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No grazie, per il momento penso ancora di usarle

Sono in palestra. Ho appena finito una seduta di corsa (anche se l’ho fatta in piedi, sia chiaro) e, dopo una grande sudata mi sono goduto una doccia rinfrescante e purificatoria.

Torno al mio armadietto e mentre sono ancora nudo come mamma mi ha fatto mi metto a cercare le mutande nella borsa (stranamente le avevo stavolta).

In quel momento arriva alle mie spalle uno dei ragazzi della reception che richiama la mia attenzione chiedendomi:

Hai chiamato tu per…? (e mostrandomi un paio di cesoie da mezzo metro, fa il gesto di chi deve tagliare).

Lo guardo, mi guardo in basso i gioielli di famiglia e rispondo:

No grazie non sono stato io. Per il momento penso ancora di usarle un altro po’.

Il ragazzo sveglio capisce la battuta e si mette a ridere, mentre poco più in la un ragazzo lo chiama: E’ qui il lucchetto da aprire.

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Lo spinning i Depeche Mode e i polpacci.

Oggi la lezione di spinning in pausa pranzo mi è particolarmente piaciuta.

Oltre cinquanta minuti solamente coi Depeche Mode. Allenamento intenso con frequenti cambi di ritmo e potenza. Francesco l’ha chiamato power strenght. In pratica per tutto il tempo non c’è mai stato recupero.

Ho pedalato costantemente a livelli di potenza alti, ma devo dire che ci sono riuscito senza nemmeno troppa fatica. Il cuore non ha quasi mai superato la soglia aerobica e più di una volta mi sono ritrovato a canticchiare i brani del mio gruppo preferito.

Ho finito la lezione che ne avevo ancora. Osservando i volti dei miei compagni di viaggio, loro molto meno. Probabilmemente ero ancora gasato dall’atmosfera del Giro che sono andato a vedere sabato.

Addirittura ho anche seriamente pensato di bissare la sera con un’altra seduta in palestra. Poi ho saggiamente deisistito e sono andato a (tentare di) fare shopping. Avevo visto un abito da ufficio che mi piaceva. Era carta da zucchero, primaverile, mi piaceva un sacco. L’ho provato. La giacca cadeva benissimo. La vita era perfetta. Peccato per i polpacci…accidenti allo spinning.

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Stavo giusto pensando…

che devo sfatare questa cosa che mi dimentico sempre le mutande.

Ora mi organizzo bene la borsa della palestra. Ci metto un sacchetto con l’abbigliamento da spinning e un paio di mutande, poi uno per quando sono in sala e anche li un bel paio di mutande e giusto per non farci mancare nulla, anche nel caso andassi in piscina, oltre al costume, l’accappatoio e gli occhialini, un bel paio di mutande così non corro più pericoli.

Certo l’idea di tanta organizzazione non è proprio mia, io sono un uomo, ragiono per fasi sequenziali non in parallelo,difficilmente ci sarei arrivato, ma in questo caso  ho subito intuito l’utilità del consiglio, così ora col cavolo che mi dimentico, tze.

Stavo giusto pensando orgogliasamente a questo oggi, mentre finito la mia intensa lezione di spinning, stavo cercando le ciabatte nella borsa…le ciabatte, cribbio!

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L’incredibile Hulk-gatto

Stasera, tanto per cambiare, spinnig. Ovviamente la mia affermazione è ironica visto che faccio almeno due o tre lezioni la settimana pedaladando.

Però il lunedì si fa sul serio con Mimmo.

La sala è piena in ogni ordine di posti (ho sempre sognato dirlo). Tutte le bike al completo (sono quasi una quarantina) e la lezione è una powerqualcosa il che prevede che ben proiettati sullo schermo gigante in sala, ci siano le performance di ognuno dei bikers.

Durante la fase di riscaldamento, pedalando agile, non mi accorgo di nulla. Ma basta cominciare a lavorare sul pomello del freno, quello che regola la potenza (e di conseguenza la fatica) della pedalata per accorgermi che la mia bike non funziona bene.

Con apparente facilità infatti sprigiono potenze che nemmeno Cipollini nelle sue volate riuscirebbe a sviluppare.

Pedalo con nonchalance al 200 o al 300% della mia potenza abituale e la cosa è ben evidente sullo schermo sotto gli occhi di tutti.

