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Comincia ad essere davvero preoccupante

Oggi ho approfittato della giornata relativamente tranquilla per andare a fare shopping in pausa pranzo.

Volevo prendermi un abito approfittando dei saldi. Di solito vado sempre nello stesso negozio, visto che so che gli abiti di quella casa mi vestono solitamente bene.

Quando faccio acquisti per me sono piuttosto chirurgico. Vado, provo, compro.

Così ho fatto anche stavolta. Ho visto gli abiti della mia taglia, ho trovato un modello che mi piaceva, ho provato la giacca, poi i pantaloni. Visto che mi stava bene, sono andato alla cassa e ho pagato. Compreso un’occhiata al resto del negozio per curiosare un po’, avrò perso si e no un quarto d’ora.

Poi stasera sono passato in una di quelle sartorie nei centri commerciali, per far fare l’orlo. Domani saranno già pronti.

Vado a casa soddisfatto, ovviamente con la sola giacca che ordinatamente metto nell’armadio, quando mi accorgo che…

Cazzo, l’anno scorso ne ho comprato uno identico. Non simile…uguale uguale.

La mia demenza senile comincia a preoccuparmi davvero.

Mettiamola così. Se non altro sono stato coerente nei miei gusti.

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Chi non ha testa ha gambe…

…ma a volte può non bastare.

Oggi giornata impegnativa…trasferta a Torino, una bella quintalata di problemi da risolvere…un fastidisoso ritorno di raffeddore con tosse annessa…insomma, poteva andare meglio.

Però è anche mercoledì e non corro da domenica. Troppo se voglio realmente preparere quella maratona fra un mese e mezzo.

Stasera esco per tempo e vado a distruggermi con una bella sessione di ripetute lunghe…un’ora e mezza di corsa come si deve non me la toglie nessuno.

Questo è quello che penso convinto mentre negli spogliatoi mi cambio e mi infilo tutto l’abbigliamento necessario…maglietta tecnica, maglia lunga, pantaloncini, calze…mi manca solo da indossare le scarpe e….e…dove le ho…cazzo…le scarpe…

Di solito dimenticavo le mutande…me la cavavo andando in giro per un po’ in versione maniaco, pronto all’uso…ma correre con le scarpe all’inglese non è cosa per me.

Certo…avrei potuto sempre fare come il mio idolo…

https://i0.wp.com/ilmilaneseimbruttito.com/wp-content/uploads/2016/03/evidenza9.png

Ma io sono dell’idea che…

https://i0.wp.com/www.promuovi.com/wpx/wp-content/uploads/2015/06/pirelli.jpg

PS la pubblicità c’entra fino a un certo punto…però anche se datata la trovo sempre efficace.

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Non c’è il due senza il tre

Potrebbe essere questo il titolo della mia terza maratona.

Il percorso per arrivarci è stato lungo. In 4 mesi 59 allenamenti, 858 chilometri e tre lunghi oltre i trenta.

Ho corso con oltre trenta gradi e con cinque. Sotto il sole e sotto l’acqua. Di giorno, di notte e osservando qualche alba.

Ho cambiato tabella di allenamento rispetto alle due precedenti. Questa era più impegnativa e l’ho seguita quasi integralmente. Avrò saltato si e no 3 o 4 allenamenti.

Non posso rimproverarmi nulla. Ora devo solo aspettare le prossime 40 ore per presentarmi in pantaloncini e maglietta ai nastri di partenza.

Il fisico l’ho allenato. La mente lo spero. Temo il muro dei 35 ma conto di riuscire ad affrontarlo e superarlo senza crollare.

Nell’ordine ho 4 obiettivi:

  • Arrivare in fondo;
  • Arrivare in fondo correndo;
  • Arrivare in fondo un secondo prima del mio personale di 4 e 26;
  • Arrivare in 4 ore e 12 minuti (sembra un tempo bizzarro ma vuol dire farla sotto i 6 minuti al km).

Anzi…a pensarci bene ne ho un quinto. Godermi questa maratona e questa città.

Nel frattempo ieri mi sono capitati due episodi curiosi.

Prima sono andato a fare la visita medica per il beach tennis (ebbene si, continuo ancora a giocarci anche se non ne parlo mai). La visita non era di quelle agonistiche per cui, peso, pressione elettrocardiogramma e bona lì. Durante l’elettrocardiogramma vedo l’espressione perplessa del medico che incomincia a verificare il suo macchinino mentre disegnava allegramente su carta millimetrata il grafico del mio battito cardiaco.

“Complimenti, sa che lei rappresenta il mio record personale di bradicardia? Non mi era mai capitato di trovare qualcuno che a fine giornata avesse 38 pulsazioni al minuto”….e io a pavoneggiarmi con falsissima modestia.

Poi vado alla mia lezione di beach tennis e il mio allenatore, quando mi vede, mi dice: “e tu che ci fai qui a quest’ora? Il tuo turno (che per questa settimana avevo cambiato) è solo fra un’ora e mezza”

Cazzo che pirla…me ne ero dimenticato (toh, sai che novità).

Mi propone: “Vai a farti una corsetta, se vuoi le scarpe te le presto io, tanto ho il 46.”

E così, prima dell’allenamento di BT, eccomi per il centro sportivo a correre, sotto una leggera pioggerella, tra mamme che aspettavano i figli e calciatori che aspettavano di entrare in campo, con l’abbigliamento da beach tennis (praticamente vestito da spiaggia), un paio di scarpe non mie (mi è venuta in mente questa canzone) e le mie spendide calze in filo di scozia blu da ufficio.

Mi è sembrata la degna fine del mio ciclo di allenamenti pre-maratona, senza pensare ai rischi corsi per i piedi e muscoli (a tre giorni dalla gara, con scarpe non mie e quelle calze, i rischi di vesciche e contratture erano concreti), con quel briciolo di incoscenza che è necessario per correre per 4 ore abbondanti.

Ora si va in scena. Su il sipario.

maratona di firenze

 

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non esiste una seconda possibilità di fare una buona prima impressione…

..ma anche la seconda impressione è sempre importante.

Mi riallaccio al post scritto qualche tempo fa.

Oggi ho avuto un nuovo incontro col mio nuovo capo, il terzo. In realtà non lo è ancora, ma si comporta già da tale. Convocazione per una riunione di un paio d’ore alle 18,30 (cazzarola c’era apre la Juve stasera), mano sulla spalla (allora Silvestro, come andiamo?), approfondimenti a fine riunione (Silvestro ti spiace se ti fermi ancora un attimo?),  insomma un classico della letteratura.

Però devo dire  che a parte questi stereotipi, l’impressione continua ad essere buona. Sarà il fatto che lui non conosca più di tanto il mondo dei libri, ergo gli servo, sarà perchè comunque l’empatia per il momento rimane, fatto sta che non mi dispiace fermarmi la sera per confrontarmi con lui.

Certo che, se al momento dei saluti, chiudo con un amichevole “Ciao Matteo e buona serata” salvo poi ricordarmi 10 secondi dopo mentre ero già in ascensore che “cazzo si chiama Marco!”…..

Qualcuno ha qualche suggerimento per la memoria?

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