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Dei più e dei meno

Gli ultimi giorni sono stati intensi, con dei più e dei meno:

Ho corso. Trenta chilometri nel weekend con anche un paio d’ore di beach tennis e il tutto senza problemi al ginocchio (+)

Al lavoro sto perdendo qualche pezzo. Le cose che mi “cadono” sulla scrivania sono più di quelle che riesco a smaltire. Non ho ancora trovato il modo di delegare di più con la nuova squadra e questa cosa mi mette un po’ ansia. (-)

La Juventus ha vinto il suo quinto tricolore consecutivo. Tanto di cappello per la tenacia di questa squadra che a ottobre sembrava spacciata. Il mister Allegri ha detto “si cresce solo attraverso le difficoltà”. Purtroppo ha ragione. (+)

Subito dopo penso ancora alla partita col Bayern e all’occasione mancata. Poteva essere veramente l’anno giusto. (-)

Mio padre, quello naturale, si è rifatto vivo e ha provato a chiamarmi via messanger (non sapevo nemmeno che permettesse le chiamate). Due volte domenica e una volta oggi. Non ho risposto, ma ho scritto:

  • Io – Ciao io ora non posso (sono in ufficio) e francamente non so nemmeno se è il caso…dopo oltre 30 anni
  • Lui – Scusa volevo farti le condoglianze per la perdita di tua madre…!!!

Ha messo davvero i tre punti esclamativi. (-)

Stasera ho giocato a beach tennis. Il ginocchio è tornato a duolermi leggermente…uff. (-)

Ho acquistato una nuova racchetta (+)

Ho beccato Sylvestrino a fare una cosa che mi ha lasciato un po’ demoralizzato. Aveva dei compiti di matematica. Li ha presi dal sito della scuola e mentre li segnava sul diario l’avevo aiutato dettandogleli. L’indomani facciamo in controllo (dopo l’incontro con i professori  dobbiamo stargli un più addosso visto lo scarso rendimento) e, leggendo il diario, mi accorgo che “mancano” due esercizi.  Balbetta qualche scusa improbabile e poi ammette:

  • Papà erano difficili, non riuscivo a farli

Segue ovviamente il mio discorso su come i problemi vanno affrontati, se serve anche assieme e non nascosti o “cancellati”.

  • Se non ci riesci chiedi aiuto e cercheremo di dartene quanto più possibile.

Per la cronaca le due espressioni sono state fatte, ma provo disagio nel predicare bene a mio figlio e razzolare nel peggiore dei modi (-)

Mio figlio mi ha mostrato questo video. E’ sempre di quel rapper che abbiamo visto in concerto. La canzone mi piace da morire e il video è fatto magnificamente.

  • Ma di cosa parla Sylvestrino?
  • Di scarpe…
  • Beh…non solo. Leggiamo bene il testo…

Forse ognuno di noi ha bisogno di avere uno stupido paio di scarpe per pensare di poter volare. Forse in ognuno di noi c’è un piccolo Dumbo. Se riuscite dateci un’occhiata. Non è una nuova canzone ma per me si. Devo metterla nella playlist da corsa.  (+)

per chi vuole la traduzione è qui

 

 

 

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Volare….oohhh…oohh….

Ieri sono andato a correre, uno dei miei soliti allenamento di routine.

Ero in compagnia, una mezza dozzina di runner che correva allegramente…e devo dire che io volavo….o meglio…sono proprio volato.

Qui a milano si dice “prendere un tupic”….ecco, quello che ho fatto io.

Che poi sono riuscito anche a viverla quella sensazione quando, dopo il tupic, il tuo corpo è tutto sbilanciato in avanti…le gambe che tentano di riprendere velocemente il terreno perduto per riposizionare il baricentro nella giusta posizione…ma non basta, anzi, il tuo corpo subisce solo una ulteriore accelerazione che rende ancor più brusco l’impatto con l’asfalto del marciapiede.

Va detto che mi sono rialzato come una molla, da gatto appunto…la prima conta dei danni vede il guanto, provvidenziale, tutto lacerato e pronto per andare direttamente nel cestino. Poi continuando a correre sento un po’ di fastidio al ginocchio e al gomito. Maglia e pantaloni però sono intatti…proseguo come se nulla fosse.

E’ solo negli spogliatoi che verifico lo stato delle abrasioni.

Un po’ come da bambini si andava fieri delle proprie sbucciature…

Come mi ha detto Velvet su FB, a volare sono bravo…sull’atterraggio ho ancora margini di miglioramento.

ginocchio

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La mente è strana…

Oggi ho corso come spesso avviene durante la pausa pranzo.

Sembrava una giornata di fine aprile e ho corso per la prima volta quest’anno con la maglietta a maniche corte e i pantaloncini. Nella realtà, avendo preparato la borsa già da ieri senza magliette a maniche corte ma solo con una maglia invernale più pesante, ho corso con la maglietta intima tecnica, che è rossa e soprattutto attillatissima.  Ammetto che un minimo di pettorali e di bicipiti, sembravo un mix tra big Jim e Cappuccetto Rosso.

In realtà però volevo parlare della corsa e non dell’abbigliamento, né tantomeno dei pettorali (quello fa parte del marketing).

Ho corso bene. Ma proprio bene. Quasi 11 km, fatti di buon passo e in progressione. Gli ultimi due spingendo proprio bene, volando. Se avessi avuto il tempo, sarei andato avanti ancora un bel po’, ce ne avevo eccome.

Penso che il motivo sia legato all’ok alla visita medica avuto ieri sera. Non che non avessi corso nelle scorse settimane ma oggi è come se mi fossi liberato di una fastidiosa zavorra.

Non provo stanchezza, anzi, stasera gioco anche a beach tennis, e soprattutto ho ancora voglia di correre quanto prima.

Riuscissi a gestire questi meccanismi mentali anche in altri campi…

 

running volando

 

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Volare….

aliante_falco.jpgAmare è un po’ come volare. Quando lo fai è stupendo e più vai in alto e più provi delle sensazioni uniche.  Ma quando tutto finisce, se cadi da così alto ti fai molto, molto male……….io non voglio più volare.

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