E’ imbarazzante. Mi viene in mente la pubblicità col famoso slogan “ti piace vincere facile?”.  Chi mi è vicino vedo che ogni tanto allunga lo sguardo sulla mia pedalata, pensando di trovarmi con la stessa espressione di chi sta affrontando lo Stelvio e invece mi vede pedalare spingendo si, ma senza nemmeno troppa fatica.

In pratica ho macinato più del doppio di chilometri, calorie e watt di chiunque  altro.

Finisce la lezione e quando si riaccendono le luci noto che molti vanno alla ricerca della bici 27, la mia, quella che per tutto il tempo sembrava una moto più che una bici. Timidamente vado dall’istruttore e segnalo che la mia bike va registrata, visto i valori disumani di potenza che mi riconosceva.

Ascoltandomi un sorriso compare sul viso del mio vicino di bike che tirando un sospiro di sollievo mi dice “ah ecco…mi sentivo una m….a pedalare di fianco a te. Mi pareva un po’ strano”.

Va be…tanto gli avrei dato la paga ugualmente, ma questo glielo dimostrerò alla prossima lezione.

PS: tanto per non farmi mancar nulla non solo ho dimenticato le mutande, come al solito, ma questo giro pure l’accappatoio e le ciabatte. Il gatto sbadato colpisce ancora.

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Una canzone al giorno

Coi propositi sono bravo come quelli che lastricano (ma si userà come verbo?) le strade di buone intenzioni.

Però voglio provare a perseguirne uno. Non tanto impegnativo ma che richiede, se fatto come ce l’ho in mente, un minimo di costanza.

Vorrei postare una canzone al giorno (weekend esclusi). Una canzone che possa raccontare un momento della mia giornata, un pensiero, o magari assolutamente nulla.

Scopo di questo proposito? Nessuno, se non quello di trovare un modo per parlare, pardon, scrivere, con voi.

Partiamo coi Queen. Visto che stasera ho fatto una lezione di spinning veramente tosta. Spinning ormai, da quando ho ripreso con la palestra, rappresenta il mio pezzo forte. Sudo, ci do dentro, fatico, ma non scoppierò mai per una lezione di spinnig.

Però stasera, con il running di Mimmo (era la prima volta che pedalavo con lui) ci sono andato vicino.

E allora….

 

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Sono un po’ stanchino

In questi ultimi 10 giorni ho SEMPRE fatto almeno un allenamento.

Nel dettaglio ho portato a termine:

  • quattro sedute di spinning
  • tre di corsa
  • tre di cardio crossfit
  • due di pilates
  • una di nuoto

Lo spinning è il mio cavallo di battaglia, per quanto intenso, mi ritrovo sempre nella mia comfort zone. Sono padrone dell’attività e riesco a spingere quanto basta per lasciare la pozzetta di sudore a fine lezione senza farsi prendere dai crampi e senza perdere mai una battuta a tempo nella pedalata.

Con la corsa, due all’aperto e una sul tapis-roulant, pensavovo di più. Speravo che la diversificazione delle attività comunque fosse più allenante per la corsa. Invece mi ritrovo a fare piuttosto fatica con prestazioni assolutamente mediocri. 

Le sedute di cardio crossfit sono state una novità per me. Me ne avevano parlato per l’intensità con cui vengono svolte, ma non pensavo così tanto. Quando finisco l’ora sono letteralmente da raccogliere col cucchiaino. Ciò nonostante sono tra le schiappe del gruppo in quanto difficilmente riesco a completare le sequenze, durissime, di esercizi proposte dall’insegnante (i burpees me li sogno di notte). Mi manca un po’ di forza e soprattutto l’agilità necessaria. Però volta per volta mi sembra di fare qualche progresso e se non altro è un modo divertente e dinamico per fare pesi che altrimenti mi annoierebbero. Devo insistere.

Pilates è stata l’altra novità. Sicuramente le sedute più tranquille tra tutte, anche se le mie goccioline di sudore le lascio sul campo anche qui. Spero che mi aiuti con lo stiramento dei muscoli e gli addominali.

Col nuoto in effetti avrei potuto fare di più. Fatto dopo una lezione di spinning per cui la seduta è un po’ più semplice (mi sono limitato ad una quarantina di vasche fatte a  piramide con 2,4,6 8, 8,6,4,2 serie di vasche). Ovviamente ho patito quelle lunghe, dove arrivavo quasi in apnea e con le gambe che affondavano inesorabilmente. Migliorabile.

