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La primavera

Sylvestrino aveva, come compito di italiano, da comporre una poesia sulla primavera.

Ieri si é messo diligentemente al computer (perché papá cosi viene meglio che scriverla a penna) e ha imbastito una serie di frasi sui fiori, gli animali che escono dal letargo e i bambini che giocano nei prati.

Al di la del fatto che la poesia era quella che era…Sylvestrino aggiungi almeno un altro paio di strofe…Papà mi illumino di immenso era ancora più breve…1 a 0 per lui…quello che mi fa riflettere stamattina è il tempismo.

Lo dico mentre fuori ci sono 6 gradi, io devo andare in fiera per i miei appuntamenti e posso indossare solo quel simpatico spolverino, leggero leggero, mentre il mio cappottino, dall’appendiabiti della casa a Milano starà pensando…non mi hai voluto con te? Tiè…ben ti sta.

LA PRIMAVERA

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il sabato del villaggio

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.


La poesia non è mai stata il mio forte.

Alle elementari,  erano per me solo parole in sequenza da imparare a memoria, mettendo già allora alla prova la mia scarsa capacità da questo punto di vista.

Alle medie poi ho sempre trovato macchiavellico il fatto che i poeti, per raccontare quel che passava loro per la testa, dovessero decantarlo in vattelapescasillabi rendendo tutto più difficile a noi poveri studenti.

Se sei triste, dì “sono triste”. Se ami una donna dì “ti amo”. Perchè complicare tutto con rime baciate o alternate?

Non è un caso poi che questa mia non indole mi ha portato a frequentare un istituto tecnico lasciando ai compagni secchioni il piacere della poesia e delle lettere nei licei.

A distanza di anni poi ho capito che la mia idiosincrasia verso la poesia in fondo, era solo invidia per chi aveva la capacità di amare e capire questa forma d’arte….ma in realtà non era questo di cui volevo parlare.

E’ che fra le tante poesie che ho odiato, questa del Leopardi invece, chissà poi perché, mi è sempre rimasta impressa. Il piacere per l’attesa e quella sensazione che ti fa sorridere al pensiero di ciò che deve accadere.

Ecco, io stasera penso di essere in quella fase……. attendo e sorrido.

Si lo so, in realtà il Leopardi nella seconda parte riuscì a trasmettere il suo celeberrimo pessimismo. Ma se per me era già tanto ricordarmi della prima parte pensate che la seconda avrebbe mai potuto entrarmi in testa e rovinare il piacere di quei primi 37 versi?

PS: per il sabato del villaggio bisogna proprio aspettare il sabato?

PS2: per mia mamma nessuna nuova

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