il sabato del villaggio

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.


La poesia non è mai stata il mio forte.

Alle elementari,  erano per me solo parole in sequenza da imparare a memoria, mettendo già allora alla prova la mia scarsa capacità da questo punto di vista.

Alle medie poi ho sempre trovato macchiavellico il fatto che i poeti, per raccontare quel che passava loro per la testa, dovessero decantarlo in vattelapescasillabi rendendo tutto più difficile a noi poveri studenti.

Se sei triste, dì “sono triste”. Se ami una donna dì “ti amo”. Perchè complicare tutto con rime baciate o alternate?

Non è un caso poi che questa mia non indole mi ha portato a frequentare un istituto tecnico lasciando ai compagni secchioni il piacere della poesia e delle lettere nei licei.

A distanza di anni poi ho capito che la mia idiosincrasia verso la poesia in fondo, era solo invidia per chi aveva la capacità di amare e capire questa forma d’arte….ma in realtà non era questo di cui volevo parlare.

E’ che fra le tante poesie che ho odiato, questa del Leopardi invece, chissà poi perché, mi è sempre rimasta impressa. Il piacere per l’attesa e quella sensazione che ti fa sorridere al pensiero di ciò che deve accadere.

Ecco, io stasera penso di essere in quella fase……. attendo e sorrido.

Si lo so, in realtà il Leopardi nella seconda parte riuscì a trasmettere il suo celeberrimo pessimismo. Ma se per me era già tanto ricordarmi della prima parte pensate che la seconda avrebbe mai potuto entrarmi in testa e rovinare il piacere di quei primi 37 versi?

PS: per il sabato del villaggio bisogna proprio aspettare il sabato?

PS2: per mia mamma nessuna nuova

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8 commenti

Archiviato in Amore, il gatto syl, Senza categoria

8 risposte a “il sabato del villaggio

  1. Io sono un po’ come te nei confronti delle poesie, l’unica differenza è che non sono invidiosa di chi le ama e le capisce. Io non le so scrivere e non so interpretare quelle degli altri. Sarò scema? Sarò poco profonda? Boh, preferisco le cose dette belle chiare e tonde!
    Comunque ci sono alcune poesie che mi fanno impazzire (saranno facili da capire, non so), come ad esempio qualche sonetto di Shakespeare e “I ragazzi che si amano” di Prévert 🙂

  2. L’infinito, per tutta la vita, una folgorazioni alle elementari.

    • giuro, sono andato a rileggermela e anche a leggere le analisi del testo (se ci fosse stato il signor Google quando studiavamo noi……), ma questa poesia …..non mi finisce 😉

  3. figurati che io ci sono pure stata a casa del vecchio Leopardi , e da lì ti rendi conto che, visto lui era pure bruttarello , gobbo e moolto trasandato , quindi altro che depressione gli doveva venire, dal suo ermo colle poteva solo rimirare la valle dove belle contadine paseggiavano e magari pure si infrattavano con aitanti giovani !!!
    buon week smack

  4. quando si e’ giovani non si aprezzano le belle cose….
    e’ successo anche a me…..dopo i 40 anni ho iniziato ad amare le poesie e la letteratura…..
    PS incrocio le dita per la mamma…
    baci Ade

  5. …..forse io devo arrivare ai 50?

    PS: grazie

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