In generale sono in ogni caso soddisfatto, anche se non ho perso un chilo di peso. Spero che sia perchè i muscoli, sviluppandosi, pesino più della ciccia. In effetti mi sento comunque meglio (il riscontro ce l’ho quando mi allaccio le scarpe).

Il beach tennis, che ho ormai abbandonato, non mi manca più di tanto, anche se mi piacerebbe fare qualche partita in coppia con Sylvestrino che invece anche quest’anno farà il corso da agonista.

La corsa invece la prendo a piccole dosi, con fatica come dicevo prima. Mi mancano un po’ le gare (per la prima volta farò un anno intero senza una corsa ufficiale) la disinvoltura nel correre per 15/20km (oggi impensabile) e quel senso di eroismo che provavo quando mi allenavo alle 6 di mattina, magari sotto l’acqua o ancora al buio.

Però mi diverto e non si dica che non sfrutti pienamente l’abbonamento in palestra.

 

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…e a me veniva da ridere.

Stasera ultima lezione di spinnig prima delle vacanze.

Siamo in pochi, ma è normale visto il periodo.

Mi metto nella bike proprio di fronte all’insegnante, lei è anche carina, piena di tatuaggi che le donavano e con una testa rasata da una parte e una chioma rossa fluente dall’altra, un po’ stramba ma carina.

E’ una di quelle trainer che io definisco “animatori”. Tutta la lezione a parlare, incitare, urlare.

Capisco però presto che la scelta della posizione non è stata la più felice. Un po’ come mettersi nel primo banco in classe a scuola, ti beccano subito.

Lei parte con la sua lezione (bella devo dire) ed è tutto un susseguirsi di termini tecnici e incitamenti…e  ora jumping, spingi di più, credici, non mollare, con le gambe, con la testa, senti la salita, stringi ancora un po’….e così via.

Il problema è che lo diceva, anzi lo urlava, ansimando per il fiatone…e con lo stesso tono con cui potrebbe dire al suo uomo… “dimmi che sono la tua troia”.

Si insomma, potrebbe avere tranquillamente un futuro come doppiatrice di film porno se con la palestra le andasse male.

E lei era davanti a me…non più di un metro.

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Una serata in palestra

Oggi, la mia terza serata consecutiva in palestra per questa settimana (che vita da queste parti…)

La prima parte prevedeva una lezione di stretching, flexability la chiamano. Facile direte voi. E invece per quanto utile, è stato imbarazzante vedere il sottoscritto, un autentico gatto di marmo, tentare fantozzianamente di allungarsi, alzare arti, tirarsi muscoli, con risultati decisamente mediocri, mentre flessibili fanciulle, la maggiorparte della classe, si contorceva senza problemi manco fossimo al circo. Accidenti ai miei quadricipiti.

Poi l’attesa della seconda lezione, ingannata correndo in scioltezza sul tapis roulant per poi buttarmi alla scoperta dello spirit ride. Non so perchè lo chiamano così, ma di fatto è una sorta di spinning, con esercizi anche per la parte superiore con tanto di flessioni e pesi, delle specie di catene in gomma leggermente appesantite.

Era la mia prima volta e combinazione è stata anche la prima lezione dell’insegnante. Non una grande platea per lei a dire il vero. Quattro gatti, nel senso letterale del termine, disposti peraltro a mo di ascensore, i più distanti gli uni con gli altri.

Ciò nonostante, nonostante fosse un po’ goffa all’inizio, non conoscendo bene i meccanismi delle apparecchiature per l’audio e i video, alla fine è partita e per un’ora circa, ha pedalato, urlato, sorriso, recitato, manco fosse un’animatrice da villaggio.

Encomiabile nell’impegno sia chiaro, solo che stonava decisamente con l’aula semivuota.

Comunque alla fine ho fatto la mia pedalata coreografata con l’insegnante fuori di testa. Devo però ancora capire se mi è piaciuta la lezione oppure no. Toccherà rifarla ancora.

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Goffo

Ecco come mi sentivo guardandomi nell’enorme specchio a parete della sala corsi.

Stasera ho voluto provare uno di quei corsi, quelli dove gente insospettabile che lavora negli uffici, nelle banche nelle scuole, si mette completini attillati e colorati e salta su e giù dalle pedane, a ritmo di musica con l’aiuto di pesi per farsi ancor più del male.

La descrizione della lezione sul sito diceva “snellisci tonifica e rinforza con più di 60 worqualcosa e molto altro”. Avrei dovuto insospettirmi.

