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Fibalmente gi siabo….

Dopo 60 allenamenti, 810 km, due paia di scarpe usate per calpestare i suoli di milano, bologna, romagna, grecia, modena e dintorni…finalmente ci siamo. E’ la vigilia della conquista di Venezia, manco fossi il rappresentante di una delle altre tre repubbliche marinare (ancora non mi capacito di Pisa).

Ovviamente un simpatico raffreddore ha pensato bene di presentarsi nell’ultima settimana. Nulla di che, sia chiaro, ma quanto basta per dovermi drogarmi un po’ nel tentativo che non degeneri ulteriormente.

Domenica mattina, con la complicità del ritorno dell’ora solare, sarò ai nastri di partenza della Venice Marathon.

La mia quarta maratona da quando ho iniziato a correre e la mia seconda in quel di Venezia.

Il tempo, quello meteo, lo chiamano bello, magari un po’ freddino ma bello. Io per coprirmi prima del via indosserò il mio elegante cellophane trasparente alla partenza che fa molto chic.

Il tempo invece che trascorre, dal momento dello sparo alla partenza a quello in cui (spero) supererò il traguardo, sarà lunghissimo…

Oltre 4 ore di passione correndo lungo il Brenta (che è bellissimo per la cornice di pubblico) Marghera, Mestre, il parco San Giuliano, il temutissimo ponte della liiiiiiiiibertà (è interminabile) e l’agognata meta preceduta dai sui 14 ponti spaccagambe e dalla bellissima piazza San Marco dove troverò nel caloroso pubblico le ultime risorse per arrivare al traguardo.

Sono pronto…o meglio mi sento pronto.

Ho curato l’alimentazione (ieri solo proteine…una fame che non vi dico) e oggi e domani il carico di carboidrati (pasta e pizza a volontà).

Anche in corsa, con l’alimentazione, dovrei essere a posto, tra gel, integratori e barrette energetiche.

So che mi scontrerò col muro dei 35 km. Spero di spostarlo un po’ più in la di qualche chilometro…se riuscissi a farlo per altri 7 faccio bingo.

Avrò una mattinata per pensare correre e, spero, godermi il mio viaggio. Ci ho dedicato più di 70 ore e una sessantina di docce alla preparazione di questo evento. Non so se sarà l’ultimo (non mi piace finire con un numero pari) ma potrebbe anche esserlo.

Finirla è il primo obiettivo. Se riesco a farlo un secondo in meno delle 4 ore 18 minuti e 44 secondi raggiungo anche il secondo. Ne avrei anche un terzo ma scaramanticamente non lo dichiaro.

Per ora direi che è tutto. Il comandante Sylvestro passa e chiude.

A risentirci lunedì.

 

Syl

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https://www.veniceapartment.com/cgi-bin/Image/imgm/marathon.jpg

 

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parlando di corsa

Vi mancava l’argomento, vero?

Correre per me equivale a pensare. Niente di meglio che avere del tempo in cui non puoi leggere, navigare in rete, guardare la TV. Basta fare attenzione a dove metti i piedi (esercizio non particolarmente difficile visto la mia velocità) e la mente ha campo libero.

Anche la musica tutto sommato rimane solo un piacevole sottofondo che non impedisce l’attività di cui sopra.

Ecco. Ultimamente corro e tra le cose che penso c’è che faccio più fatica. E’ una fatica essenzialmente mentale che si tramuta poi in fisica.

Seguo una tabella per non aver alibi. Se devo correre 12 chilometri, mi costringo a farne 12. Se devo fare le ripetute, che ripetute siano. Avere un obiettivo mi aiuta molto.

Però la fatica rimane.

Quando faccio i 12 chilometri, al terzo penso “sono solo a un quarto del percorso…cazzo”.

Quando faccio le ripetute, conto quelle che mi mancano alla fine, e mentre le faccio, controllo ossessivamente il gps per vedere quanto manca alla fine dello sforzo massimo….200 metri, 150, 100…non finisce mai.

Forse mi sarò lasciato condizionare dal libro di Agassi, ma si sta insinuando in me un concetto finora sconosciuto. L’odio per la corsa.

Fino a qualche mese fa non era così. Per la maratona di Firenze, sono stato meticoloso e ho gustato e apprezzato ognuno dei 900 chilometri che mi hanno portato a fare quegli ultimi 42.

Probabilmente sono fatto male, ma ho bisogno di stimoli, scadenze, pressione. Anche sul lavoro è così.

Ecco perchè ieri mi sono iscritto.

Tra l’altro ho anche un conto aperto con lei.

La mia vita è fatta di paletti poco piantati per terra. La maggiorparte li ho piantati, male, io. Più che paletti sembrano tronchi galleggianti sull’acqua.

Almeno questo, piantato sul calendario il 25 ottobre, dovrebbe rimanerci…se non si alza troppo il vento.

