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Riflessioni al semaforo

In questa calda serata, col sole già ampiamente oltre i palazzi ma in grado ancora di regalare seducenti sfumature rosa, il semaforo dell’incrocio di quartiere mi ha regalato l’immagine di quest’uomo.

Guardava davanti a se in attesa di un via libera che la luce verde gli ha puntualmente concesso.

Teneva una sigaretta consumata tra le dita e indossava una camicia logora e dei jeans che avevano visti tempi migliori.

Sembrava anziano, probabilmente meno di quel che sembrava e più di quello che avrebbe voluto essere.

Il suo incedere faticoso e lento raccontava di fallimenti, di figli lontani e di donne sbagliate.

Uno zainetto in spalla, grande ma vuoto come i suoi occhi e un’ancora invidiabile folta capigliatura bianca, lasciavano immaginare una vita da raccontare, seduti al tavolo di un bar davanti ad un bicchiere di vino rosso.

Avrei voluto ascoltare quei racconti, chissà quante storie, quanti aneddoti. Ma un colpo di clacson alle mie spalle ha richiamato la mia attenzione al colore del semaforo, non più rosso e al fatto che non c’è tempo per osservare ed ascoltare gli altri. Dobbiamo andare alla nostra meta, chi velocemente a bordo di un’auto e chi lentamente sulle sue gambe stanche.

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L’uomo col cane invisibile

La domenica mi capita ogni tanto di andare a messa.

Non ridete. Sono ateo, quindo non ci vado per la messa ma per la compagnia e per accompagnare sylvestrino.

E poi è sempre uno spaccato di vita che mi incuriosisce e che a volte mi da lo spunto per qualche post.

Tra i personaggi che attirano la mia attenzione c’è sempre l’uomo col cane invisibile.

Si tratta di un anziano signore, col giubbotto verde e coi pantaloni marroni, che affetto da una qualche invalidità che ovviamente non conosco, tiene il braccio sinistro rigido e rivolto all’indietro, come se dovesse tenere appunto al guinzaglio un cane invisibile un po’ pigro, di quelli che devi tirare per farli muovere.

Non so dove si sieda durante la funzione, ma lo noto sempre quando, dopo aver preso la comunione, torna al suo posto.

Lui e il suo cane invisibile.

Che se non fosse invisibile il don mica glielo lascerebbe tenere in chiesa.

Poi l’uomo col cane invisibile lo vedo anche qualche minuto dopo la fine della messa, al bar in piazza.

Arriva sempre prima di noi e lo incrociamo quando sta uscendo. Secondo me perchè durante la messa non vede l’ora uscire e andare a prendersi un caffè, che mi immagino corretto, per poi uscire a fumare la sua sigaretta.

Lui e il suo cane invisibile, che fortunatamente fa anche i bisogni invisibili.

cane invisibile

 

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perchè l’uomo somatizza

Arrivo al pronto soccorso, ma non uno qualunque, ma quello oftalmico. Lo si capisce perchè nella sala d’aspetto invece di vedere gente tutta fasciata vedi tutti con gli occhiali da sole manco fossimo ai caraibi.

L’infermiera già all’accettazione, da dietro il bancone mi fa la diagnosi.

Calazio. Impacchi di acqua calda sperando che si sgonfi, dopodichè temo dovrà asportarlo chirurgicamente.

Potrei andarmene già soddisfatto, ma visto che sono qui conviene farmi vedere dal medico specialista.

Due ore di attesa. Per carità, non sono qui a lamentarmi delle due ore, o della mancanza dell’aria condizionata. Con i fondi a disposizione per la sanità trovare situazioni migliori è ahimè un’eccezione.

Il problema della mia incazzatura nasce dal momento in cui chiamano il mio numerino (fa niente se c’è un nome e un cognome sulla scheda di accettazione, visto che la fortuna è cieca vedrò di giocarmeli al lotto).

Dopo due ore di attesa, mi aspetto che entrando nel magico mondo del pronto soccorso, ci sia un medico, col suo bel camice, che mi saluta, magari con un sorriso, e mi chiede “allora sig. Sylvestro, vediamo cosa le è successo”.

Invece un tale, scazzato, sudaticcio, con una pessima camicia a quadretti esordisce con un “tel chì ‘nalter calazio”.

Trenta secondi di visita all’occhio per poi attaccarsi al computer a scrivere la ricetta. Ovviamente il suo modo di comunicarmi cosa avrei dovuto prendere era di leggere ad alta voce mentre scriveva girandomi le spalle….Hey scusi….io sono qui….

Se non le passa il gonfiore entro 10 giorni vada a farselo asportare chirurgicamente, in qualsiasi ospedale tranne che qui….sa questi piccoli interventi noi non li facciamo.

Ebbè certo, d’altronde in codesto fiore all’occhiello della medicina oftalmica o sei già cieco o non ti vogliono.

O meglio…se ancora hai gli occhi per vedere in che posto sei capitato, te la dai a gambe levate!!!

Ma scusi, visto che non è la prima volta, anche se in forme minore, qual è la causa ?.

Beh sa, si vede che questo è il suo modo di somatizzare lo stress…..

E’ già dimenticavo….perchè l’uomo….somatizza!!!!  Giusto?

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