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Prove tecniche di consolazione

Sylvestrino domenica ha fatto una gara di scherma. Non era nazionale ma interregionale. Si insomma, teoricamente era un po’ più facile di quelle che fa di solito.

Ho provato a spronarlo un po’….“dai, prova ad arrivare nei primi 8 e quella maglietta (stupida) che ti piace e che si trova solo su ebay te la prendo”.

Arriva il suo turno. Prima c’è il suo girone di qualificazione….6 incontri….svogliato come pochi, quasi indolente. Avrebbe potuto vincerne almeno 4 e ne ha vinte solo due. All fine c’è una classifica unica da cui partono gli scontri ad eliminazione diretta…il migliore contro il peggiore, poi il secondo contro il penultimo e così via…

Ovviamente si trova sulla strada uno che è più bravo di lui. Prevedo già una batosta, visto come ha tirato mezz’ora prima. Invece mi sorprende e vince bene, un 10-6 senza soffrire e rimanendo ben concentrato.

Si incomincia a sorridere. ora però si ritrova sulla strada uno ancora più forte. Nella scherma è come in un videogioco…combatti, vinci e passi al livello superiore. Oggettivamente il divario tra mio figlio e il suo avversario è significativo. “Giocatela senza pensieri, al massimo perdi con uno più forte” gli dico.

Si mette la maschera e perdo il suo sguardo, ma so che sotto quella maschera gli occhi, finalmente, sono quelli giusti, quelli della tigre, anche se di uno splendido colore azzurro.

Parte bene. Va in vantaggio. Alla pausa di metà incontro conduce 5 a 3. Si toglie la maschera, è sudato, ma determinato. Ripartono. Incrocio le dita e tutto quello che si può incrociare.

La scherma è terribile. Non si capisce un cazzo di chi fa punto finché non si accende quella fottuta lampadina rossa o se non lo dice il giudice.

Ogni assalto una sofferenza, in apnea. Mantiene il vantaggio…6-3, poi un punto del suo avversario, che fino a quel momento pareva smarrito, sembra preludere la fine dell’avventura. Ma lui invece continua, 7-4, 8-4,9-4….cazzo…un punto solo. Un maledettissimo punto per vincere e passare il turno….entrare negli 8 migliori, fare la premiazione, prendersi la sua medaglia e la sua assurda maglietta….ma soprattutto entrare tra quelli più bravi, tra quelli che se la giocano.

Ha 5 assalti di vantaggio….basta che ne porti a casa uno…. Il suo avversario però non è di quella idea e inizia una lenta ma inesorabile rimonta….9-5, 9-6, 9-7, 9-8….cacchio figlio mio che ti succede?….9 pari…tutto il cospicuo vantaggio vanificato. Se la giocano all’ultima stoccata. E’ un banalissimo ottavo di finale ma per me, e per lui, sembra una finale olimpica.

L’altro però c’è con la testa, Sylvestrino invece no. Perde….saluta il suo avversario, il giudice e scappa negli spogliatoi.

Lo inseguo, ma lo perdo di vista per qualche minuto finché non lo ritrovo fuori, seduto sul marciapiede a piangere con lo sguardo basso.

Mi siedo accanto e capisco che oggi è cresciuto un po’ di più.

Trovo tutte le parole che posso per fargli capire il valore di questa sconfitta. Ha perso, ma ha capito che non ha nulla da temere da quelli più forti. E’ tutta esperienza, ci saranno altre occasioni….e finalmente l’ho visto con la determinazione che altre volte gli è mancata.

Ma in quei 10 minuti….quando gli ho passato i fazzoletti e quando ho fatto il mio monologo di padre, non ho pensato all’incontro appena terminato, ma ho fatto le prove per quando mi ritroverò a consolarlo per un insuccesso a scuola, per la ragazzina che lo molla, per il litigio con l’amico….

Cazzo se crescono in fretta i figli….

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Minchia Sylvestrino

E’ andato avanti per 10 giorni con il dolorino che gli dava fastidio. Uno strappetto…uno stiramento…ma la sensazione che non fosse nulla di importante e che fosse legato alla paura della gara ce l’avevo fin dall’inizio.

