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L’epica nello sport

Adoro lo sport e le storie epiche che a volte si portano dietro. Le rimonte in modo particolare riescono sempre a entusiasmare a sorprendere. Che siano rimonte di vita (personaggi caduti nell’oblio e poi rinati) o rimonte sul campo.

Ieri ho assistito ad una di queste pagine.

Per quanto la mia squadra preferita sia ormai uscita dalla champions league per l’ennesima volta, ieri si giocava la semifinale tra il Barcellona e il Liverpool.

A detta dei più i blu-grana catalani erano i favoriti per la competizione, essendo uscite tutte le altre favorite di inizio stagione.

La partita di andata la settimana prima aveva confermato i pronostici. Nonostante una buona partita degli inglesi, il Barcellona si era imposto tre a zero al nou Camp di Barcellona. Tra l’altro con un gol del rinato Suarez e una doppietta del grande Messi, come a ribadire il sigillo d’autore sul risultato finale.

Partita chiusa, così sembrava, anche perchè nei reds mancavano anche i due giocatori più forti e carismatici. Salah soprattutto era uscito in lacrime da un incidente di gioco tre giorni prima.

Solo i temerari e gli irriducibili avrebbero scommesso un penny su un ribaltamento del risultato. I tifosi catalani si sono presentati all’Anfield road pensando di fare una gita di piacere nella fredda cittadina atlantica, senza temere alcunchè per il passaggio in finale.

Invece…

Invece il calcio ci ha raccontato di una squadra, inferiore sulla carta, che è scesa con determinazione pensando in maniera ossessiva ma determinata a segnare almeno tre gol per pareggiare le sorti.

Così è stato, in un crescendo incredibile, fino a quando il belga di origini keniote Origi, panchinaro fisso dei reds, buttato in campo per le assenze dei titolari, ha segnato il quarto gol, di autentica rapina, a dieci minuti dalla fine regalando una finale insperata ai suoi tifosi.

Da brividi il coro con cui questi hanno ringraziato la squadra a fine partita.

Significativa la maglietta che portava Salah in tribuna dove ha potuto assistere all’impresa dei suoi compagni di squadra.

Ecco, io quando ci sono storie come queste rimango affascinato.

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Sono un po’ stanchino

In questi ultimi 10 giorni ho SEMPRE fatto almeno un allenamento.

Nel dettaglio ho portato a termine:

  • quattro sedute di spinning
  • tre di corsa
  • tre di cardio crossfit
  • due di pilates
  • una di nuoto

Lo spinning è il mio cavallo di battaglia, per quanto intenso, mi ritrovo sempre nella mia comfort zone. Sono padrone dell’attività e riesco a spingere quanto basta per lasciare la pozzetta di sudore a fine lezione senza farsi prendere dai crampi e senza perdere mai una battuta a tempo nella pedalata.

Con la corsa, due all’aperto e una sul tapis-roulant, pensavovo di più. Speravo che la diversificazione delle attività comunque fosse più allenante per la corsa. Invece mi ritrovo a fare piuttosto fatica con prestazioni assolutamente mediocri. 

Le sedute di cardio crossfit sono state una novità per me. Me ne avevano parlato per l’intensità con cui vengono svolte, ma non pensavo così tanto. Quando finisco l’ora sono letteralmente da raccogliere col cucchiaino. Ciò nonostante sono tra le schiappe del gruppo in quanto difficilmente riesco a completare le sequenze, durissime, di esercizi proposte dall’insegnante (i burpees me li sogno di notte). Mi manca un po’ di forza e soprattutto l’agilità necessaria. Però volta per volta mi sembra di fare qualche progresso e se non altro è un modo divertente e dinamico per fare pesi che altrimenti mi annoierebbero. Devo insistere.

Pilates è stata l’altra novità. Sicuramente le sedute più tranquille tra tutte, anche se le mie goccioline di sudore le lascio sul campo anche qui. Spero che mi aiuti con lo stiramento dei muscoli e gli addominali.

Col nuoto in effetti avrei potuto fare di più. Fatto dopo una lezione di spinning per cui la seduta è un po’ più semplice (mi sono limitato ad una quarantina di vasche fatte a  piramide con 2,4,6 8, 8,6,4,2 serie di vasche). Ovviamente ho patito quelle lunghe, dove arrivavo quasi in apnea e con le gambe che affondavano inesorabilmente. Migliorabile.