Essendo la prima volta, quando sono entrato nella sala corsi ho copiato cosa facevano tutti gli altri, prendendo il tappetino, i pesi e lo step e cercando un posticino nascosto il più lontano possibile dal centro della sala. Volevo passare inosservato…volevo.

Lei, l’aguzzina, ha cominciato subito la lezione con qualche esercizio di riscaldamento, ovviamente coreografato e ovviamente con il sottoscritto che inseguiva gli altri tentando vanamente di copiare i movimenti.

Poi il ritmo ha cominciato a salire, ma i miei battiti cardiaci e il mio fiatone si erano portati già avanti col lavoro. Il ritardo nella coreografia è diventato sistematico. Inoltre osservandomi distrattamente allo specchio non ho potuto fare a meno di annotarmi mentalmente che la maglietta gialla non sia stata la scelta migliore per passare inosservato. Vedevo la mia figura riflessa che bastardamente mi diceva “Ti piacciono le patatine? Ti piacciono gli aperitivi? Ti piace il gelato? E io ingrasso, ah se ingrasso. Te li metto tutti li sulla panza, tiè”

Da li in poi avrei evitato di guardare quel losco figuro dalla discreta maglietta gialla e mi sarei solo concentrato sull’aguzzina, che nel frattempo non faceva una pausa nemmeno a pregarla urlando in maniera minacciosa.

E’ stato solo verso la fine della lezione, mentre cercavo di fare i miei piegamenti sulle braccia appoggiato allo step, che mi sono chiesto se alcuni di quegli esercizi proposti dall’aguzzina, non rientrassero tra quelli vietati dalla convezione di Ginevra. Ma la maggiorparte dei prigionier…emh, dei partecipanti, mi sembravano invece soddisfatti e partecipativi.

Morale della favola: Le gambe tutto sommato hanno tenuto, le braccia e gli addominali decisamente no. Mi sono accorto solo alla fine che mi duolevano muscoli di cui ingnoravo addirittura l’esistenza.

Le braccia. Le braccia mi facevano così male che ho fatto fatica a farmi lo shampo sotto la doccia. Per non parlare dei lacci delle scarpe che non mi sono mai sembrati così stretti e lontani come stasera.

Pensare che nelle mie prime lezioni di spinning mi sentivo così figo…deve essere il karma della palestra.

Vuoi vedere che alla fine abbia fatto come lei?

 

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The cat is back

Domenica mattina.

Avevo preparato meticolosamente la borsa, andando a ritrovare indumenti nell’armadio che non mettevo da anni.

Indossare i pantaloncini col fondello, la maglia tecnica, le scarpe col tacchetto per agganciare i pedali…

Poi con aria un po’ smarrita e col passo di chi cammina con scarpe inadatte a camminare, mi avvio verso la sala. La trovo con 30 bike quasi tutte ancora libere, un po’ diverse da come me le ricordavo, sembrano tutte molto curate.

Ne scelgo una e comincio a regolare il sellino, all’anca, poi il manubrio, sia in altezza che in lunghezza. L’immancabile rituale preparatorio per la seduta di allenamento.

Finalmente ci salgo sopra. Click-clack…i tacchetti in metallo si agganciano magicamente ai pedali e questi sento che rispondono alla leggera pressione dei piedi.

Un piccolo schermo sul manubrio si accende e comincia a mostrarmi dei numeri. Intuisco si riferiscano alla frequenza di pedalata, alla potenza (non si può più barare) e ad altri dati utili per capire come va l’allenamento.

Intanto la sala comincia a riempirsi. Si conoscono quasi tutti. Alcuni mi guardano un po’ strano, sono lo sconosciuto in questa tribù. Una signora un po’ agè mi fa notare che la mia bike “regala” qualcosa. Penso si riferisca alla potenza segnalata dal computerino.

Intuisco di essermi impossessato della “sua”bike e le chiedo se la vuole lei, ma gentilmente mi dice di non preoccuparmi.

Arriva anche l’insegnante. Sembra sicuro di se e mi sembra ben voluto dagli altri bikers. Da una parte vorrei presentarmi, magari chiedere qualche consiglio, ma come al solito vince un po’ di timidezza e taccio ripromettendomi di farlo a fine lezione.

Si spengono le luci. Sul grande schermo sulla parete partono immagini ad effetto. Anche la musica comincia a far sentire la sua ritmica, inizialmente lenta, per preparare il riscaldamento.

Era 5 anni che non pedalavo.

The cat is back.

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