E questo mi spiaceva. L’ultima cosa che vorrei è che gli venisse l’ansia per queste gare. Alla sua età deve essere uno sport ma prima di tutto un divertimento.

Poi ci ha pensato la sua allenatrice a fargli passare ogni pensiero e la sua compagna di squadra a fargliene venire altri con una bella sciabolata sulla coscia con un bel livido nei giorni scorsi.

Fatto sta che alla fine siamo arrivati al giorno della gara.

E’ stato non bravo, ma bravisssssssimo.

Concentrato, ha sempre ascoltato i suggerimenti dei suoi allenatori (si perchè a tutti gli effetti ora ne ha due), senza lasciarsi prendere dallo sconforto dopo le sconfitte e gasandosi il giusto dopo le vittorie.

Ha tirato nel suo girone e su 5 incontri ne ha vinti 3. Il risultato già di per se era eccezionale visto che tutti i suoi compagni di squadra erano riusciti a vincerne al massimo uno (la sua squadra ha iniziato solo da qualche mese con l’agonismo e ovviamente pecca di esperienza).

Poi hanno fatto un altro girone e qui ha perso i primi due incontri abbastanza seccamente. Ecco, pensavo, torniamo alla realtà…e invece sorprendentemente ha vinto tutti gli altri tre incontri, tra l’altro chiudendo l’ultimo 5 a 4 dopo essere stato in vantaggio 4 a 1 e facendomi venire un mezzo infarto.

Fatto sta che con questo risultato ha passato d’ufficio il primo turno di scontri diretti ed è stato ammesso a quello successivo.

Nel frattempo però il tempo passava. Aveva iniziato alle 14,30 e a questo punto erano già passate quasi tre ore. Ovviamente lui di mangiare non ne voleva sapere e quindi ha pagato nello scontro diretto il calo di zuccheri e probabilmente di concentrazione non riuscendo mai ad essere “in partita”.

Però poco conta. Lui era contento e noi orgogliosissimi. Il risultato è stato ben al di sopra di ogni pronostico e soprattutto è servito per dargli ulteriore fiducia nei suoi mezzi.

Si lo so, posso apparire come il solito padre che trasferisce nel figlio i desideri di successi da me repressi per incapacità.

Forse è anche vero. Cerco però i tutti i modi di trasmettere in lui il messaggio positivo che lo sport deve dare. Quello di un sano confronto con gli altri dove la vittoria fa piacere, la sconfitta insegna ma il tutto deve divertire.

Se però esagero…ditemelo.

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Comunque è tutta esperienza

Questo era il weekend della seconda gara di Sylvestino. Qualcuno se ne ricorderà vero? Ne parlavo qui.

E così venerdì mi sono preso una mezza giornata di ferie per portare il giovane atleta sul campo di gara…una gita da 1.500 km tra andata e ritorno.

Il maestro sta volta non c’era, ma c’era la sua insegnante in seconda, giovane sicuramente più grintosa e senza l’alito pesante…ma no, mica l’ho baciata, che avete capito!

Anche in questo caso il cucciolo mi ha meravigliato per la tranquillità con cui ha affrontato i momenti antecedenti la sua gara. Sempre tranquillo, nervoso il giusto, concentrato.

Questa volta però la gara era a livello nazionale, per cui ci aspettavamo incontri più difficili per lui. E così è stato. Sei incontri nel girone e sei sconfitte. La cosa che più fa rabbia però è che ha perso malamente con chi era alla sua portata e tirando invece veramente bene con i migliori. In modo particolare, col numero uno in Italia (si perchè c’è un ranking nazionale anche per la sciabola dei decenni), ha veramente rischiato di vincere. Sopra quattro a tre, si è fatto rimontare perdendo cinque a quattro. Visto che il suo avversario ha vinto poi il torneo, sarebbe stato l’unico a batterlo…ma tant’è.

Durante i suoi assalti lo vedevo demoralizzarsi sempre di più ad ogni incontro. Ad un certo punto ha anche preso una forte sciabolata alla mano. Li per li non ha detto nulla ma subito dopo, quando si è tolto la maschera dopo aver salutato il suo avversario, l’ho visto con gli occhi (i suoi fantastici occhi) gonfiarsi di lacrime.