In generale sono in ogni caso soddisfatto, anche se non ho perso un chilo di peso. Spero che sia perchè i muscoli, sviluppandosi, pesino più della ciccia. In effetti mi sento comunque meglio (il riscontro ce l’ho quando mi allaccio le scarpe).

Il beach tennis, che ho ormai abbandonato, non mi manca più di tanto, anche se mi piacerebbe fare qualche partita in coppia con Sylvestrino che invece anche quest’anno farà il corso da agonista.

La corsa invece la prendo a piccole dosi, con fatica come dicevo prima. Mi mancano un po’ le gare (per la prima volta farò un anno intero senza una corsa ufficiale) la disinvoltura nel correre per 15/20km (oggi impensabile) e quel senso di eroismo che provavo quando mi allenavo alle 6 di mattina, magari sotto l’acqua o ancora al buio.

Però mi diverto e non si dica che non sfrutti pienamente l’abbonamento in palestra.

 

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Piccoli segnali

Ieri sono andato al mio consueto allenamento di beach tennis. Dopo una ventina di minuti ho sentito una fitta all’inguine. Stupidamente ci ho continuato a giocare sopra (tra l’altro con scatti e tuffi nella sabbia che manco i gatt…ah già che sono gatto pure io) anche perchè a caldo il fastidio sembrava sopportabile.

La notte invece un po’ meno. Si insomma, penso sia uno stiramento e col muscolo freddo mi fa un po’ male quando mi muovo. Forza zero e situazioni imbarazzanti come dover prendere la gamba con le mani quando salgo in macchina o cose del genere. Insomma un relitto.

In ogni caso, già durante la lezione pensavo a quanto incominciasse un po’ a stufarmi quel tipo di attività. Forse l’aver pagato una nuova rata della retta, cara arrabbiata, ha contribuito a farmi fare quei pensieri. Però tutto sommato con la stessa cifra potrei permettermi un abbonamento in palestra dove potrei tornare a fare spinning (che un po’ mi manca) magari più volte la settimana e magari trovando nuovi spunti per il blog (vita da palestra è sempre stato un mio vecchio cavallo di battaglia).

Anche con la corsa non è che abbia molti stimoli. Corro piano, il che mi porta a non pianificare nessuna gara, il che conseguentemente mi porta a non aver obiettivi e quindi motivazioni forti per allenarmi…un circolo per nulla virtuoso dal quale faccio parecchia fatica ad uscire.

Insomma, per un tipo tutto sommato sportivo come me, non è un periodo di grandi entusiasmi.

Suggerimenti?

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della nobile arte della scherma

Mio figlio è tutto suo padre. Non fa tempo ad appassionarsi ad uno sport che subito ne vuol provare un altro.

Ora è il turno della scherma.

Tutto è nato per caso qualche settimana fa. Una sua compagna di scuola faceva una lezione di prova e sua mamma a convincerlo a fare altrettanto.

“No, non voglio. Non se ne parla nemmeno. Piuttosto faccio basket!”

Ma come si sa, i bambini cambiano idea facilmente e così, dopo quei 60 minuti passati con un fioretto in mano a fingersi Dartagnan ecco scoppiare la nuova passione.

Non l’avevo mai visto così coinvolto. Raccontare le differenze tra le parate in prima, seconda, terza, etc, vederlo mimare l’affondo, sentirsi spiegare le differenze tra le varie armi.

Addirittura ha chiesto di andare ben due volte la settimana, nonostante il maestro non sia certo tenero negli esercizi, piuttosto faticosi, che propone a bambini di quella età.

Insomma, un nuovo amore è sbocciato e, anche se non ho mai praticato questo sport (ignorante, si dice non  hai mai tirato di spada) devo dire che è affascinante vederlo muoversi con quell’eleganza atipica per un bambino di 7 anni.

E poi, proprio quando ha incominciato, l’Italia ha fatto incetta di medaglie ai campionati del mondo. Che sia un segno del destino?

