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che poi…

…capisci che vuoi proprio farti del male.

Decidi di andare al cinema a vedere un film che si intitola “La felicità è un sistema complicato”, e già sulla scelta ce ne sarebbe da dire.

Poi mandi un messaggio alla collega…

Come è andato il colloquio?

Syl troppo bello per essere vero. Sembrano entusiasti del nostro modello organizzativo! Domani ti racconto meglio.

E tu sei felice per lei, per loro, ma come un moschito fastidioso nelle orecchie, senti ronzare nella testa l’ipotesi di aver fatto la scelta sbagliata

Poi vedi il film. Il protagonista è un professionista, bravo, che fa un lavoro che non ama, che ha un padre che lo ha deluso e che è profondamente solo. E immedesimarsi è un attimo…

I criceti cominciano a girare vorticosamente mentre coi titoli di coda esci dalla sala per andare in bagno. Si perchè non so voi ma a me scappa sempre la pipì quando vado al cinema.

Poi esci. Milano è immersa nella nebbia, affascinante sia chiaro, ma…

Arrivi a casa. Prendi l’ascensore…che si blocca. Cominci a pensare che ci sia una regia occulta alla tua serata, che anche all’interno dell’ascensore ci sia una telecamera nascosta, adesso spunteranno pure le cavallette…

Stai per premere il pulsante dell’emergenza, immaginando già l’effetto che farà quella fastidiosa campanella nel silenzio del condominio…quando il regista pensa evidentemente che per stasera può bastare e fa riaprire le porte all’ascensore impazzito. Nel dubbio meglio fare le scale a piedi…

Stasera va così, ma domani ci sarà il sole, ne sono sicuro.

corsa all'alba

(foto personale)
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cosa fareste?

Sono alla trasmissione dei pacchi, quella che danno sulla RAI, in una versione tutta personalizzata per me.

Incredibilmente arrivo alla fine con il pacco da 500.000 euro ancora integro. Però ci sono anche altri due pacchi con 1 euro e un buono per un caffè.

Quindi…1/3 delle probabilità faccio il botto.

2/3 torno con le pive nel sacco.

Il dottore mi chiama inaspettatamente (in realtà nel gioco personalizzato non era previsto che il dottore chiamasse) e mi propone 100.000 euro.

Per me questi 100.000 euro non cambiano la vita ma mi permetterebbero di tirare avanti ancora un po’.

Ho una notte per pensarci e poi domani mattina devo chiamare il dottore.

Se accetto mi ritrovo a fare un lavoro che non mi entusiasma ma almeno mi da uno stipendio.

Se rifiuto devo aspettare ancora qualche mese per sapere se nel mio pacco c’erano i 500.000 oppure no…e in quest’ultimo caso so’cazzi.

I criceti cominciano a girare…

 

 photo insinna_zps263bb57d.jpg

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Ogni tanto i markettari la fanno fuori dal vaso

Era da un po’ che avevo in canna questo post.

Mi riferisco allo spot (toh, l’anagramma di post) della Clio.

Il messaggio che vuol dare è chiaro, ma per quanto possa essere bona la maestra, nessuno mi farà cambiare idea sul fatto che andare a scuola a prendere mio figlio valga molto molto di più.

Mai e poi mai mi ritroverei ad invidiare il fighetto della Clio come fanno gli altri papà dello spot.

…per fortuna poi che nella vita reale non bisogna per forza scegliere l’una o l’altra!

😉

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Piccoli Zamparini crescono

L’antefatto: Da un anno è partito un nuovo tipo di business e ho iniziato a lavorare con un fornitore nuovo.
A distanza di un anno questo fornitore, una media azienda con una 50 na di dipendenti, ha dimostrato qualche problema a livello qualitativo e ha aumentato a dismisura le sue tariffe.
Ieri il titolare mi aveva chiesto un incontro per capire perchè non aveva più lavoro.
Gli attori: l’imprenditore, il suo direttore commerciale, il suo direttore tecnico, il mio buyer, il mio responsabile delle lavorazioni e ovviamente il sottoscritto.
Il personaggio avevo già avuto modo di conoscerlo in precedenza e non mi aveva fatto una buona impressione. Pieno di se, arrogante e con la convinzione di avere santi in paradiso che garantissero per lui.
Dopo i convenevoli di rito andiamo al dunque e spiego, in maniera diretta, le motivazioni della mia scelta.
Mi aspettavo una sua reazione verso di me e invece, alzando il tono della voce e guardando i suoi collaboratori se ne esce con frasi del tipo: “mi scuso ma in 40 anni di carriera non avevo mai fatto una figura di merda così. Non ero al corrente dei problemi e dell’aumento delle tariffe. Qualcuno dei miei da oggi pomeriggio andrà in ferie a tempo indeterminato. La mia ira sarà peggiore dello sterminatore norvegese”.
In pratica, la mette sul piano personale scaricando indirettamente su di me la responsabilità.
Mi sento a disagio (i due capri espiatori avevano ormai una faccia da cocker), ma cerco di non farlo trasparire, e ribatto che lui è ovviamente libero di prendere le sue decisioni in casa sua, ma che se io fossi al suo posto cercherei di analizzare le ragioni di una sconfitta e ne trarrei insegnamento per il futuro. Fino a qualche minuto prima in fin dei conti si vantava di come la sua azienda fosse riuscita ad avere successo, con altri clienti, grazie a quel nuovo business. Non da meno poi i panni sporchi me li laverei a casa mia.
Inutile dire che il prosieguo della riunione è stato un batti e ribatti fra me e lui nel gelo più totale.
Mi spiace per i suoi collaboratori, evidentemente non all’altezza. Spero che le frasi del loro titolare siano state dettate più dalla rabbia che da reali intenzioni. Io del resto sono pagato per fare gli interessi dalla mia di azienda.

Ora però io mi dico. Sono un imprenditore, scelgo la mia squadra, questa rimedia una sconfitta e io li faccio fuori? E io dove ero? Le responsabilità sono sempre degli altri o anche mie che ho scelto la squadra ed evidentemente non ho controllato?
Non so perchè ma mi viene in mente questo uomo.

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