La sua maestra allora si è tolta per un attimo i panni di sergente di ferro e me lo ha affidato per qualche minuto. L’ho portato in bagno per mettere la mano sotto l’acqua e nel frattempo ho cercato di calmarlo. Piangeva per il dolore, ma sapevo che era anche per le ripetute sconfitte.

Un po ci sono riuscito, ho cercato di scherzare con lui su quello che sarebbe stato il suo “trofeo di guerra”…il dito il giorno dopo era completamente livido…e l’ho riconsegnato nelle mani della sua allenatrice.

Agli scontri ad eliminazione diretta poi non c’è stata storia, visto che ha perso nettamente con un’altro atleta molto più forte.

Il lungo viaggio di ritorno è stato un po’ mogio, l’euforia dell’andata si è dissolta con l’adrenalina ormai esaurita.

Però è stata una bella esperienza. Ha conosciuto e ha tirato con bambini più bravi di lui. Già il giorno dopo aveva voglia di allenarsi nuovamente per migliorare.

Tra l’altro, dopo aver visto alcuni degli altri atleti col nome stampato sul dorso del corpetto elettrico, mi ha chiesto se poteva averlo anche lui, come i grandi campioni, come Montano, il suo idolo.

“Entra nei primi trenta e lo avrai anche tu”…la mia risposta che può apparire un po’ cattivella ma che conoscendolo sarà di stimolo per fargli mettere ancora più grinta la prossima volta.

E ora, tutti a Riccione, ci saremo anche noi ai campionati italiani.

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Fotografie di una gara di scherma

Il caos nella palestra (12 pedane, 24 atleti in gara + quelli in attesa, ognuno col proprio allenatore)

L’assaggio di prosecco al bar col “mandi” del barista

L’eleganza di questi ragazzi vestiti di bianco

La tensione negli occhi di Sylvestrino e il suo sangue freddo

La cerimonia della sua vestizione come quella di un guerriero

La tensione del papà

Le lacrime degli sconfitti

Le lacrime dei vincitori

Le urla scellerate di alcuni maestri

I gesti magnetici dei giudici (altro che gli arbitri di calcio)

I panini mangiati sugli spalti

5 ore di auto ascoltando i racconti del maestro di sciabola (con un alitino che ti raccomando…)

Un sorriso che spunta sotto la maschera sollevata alla fine dell’assalto

Il saluto con l’arma e la stretta di mano con la sinistra

Il calendario delle prossime gare e la domanda…”quante ore ci vogliono per andare in Puglia?”

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della nobile arte della scherma

Mio figlio è tutto suo padre. Non fa tempo ad appassionarsi ad uno sport che subito ne vuol provare un altro.

Ora è il turno della scherma.

Tutto è nato per caso qualche settimana fa. Una sua compagna di scuola faceva una lezione di prova e sua mamma a convincerlo a fare altrettanto.

“No, non voglio. Non se ne parla nemmeno. Piuttosto faccio basket!”

Ma come si sa, i bambini cambiano idea facilmente e così, dopo quei 60 minuti passati con un fioretto in mano a fingersi Dartagnan ecco scoppiare la nuova passione.

Non l’avevo mai visto così coinvolto. Raccontare le differenze tra le parate in prima, seconda, terza, etc, vederlo mimare l’affondo, sentirsi spiegare le differenze tra le varie armi.

Addirittura ha chiesto di andare ben due volte la settimana, nonostante il maestro non sia certo tenero negli esercizi, piuttosto faticosi, che propone a bambini di quella età.

Insomma, un nuovo amore è sbocciato e, anche se non ho mai praticato questo sport (ignorante, si dice non  hai mai tirato di spada) devo dire che è affascinante vederlo muoversi con quell’eleganza atipica per un bambino di 7 anni.

E poi, proprio quando ha incominciato, l’Italia ha fatto incetta di medaglie ai campionati del mondo. Che sia un segno del destino?

Ah dimenticavo, ovviamente ci siamo già visti “i tre moschettieri” al cinema…..

PS: dei 4 io assomiglio un po’ a Portos

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