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Conflittualità

Sylvestrino ormai è nella piena età adolescenziale e come da manuale, emergono sempre di più conflitti generazionali, mi verrebbe da dire anche ribelli.

Ecco che emerge il problema della giusta misura. No lasciate perdere il righello, perchè qui si tratta di capire qual è la giusta misura. Fino a che punto bisogna imporsi? Oppure fino a che punto bisogna soprassedere?

Venerdì ho scoperto che per tutta la settimana ci aveva raccontato delle gran balle. In questo caso era sui compiti, che diceva di aver fatto, mentre invece manco si ricordava dove era finito il libro.

Da li in poi un’escalation comportamentale e conflittuale.

Ovvio che è scattata la punizione. Doverosa, visto che in questa età è difficile trovare altri sistemi di correzione che non prevedano rinunce forzate a qualcosa. Via il telefonino…niente libera uscita…cose così insomma. Certo, venerdì era venuta a trovarlo la sua fidanzatina da milano e capisco che impedirgli di uscire l’abbia mortificato ancor di più, ma non potevo tentennare e cedere, avrei dato il messaggio sbagliato.

La cosa poi per me sarebbe finita abbastanza in fretta. Una volta che hai pagato pegno, chiusa li. Io sono per azione e reazione. Ma ovviamente c’è anche sua madre e con lei i rapporti, in queste situazioni, tendono a degenerare ulteriormente e ovviamente a prolungarsi.

Ecco quindi che puntualmente mi ritrovo a fare il mediatore di pace, con risultati devo dire, poco convincenti.

Ed è in queste situazioni che emerge anche la mia impotenza a vivere il rapporto familiare come dovrei e come sarebbe naturale. Soprattutto con mio figlio, dove mi sento perennemente in colpa per la mia assenza durante la settimana e, conseguentemente, cerco di recuperare come posso, a volte cercando di essere permissivo più del dovuto, nei suoi confronti.

Ma forse il mio problema è più a monte. Il mio problema è la conflittualità in genere. Faccio fatica a gestirla, la soffro, la temo e spesso, sbagliando, la evito a mio discapito.

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PS: ok lo ammetto, questo post è da seduta di psicanalisi

 

 

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il dubbio

Sylvestrino è un cucciolo fantastico. Se avessi potuto sceglierlo da un catalogo quando è nato avrei scelto lui.

Ha un buon carattere, non remissivo ma neanche ribelle, è responsabile, è allegro, non segue il gruppo ma sceglie se farsi coinvolgere oppure no.

Insomma un bambino fantastico nello splendore dei suoi 8 anni e mezzo.

Però….c’è un però.

Ha paura del confronto competitivo.

Gli piace da matti fare attività sportiva, ma se deve confrontarsi con altri bambini il timore di sfigurare prende il sopravvento.

All’inizio non davo troppa importanza alla cosa. Avrà modo di imparare crescendo, pensavo io.

Ora però questo limite mi pone di fronte al dubbio se intervenire in qualche modo (magari anche forzando un po’ la mano) o assecondarlo semplicemente.

E’ accaduto con il basket….non voglio più andare perchè perdo sempre (che poi non era neanche vero, è che essendo bravino, l’allenatore non lo mettava mai in squadra con “il” più bravo per cui le sconfitte erano più facili)

Abbiamo replicato con lo sci….non voglio fare la gara di fine corso.

Con la scherma non ancora perchè finora è il più bravo del gruppo ed è ancora imbattuto, ma temoche alla prima sconfitta voglia gettare la spugna.

Ora è il turno del beach tennis. Lui è bravino, ma a parte questo, visto che hanno organizzato un torneo per bambini, sto convincendolo a partecipare.

Ovviamente non vuole….passa le ore con la racchetta in mano a giocare, ma di fare un torneo, se pur organizzato alla buona dai bagni accanto al nostro, non ne vuol sapere.

Inutile dire da quanto tempo discutiamo con lui sul valore del confronto e sul significato olimpico della competizione sportiva (partecipare e non vincere).

La competizione è una metafora della vita che ahimè il confronto lo impone. Bisogna imparare anche a perdere perchè questo capiterà.

Però non c’è verso di convincerlo.

Ieri ho forzato la mano. Gli ho detto che l’avevo comunque iscritto (non è vero ovviamente) e so già che i prossimi giorni sarà un mal di pancia per paura del torneo.

Ma è giusto, chiedo io?

 

 

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