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Come al cinema

Tra il primo e il secondo spettacolo.

Sul lavoro tante incognite e poche certezze. Tra queste quella che il mio capo è viscido…vuole apparire per quello che non è e fa, scrive, dice, cose che non mai fatto, scritto o detto prima. Non mi sorprende però.

Io sono un po’ defilato, coperto appunto da lui. Ma non me la prendo più di tanto.

Ed è questo che più mi fa riflettere. Dovrei incazzarmi, fremere, agire…e invece nulla. Faccio il mio lavoro come se nulla fosse (e tutto sommato anche bene), ma senza voglia, senza ambizioni, senza passione.

E se guardo a tutto il resto non è che la situazione sia diversa.

Dicono che a 50 anni la vita ricomincia…ma devo essere in quella fase, tra il primo e il secondo spettacolo, quando lo schermo è spento, le luci accese e in sala c’è il silenzio.

Faccio fatica anche a correre. Non ne ho voglia, non ho obiettivi stimolanti. Mi alleno meno di quello che dovrei e non appena esco di casa non vedo l’ora di tornare.

E ciò nonostante domenica tornerò a mettere un pettorale…ma così, senza obiettivi…in attesa che cominci lo spettacolo dopo.

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Fotografie della Run Tune up

L’intestino che fa le bizzedi prima mattina.

Atleti che alla spicciolata arrivano in centro.

Il colpo d’occhio di piazza maggiore che non è niente male.

I tuoi amici che sono alla prima loro mezza maratona, tesi come corde di violino da giorni.

Atleti che fanno riscaldamento davanti a San Petronio e un clochard che imperterrito continua a dormire nel suo sacco a pelo.

Il riscaldamento fianco a fianco con la Straneo.

L’inno nazionale alla partenza.

I tavolini di un bar in mezzo alla strada 200 metri dopo la partenza e conseguente “tappo”…spostarli per una mezz’oretta no, vero?

L’auto con signora deficente che forza il posto di blocco e “corre” insieme ai runners…quante ne ha sentite.

La gente esaltata che mi indicava al mio passaggio…poi ho capito che avevo dietro Gianni Morandi.

Accorgersi dopo pochi chilometri che oggi non si fa il tempo…però almeno cerco di tenere i 5 e 15 al km…dopo un po’ passo ai 5 e 20…per chiudere a 5 e 24.

Il papà che correva con la carrozzina e due bambinetti dentro tenendo il mio passo. Poi a metà gara ho visto che si fermava dalla moglie…pensavo perchè le lasciasse i pargoli e finisse la corsa senza zavorra…e invece con un tempismo degno di un pit stop della Ferrari, ha fatto scendere i pargoli per caricarne altri due.

Le band che davano la carica se mai non ce ne fosse abbastanza.

Il bersagliere col suo cappello.

Il pace maker da 1h e 55 che ti supera al 19mo e che risuperi al 20mo chilometro.

L’ultimo chilometro che non finiva mai.

Il cronometro all’arrivo che segna cinque minuti in più rispetto all’anno scorso…tanto era un allenamento per Firenze.

I tuoi compagni di avventura che arrivano stremati ma soddisfatti, dopo un po’.

La bilancia che mi segnala 3 kili persi (recuperati tutti con delle gran bevute)

La meritata mangiata per festeggiare il risultato.

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Domenica si corre

In realtà non mi ricordo l’ultima volta (e nessuno faccia battute sull’incipit) in cui ho passato una domenica senza mettere le scarpette.

Però domenica c’è la Run tune up, la mezza di Bologna.

Per me un passaggio intermedio in previsione del bersaglio grosso di fine novembre, però pur sempre una gran bella corsa.

Questa settimana ho saltato uno dei tre allenamenti infrasettimanali previsti, non per volontà ma per necessità. Diciamo però che in questo caso male non fa. Le sensazioni dell’ultimo allenamento di ieri sera erano comunque buone.

Il tempo, metereologicamente parlando, dovrebbe essere l’ideale per correre, quello cronometrico lo scoprirò solo all’arrivo. Non sarà comunque la mia priorità.

Una cosa bella invece che so già di trovare è la presenza delle band lungo il percorso. L’anno scorso mie erano piaciute un sacco e davano una gran bella carica…altro che cuffiette.

E quidi, come dice il Trio Medusa la mattina…“dai che si comincia !”

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