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Sensazioni ritrovate

Leggera.

Fa quasi impressione il fatto che debba reggere il tuo peso su quella minima superficie. Non da l’idea di sicurezza, di consistenza.

Una sistematina al pacco, su la zip della maglia, casco allacciato e via col primo colpo di pedale…

Click-clack…le scarpette si agganciano e ti senti tutt’uno con lei.

Parlo della mia bici da corsa.

Era appesa al chiodo da 7/8 anni.

Il furto della mia mountain bike mi aveva fatto passare la voglia di pedalare. Forse anche per quello mi ero dato alla corsa, per la mia lunga parentesi da runner.

Poi l’anno scorso, riprendendo con la palestra ho riprovato a pedalare. Spinning, per un anno sempre da fermo, attento più alla musica che a quello che avevo intorno.

La gamba ritrovata mi ha fatto venire voglia di sentire nuovamente il vento in faccia, di sentire quel sottile sibilo dei raggi delle ruote che fendono l’aria.

Certo la bici, non più nuova, deve essere sistemata ancora per bene. Il cambio faceva i capricci, facendomi innervosire.

Però prestare attenzione al traffico, affrontato meno spavaldamente di una volta, tenere il controllo del manubrio molto sensibile, la postura bassa (non me la ricordavo così bassa).

Poi la leggerezza della pedalata, la bici che prende velocità…

Belle sensazioni.

Non vedo l’ora di risalirci sopra.

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Della timidezza, della salsiccia e della velocità.

Che poi mi sono pentito a non portare le scarpette a Monaco.

Si è vero, sarebbe stato il quarto giorno consecutivo di corsa, il tempo a disposizione per correre sarebbe stato poco, e poi faceva freddo.

Però quando la mattina, tornando in camera dopo la ricca colazione, in ascensore è salita tra gli altri anche quella biondina tutta sudata, con le guancie rosse dal freddo e con quella tutina dell’asics, ecco, un po’ mi sono pentito.

Comunque nel mio blitz di 36 ore in Bavaria, non ho mangiato nemmeno una salsiccia. L’anatra mi hanno rifilato, manco fossimo in francia.

Nella cena però ho fatto il mio figurone tenendo banco col mio inglese, magari un po’ sgrammaticato, ma sicuramente non timido.

Così come non lo sono stato nei workshop del giorno dopo.

Ecco, se dovessi pensare a cosa mi è piaciuto di più in questo viaggio, direi la timidezza, che spesso mi accompagna, e che stavolta è rimasta a terra all’aereporto di Malpensa.

Anzi no, c’è pure una frase che ha proposto uno dei relatori e che mi è piaciuta un sacco:

“If everything seems under control, you’re just not going fast enough.” – Mario Andretti

Mi calza a pennello. Io non sono uno preciso, faccio il 30 e quasi mai il 31. Mi piace progettare e iniziare a costruire, ma quando i muri sono stati tirati su, voglio pensare al nuovo progetto, senza aspettare di vedere come diventano quei muri una volta intonacati e imbiancati.

Ecco, con questa frase mi piace pensare che l’imprecisione che mi contraddistingue sia legata alla velocità, perchè a quel punto l’imprecisione, così come l’incapacità di controllo meticoloso, non rappresenta più un difetto, ma solo la ricerca del limite.

Ho provato a vendere il concetto ai miei collaboratori. Spesso cercano la precisione alla virgola in ciò che fanno, o magari in ciò che gli chiedo io. Però la precisione a volte, ti toglie risorse, energie, ti impedisce di decidere e di passare oltre.

Trovo sia meglio un dato approsimativo subito che uno preciso dopo, perchè così si sente la velocità, l’adrenalina….

Vabbè, però che palle….forse stasera è meglio se mi rimetto a vedere X-factor.

mario

 

 

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