Ah dimenticavo, ovviamente ci siamo già visti “i tre moschettieri” al cinema…..

PS: dei 4 io assomiglio un po’ a Portos

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e venne il primo torneo

Quello di Beach Tennis ovviamente.
Qualche giorno fa ero andato ad osservare un’altra edizione di questo torneo (lo fanno ogni settimana) che si gioca tutto in una sera e mi ero fatto l’idea che avremmo prese sberle a destra e a manca.
Così è stato. Anche se…
L’obiettivo, modesto sia chiaro, era quello di strappare almeno un game in tre partite. Il livello infatti pronosticava un triplo 6-0 nelle partite del girone eliminatorio che avremmo dovuto fare.
Siamo arrivati con un po’ di tensione alla vigilia e quando ci hanno chiamato sul campo numero 3 subito abbiamo cercato di capire chi erano i nostri primi avversari.
Due ragazzotti. Insieme non raggiungevano l’età di uno di noi.
Uno dei due in particolare aveva una battuta che non riuscivamo letteralmente a prendere…figurarsi pensare di rimandarla dall’altra parte.
In compenso il mio socio, complice la tensione, si è esibito in un paio di battute degne di un fuoricampo da baseball. In certi momenti si vorrebbe sprofondare.
6-1 lo score.
Con i secondi avremmo potuto giocarcela meglio. Erano alla nostra portata. I giochi sicuramente più combattuti ma anche qui 6-1 è stato il punteggio finale.
Gli ultimi poi erano una coppia padre/figlio. Bravi, i migliori tra quelli affrontati.
Ma il figlio, a naso si e no 16 anni, ha voluto sbeffeggiarsi un po’ di noi con colpi “umilianti”. L’esito è stato di far incazzare il mio socio che ha incominciato a giocare come si deve restituendo, con qualche pallonetto in battuta, il favore ricevuto dal giovine. Risultato finale 6-2.
Insomma, invece di un game ne abbiamo portati a casa 4 in tutto.
Abbiamo passato una serata divertente.
Abbiamo fatto dieta per una sera.
La sabbia non scottava.
Abbiamo qualcosa da raccontare agli amici.
Ho un argomento per il blog.

E ora a quando il bis?

PS Sylvestrino è venuto a fare il tifo per il papà…ma alla fine ha passato tutto il tempo a giocare alla nintendo ds, tanto che quando sono arrivato, stremato dopo la terza partita, innocentemente ha chiesto: “quand’è che giocate?”

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Il sapore della vittoria

Stasera ho riguardato per l’ennesima volta questo film.
La storia di una squadra collegiale di football americano che per la prima volta, nel 1971, integra i neri con i bianchi in una convivenza inizialmente difficile ma che col tempo si salda in un rapporto di stima e lealtà.
E’ una storia vera, recitata degnamente da un gruppo di ragazzi e da un grande Denzel Washington.
In questa storia ci sono molti valori in cui credo. La lotta al razzismo innanzitutto, ma poi la lealtà, l’amicizia, la disciplina, lo spirito di squadra.
Ogni volta rimango affascinato da questa storia pur consapevole che nella narrazione cinematografica molto sarà stato romanzato.
Allo stesso tempo poi mi ritorna in mente la mia breve, brevissima direi, esperienza col football americano.
Avevo 24 anni (tardi per avvicinarsi seriamente ad uno sport come questo) e reduce da una delusione amorosa (manco mi dovessi arruolare nella legione straniera) mi cimentai in questa avventura.
In passato avevo avuto solo un anno di esperienza a rugby quando ero alle medie ed ero animato unicamente da tanta passione per questo sport in Italia poco conosciuto.
Mi diedero l’armatura il casco ed una maglia bianca per allenarmi, quella della difesa.
Giocavo come linebacker, dietro la linea di scrimmage vedendo arrivare lanciatissimi verso di me (in realtà ero io che dovevo correre verso di loro) marcantoni dai 120 kg in su.
Mi ricordo che non appena tutti indossavano il casco io non riconoscevo più nessuno (si fa fatica a prendere confidenza con 40 ragazzi contemporaneamente), mentre tutti mi riconoscevano chiamandomi rookie. Gli esercizi erano massacranti. Me ne ricordo in particolare uno in cui uno dopo l’altro gli attaccanti ti correvano contro e tu dovevi respingerli con le mani. Mi ricordo quelle mani, di come si schiacciassero dolorosamente tra la griglia del mio casco e quella dei miei avversari.
Mi ricordo il mio primo placcaggio tosto ad un attaccante mentre voleva beffarsi di me con una finta e le urla di incitamento dei miei compagni di difesa. Mi ricordo ancora la sua espressione sorpresa per essere stato steso da un rookie.
Finivo gli allenamenti distrutto ma orgoglioso, ma smisi dopo solo 3 mesi.
La prima volta in cui un colpo alla schiena mi fece rimanere una settimana a letto capii che forse non era il mio sport.

