha incominciato a farlo rumorosamente e un boato così cupo  e sordo che neanche il migliore dei subwoofer avrebbe potuto replicarlo così efficacemente, ha iniziato il suo concerto per una ventina di interminabili secondi. Un buon velocista in questo lasso di tempo riesce a percorrere a piedi circa 200 metri, io invece sono rimasto ai blocchi di partenza….pardon…inchiodato nel letto nella speranza di svegliarmi di soprassalto pensando “cacchio se era reale questo incubo”.

Ovviamente la notte è proseguita in bianco, anche se, probabilmente un po’ incoscientemente, siamo rimasti in casa pensando che il peggio fosse passato.

Da li in poi e tutt’ora, è un continuo star sul chi va là, tentando di percepire ogni minima vibrazione.

Dopo la prima scossa sono riuscito a percepirne nitidamente almeno altre tre, anche se i media parlano di centinaia di scosse di assestamento.

La cosa che mi ha più impressionato però non è stata la notte di sabato, ma quella dopo.

Infatti, mentre la domenica è trascorsa tutto sommato tranquillamente, visto che con gli amici, si riusciva a parlarne, a raccontare, scherzare,  cercando di esorcizzare la cosa,  anche se a 30 kilometri da noi avevano ben poco da scherzarci, l’approccio alla sera è stato decisamente diverso.

L’arrivo delle tenebre, complice sta caxxo di pioggia che non ci molla più, ha reso l’atmosfera decisamente tesa.

La preparazione dello zainetto in caso di necessità da appoggiare alla porta di ingresso, la porta chiusa solo con una delle due serrature (così è più veloce aprirla), le spiegazioni fatte a Sylvestrino, misurando le parole per non spaventarlo troppo, pur cercando di fargli comprendere l’importanza della cosa…..beh, qualche angoscia la mettevano.

L’unico momento in cui mi sono messo a sorridere è quando mio figlio, annuendo consapevolmente e responsabilmente alle raccomandazioni che gli facevo e dando prova di aver capito l’importanza della situazione mi ha chiesto innocentemente….”papà, però nello zainietto ci puoi mettere pure la nintendo ds?”

 

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ho sonno solo a pensarci

  • Per la stampa di quel libro andiamo in Germania. Dobbiamo però andare a vedere la stampa. Sai, visto l’importanza…
  • Ma trovare uno stampatore a portata di mano no?
  • Questo ha fatto un’offerta che ci fa risparmiare un sacco di soldi
  • Ok capisco. A che ora c’è il volo?
  • Dobbiamo trovarci alle 5 di mattina per andare all’aereoporto.
  • …ma cosa intendi per un sacco esattamente?

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