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Fotografie

Scattate domenica e appena ritirate dal fotografo

  • Gli atleti col sacchetto della spazzatura indosso (io ne avevo uno trasparente della tintoria che faceva chic)
  • L’odore di olio canforato
  • I maratoneti che facevano la pipì lungo il muro di Villa Pisani (si lo so non si dovrebbe fare ma l’ho fatta pure io)
  • Una coppia francese che prima di entrare nelle rispettive gabbie di partenza, si sono salutati con un bacio dicendosi “ci vediamo all’arrivo”
  • L’atleta pacemaker delle 4 ore e 15 che, con i palloncini appesi alle spalle, è andata a fare la pipì dietro una colonna per tentare di nascondersi e i palloncini che segnalavano invece dov’era
  • La folla, tantissima, lungo la strada
  • I bambini che battevano il cinque
  • La banda del paese a Mira
  • I cartelli. Due sugli altri. Uno vicino all’arrivo con su scritto “a 50 anni la tua prima maratona, bravo!” (oh non era per me però) e un altro tenuto da un bambino lungo la strada con su scritto “papà sei forte”
  • I maratoneti che appena partiti si infrattavano dietro un cespuglio per fare la pipì (la pipì è proprio un tormentontone per un corridore)
  • Quello che si è fermato un attimo per salutare l’anziana mamma sul ciglio della strada e poi ha ripreso a correre
  • Due atleti che correvano con una maglietta con una freccia e una scritta “l’ù l’è el mè fradel”
  • Un atleta che ha corso con un salvagente a paperella dall’inizio alla fine (è pure arrivato prima di me)
  • gli atleti che spingevano carretti e carrozzine con su portatori di handicap bellissimi che sorridevano
  • Quello che correva e intanto parlava al telefono
  • Le band che suonavano lungo il percorso
  • Il cartello dei 33km e i crampi che suonavano alla porta
  • Il cartello, sadico, che segnalava 14 ponti all’arrivo
  • Il ponte mobile sul canal grande, stupendo
  • I boyscout ai posti di ristoro e quella gentilissima che all’arrivo, vedendomi cottissimo, mi ha letteralmente portato a ritirare la mia sacca
  • I turisti americani e giapponesi a Venezia che incitavano
  • Gli atleti giapponesi che arrivavano sulla soglia delle 6 ore sorridendo
  • Quelli che vomitavano durante e dopo
  • La fila di uomini nudi col bagnoschiuma in mano che aspettavano una doccia fatta col contagocce
  • Quell’atleta in palestra che, ormai docciato e rivestito, dormiva per terra tremando come una foglia (col senno di poi avrei dovuto coprirlo con una di quelle copertine che davano all’arrivo ma li per li non c’ho pensato)

venicemarathonmedaglia

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Soddisfatto a metà

Partiamo dalla soddisfazione e dall’obbiettivo primario.

Ieri ho corso la mia prima maratona, dopo solo 15 mesi che ho incominciato a correre e l’ho finita.

La gara è S-T-U-P-E-N-D-A. Un percorso ed una cornice di pubblico spettacolari, così come l’organizzazione.

Potremmo suddividere il percorso in 5 parti prinicipali. La valle del Brenta, costeggiando le famose ville, Marghera, forse il pezzo meno interessante visto che era nella zona industriale, Mestre con il parco San Giuliano, il ponte della libertà e la passerella finale in Venezia.

La mattina, nonostante per la tensione mi fossi svegliato con un’ora di anticipo sul previsto, stavo bene. Mi sentivo forte e invincibile.

Sono partito bene e, come mi ero prefissato, mi sono messo davanti al pacemaker delle 4 ore, anche se il mio obiettivo erano le 4 e 10. Però correvo bene, senza fatica e divertendomi in quella bellissima cornice di pubblico, dando il cinque a centinaia di bambini lungo la strada.

Metà percorso l’ho fatto sotto le due ore, come da tabella e fino al 25° ero assolutamente in media. Correvo e sorridevo. Ripeto, mi sentivo forte e invincibile.

Poi attraversando Mestre ho sentito le gambe appesantirsi e dopo il 30° ho avuto il tracollo. I crampi, mai avuti in 1.300 km di allenamento, si sono presentati nel giorno più sbagliato e mi hanno letteralmente azzoppato. Il ponte della libertà è stato un inferno. Da una parte la tentazione di mollare (l’idea di farmi tutti quei km zoppicando mi terrorizzava) e dall’altra la voglia di finirla ad ogni costo.

Così per fortuna ho fatto.

Mi sono riempito di banane e integratori salini ai ristori del 35° e al 40° tanto da riuscire se non altro a riprendere una leggera corsetta attraversando Venezia (almeno nelle foto sembra che abbia sempre corso).

I ponti finali in Venezia sono uno stillicidio, ma arrivati a quel punto non sono certo un ostacolo insormontabile.

L’alltraversamento di piazza San Marco una poesia, anche per via di un piacevolissimo incontro.

L’arrivo è stato commozione e dolore alle gambe, ma ero felice come una pasqua, con mio figlio che da allenatore esperto mi diceva, con fare severo, che avevo corso troppo veloce nella prima parte.

La sensazione finale è stupenda.

Mentre ero nell’inferno del ponte della libertà maledicevo il momento in cui mi ero lanciato un questa avventura, ma un secondo dopo aver passato la linea d’arrivo, sentivo di avere un conto in sospeso con questa distanza che voglio saldare quanto prima.

Il tempo finale è un modestissimo 4 e 39′, ma che ripeto, è solo la chiave per farmi accedere di nuovo a questa distanza.

Stamattina una mia amica che fa triathlon mi ha detto:”la maratona è solo questione di esperienza e quindi tu hai ancora ampi margini di miglioramento”.

La prendo alla lettera. Ringrazio il dottore e vado avanti.

 

 

 

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Ormai ci siamo

…e non è per gli oltre 1300 km corsi dall’inizio dell’anno

non è per i 110 allenamenti o le 120 ore di corsa

nemmeno perchè l’avevo messo fra i propositi di inizio anno

quei 42 km e 195 metri li voglio fare per poter ricevere l’abbraccio di Sylvestrino che per la prima volta sarà sulla linea di arrivo, perchè sarà lui che cercherò con gli occhi non appena varcato lo striscione dell’arrivo.

E so già che mi dirà “bleah che schifo…sei tutto sudato!!!”.

D’altronde già ieri al telefono mi ha detto “comunque vedi di sbrigarti e non farci aspettare troppo”.

VeniceMarathon

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