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come la Wii

Da Natale ha fatto ingresso anche nella nostra casa la Wii e puntualmente io e GL ci ritroviamo a contenderci la console come da copione.

Ma non è di questo che volevo parlare. Volevo soffermarmi invece su una funzione di questo videogioco. La possibilità di creare nick, personalizzarli e farli giocare all’occorrenza.

Mi sono accorto infatti che quella dozzina di avatar creati, corrispondenti ai membri della famiglia ma anche agli amici di GL e in alcuni casi ai loro genitori, diventano la compagnia abituale anche quando si gioca da soli.

E’ così infatti che mentre gioco a ping pong (si lo so, si dice tennis da tavolo) mi accorgo che quelli intorno li conosco. Se gioco a Baseball o a Basket, compagni di squadra o avversari prendono le sembianze a me familiari. Passo la palla quindi al papà di Alice e cerco di stoppare il compagno di scuola di GL (che nonostante abbia 7 anni non è impresa facile).

E allora penso….ma non sarebbe bello se anche nella vita si potesse scegliere le persone con cui “giocare” ed escludere tutti gli altri?

Quelli cattivi, che di solito hanno la faccia da antipatici e il ghigno beffardo. Quelli che per volontà divina sembrano creati apposta per romperti l’anima, per farti litigare, per farti star male. E per farlo non hanno bisogno di esserci sempre. Non devono nemmeno impegnarsi. Basta un piccolo segnale della loro presenza per farti alzare gli occhi al cielo e farti esclamare: “miiii, che palle….”

Io voglio andare in quell’isola, dove fa sempre caldo e non piove mai, circondato solo da persone “belle”. Chiedo troppo?

 

 

 

 

 

 

PS: qualcuno sa come si fa a giocare in due a ping pong? Col tennis ci riesco ma col ping pong proprio non ne vuol sapere.

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Rugby…..

Per motivi personali ho passato un weekend piuttosto difficile. Passare ancor più tempo giocando con mio figlio quindi, si è trasformata in un’esigenza più mia che sua. Ho avuto così modo di passare molto tempo con lui e, per completare le olimpiadi che di solito mi tocca fare per competere con la creatura, dopo la lotta libera, il basket, il calcio, questa settimana era il turno del……Rugby.  Non so come infatti, ha recuperato un pallone dei miei trascorsi giovanili (a dire la verità era una palla da football americano, ma comunque fra le tante ho avuto modo di praticare entrambe le discipline)  e appena mi ha visto….”papà….partita!”. Ora immaginatevi un gatto di di 97 chili avvinghiato in mischia con un esserino che ne pesa oltre 70 in meno. Non ci siamo fatti mancare nulla. Placcaggi, mischie comandate, punizioni (con il sottoscritto che doveva tenere con un dito la palla mentre lui la calciava verso la porta finestra), mete. Insomma venerdì sera, sabato e domenica passate a rincorrersi per casa con l’ovale sottobraccio. Era buffo perchè quando iniziava lui una azione la chiamava con la mano alzata come se fosse uno schema di basket (al giovanotto devo ancora spiegare qualche fondamentale di questo nobile sport). Alla fine eravamo sudati fradici e naturalmente dovevo pure stare ben attento a non far male alla creatura per non sentirmi le ire di mia moglie…….In compenso ho scoperto che dopo gli ultimi acquisti alla bassetti, il gatto, a suo modo, riesce a essere vicino al cucciolo anche durante la settimana……immagini-iphone.jpg

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