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l’uomo che sussurrava ai polpacci

Sono le otto e trenta di una domenica mattina al parco nord.

Da quando la mia mamma è mancata è la terza volta che metto le scarpette. Dalle cuffiette la voce sensuale della mia app da corsa mi segnala dopo trenta minuti che ho corso per “five chilometers and two hundred meters ” (si lo so, potrei impostarla in italiano ma in inglese mi piace di più).

E non è il freddo, e nemmeno la pioggerellina che col passare dei minuti diventa più insistente. E’ che a quel punto sento i miei polpacci, ma anche i quadricipiti a onor del vero, chiedermi: “ma starsene a letto stamattina pareva brutto?”.

Riprendere, recuperare…è faticoso. Quello che mentalmente prima facevo in scioltezza ora mi costa fatica. Le ore di allenamento non si comprano su amazon ne al supermercato. Ci vuole pazienza, perseveranza…e quella cazzo di mastercard sai dove te la puoi mettere.

Ma dico loro…“tranquilli, se ce l’ha fatta la Juve, ce la faremo anche noi…”

polpacci quadricipiti

 

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dei gemelli e dei quadricipiti e di Sante Gaiardoni

Ho sempre avuto dei quadricipiti particolarmente sviluppati. Quasi spoporzionati direi.

Non ho mai fatto pesi in palestra, ma anni di ciclismo in gioventù evidentemente hanno contribuito.

Mi ricordo una volta, avrò avuto 16 anni. Andai con un amico in un negozio di bici che vendeva anche abbigliamento specializzato. Allora decathlon non c’era e le maglie erano ancora in lana pesante, quella della BIANCHI la più ricercata.

Il titolare mi fa provare un paio di ciclisti e quando mi vede esclama ad un collega…”Uè ven chì a vedè”…il milanese era la lingua madre” quest chì gha i gamb del Gaardoni”.

Ecco, io all’epoca Gaiardoni non sapevo chi fosse e non c’era nemmeno google o wiki per sopperire l’ignoranza.

L’esperto e anziano signore mi spiego allora che si trattava di un famoso pistard, vincitore anche alle Olimpiade di Roma. Io allora non ero ancora nato, per cui avevo anche qualche motivo per non conoscerlo, anche se conoscevo invece Coppi e Bartali.

Sante Gaiardoni era famoso oltre per le sue vittorie per le sue cosce, i suoi quadricipiti.

Ecco io ho i quadricipiti di Gaiardoni.

Sono grossi. Tanto per fare un esempio, se cerco di avvolgere la coscia con le due mani, non riesco a toccarmi le dita…e le mie mani non sono piccole.

Coi gemelli, i polpacci, invece si…se non ho appena finito di correre, perchè in quel caso si gonfiano talmente tanto che non riesco neppure li. Anzi, quando devo togliere i pantaloni da running lunghi, faccio sempre un po’ fatica.

Perchè scrivo di questo? Perchè negli spogliatoi oggi hanno notato, chissà perchè, i miei quadricipiti…non certo da runner fondista…forse più da velocista, cosa che in effetti ero quando correvo i 60 metri ai campionati studenteschi…e oltre a prendermi un po’ per il culo, mi ha fatto tornare in mente quel signore nel negozio di biciclette una trentina di anni fa e Sante Gaiardoni.

Chissà se qualche suo nipote un giorno googlando non arrivi fin qua.

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il gatto atletico……

Ok che mi mancava l’ispirazione per scrivere, ma non speravo di riaquistarla in tal modo.

Domenica pomeriggio. Ultima partita a beach tennis della stagione. Avremmo potuto chiudere in bellezza io e il mio socio visto che in mattinata avevamo strappato (mmmhh che brutto verbo) una vittoria tirata contro una coppia più forte di noi. Ma tantè…..

Inizia la partita. Questi ci bastonano sonoramente, tanto che sul tre a zero l’unico obiettivo era di strappare (!) un game per chiudere onorevolmente senza un 6-0.

Arriva il mio turno di battuta. Regalo puntualmente il primo punto (sono molto generoso sapete). Alla seconda, alzo la palla, la colpisco con forza e contemporaneamente sento una sassata sul polpaccio sinistro. Mi accascio nella sabbia urlando a più non posso. Vedo che di sassate non ne ho ricevuto e almeno inizialmente spero un un forte crampo o al limite in una contrattura. Niente da fare però, il dolore è lancinante.

Mi portano a spalle sul lettino della spiaggia dove le mogli credevano fosse l’ennesimo scherzo.  Ghiaccio, mille persone che incominciano a dire “per me è quello….a me è capitato lo stesso l’anno scorso….come minimo ne avrai per due mesi….etc. etc.”

Piano d’emergenza per farmi andare a casa e tentare una doccia (ero pieno di sabbia infatti oltre che sudato e puzzolente come un muflone). La rampa di scale per arrivare a casa nostra fatta col culo (nel senso letterale del termine). Doccia da seduto, un boccone mangiato velocemente giusto per imbottirmi di aulin e partenza per bologna sperando nel traffico della domenica sera.

Il viaggio, pur essendo abbastanza tranquillo, mi ha fatto vedere i sorci verdi per il dolore. Si arriva a Bologna e dopo aver lasciato il piccolo dai nonni, di corsa al pronto soccorso.

L’impatto è stato terrificante. Un’infermiera di 150 kg, con il grembiule tutto sporco di gesso dall’intervento prima, ha spinto la barella nell’ambulatorio e già io mi immaginavo le torture medievali alla mia gamba.

Il medico mi visita e mi conferma la diagnosi che pensavo. Lesione al gemello mediale sinistro con forte edema.

In pratica un forte strappo alla coscia.

Fasciatura rigida e 20 gg. di prognosi.

Inutile dire che il ritorno su milano mi è saltato e mi toccherà fare questa ulteriore settimana di riposo forzato.

Ora sono sul letto col gambone in alto nella più classica delle immagini di chi si rompe una gamba……

Salta la mostra del cinema a Venzia e spero non salti il concerto del Liga sabato prossimo (a costo di saltellare per tutto il Dall’Ara ci voglio andare)

sgrunt……………..!!!!!!!!!!!!

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