E’ passato un anno

Nonostante abbia una memoria da pesce rosso, ricordo ancora bene quella sera.

Mio padre mi aveva chiamato mentre stavo uscendo dall’ufficio…“vieni a casa che la mamma ha bisogno della morfina”.

Già, in quel periodo ero diventato infermiere, imparando anche a fare le iniezioni…io che alle iniezioni sono proprio allergico.

Corsi a casa, ma appena la vidi capii subito che eravamo arrivati al dunque. Le feci quell’iniezione nella speranza, non troppo convinta, che potesse realmente alleviarle un po’ il dolore. Nel frattempo mio padre tenacemente e testardamente continuava a cercare di far uscire il medico, lo stesso medico che al telefono mi diceva…“sua padre purtroppo non ha capito, è inutile che venga a casa sua. Mi spiace ma non c’è più nulla che possiamo fare”.

Ovviamente dovevo inventarmi una qualche scusa per mio padre che non voleva accettare quel verdetto.

Così mentre lui continuava a cercare qualche soluzione per farla guarire miracolosamente, io mi concentrai su di lei.

Cominciai a carezzarla, le mani, i capelli, il viso, delicatamente, probabilmente come non ho mai fatto con lei. La guardavo negli occhi sfoggiando il migliore dei miei sorrisi, con la speranza che dai quegli stupendi occhi blu, ormai stanchi, potesse avere l’immagine di suo figlio per quel suo ultimo momento.

Ero ancora in giacca e cravatta, non avevo avuto il tempo di cambiarmi, anzi, ricordo che dovevo andare in bagno ma la tenevo nella paura di non essere li “in quel momento”.

Passai il mio tempo a sorriderle e a parlare, dolcemente, lentamente. Lei ovviamente non poteva rispondermi, ma in cuor mio sono convinto che le mie parole potessero esserle di sollievo.

Il tempo pareva essersi fermato. Ormai a casa, oltre a mio padre, c’era mia zia, mia cugina, mio zio…se fossimo stati cattolici avremmo pregato, forse mia zia lo fece anche…invece eravamo li, in silenzio, a parte me che continuavo a parlarle e mio padre che chiedeva quali medicine poteva prendere, non accettando fino all’ultimo quello che stava succedendo.

Nei film i registi, per rendere più chiara la lettura della scena allo spettatore, mettono sempre una macchina attaccata al malato che fa ping, ping, ping….fino al piiiiiiiiii finale.

Li invece non c’era nessuna macchina che fa ping…solo il suo respiro che lentamente si faceva più lungo, più lento, più faticoso….fino a interrompersi, per sempre.

Stamattina ho accompagnato mio padre di prima mattina al cimitero. Poche parole fra noi, occhi lucidi, il nostro modo per salutarla, anche oggi.

Ciao Mamma.

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44 commenti

Archiviato in Amore, il gatto syl

44 risposte a “E’ passato un anno

  1. mi spiace… un abbraccio per te

  2. Tua madre, nel leggere queste tue parole, e stai sicuro che le ha lette, mentre le scrivevi, ha sorriso … Sei stato e sempre sarai una delle sue creazioni più belle. Accetta un abbraccio … ❤️

  3. Un abbraccio ❤️
    Primula

  4. Un abbraccio, fortissimo. ❤

  5. È un racconto bellissimo! Anche se ricorda momenti brutti! Un abbraccio

  6. Silvia

    Si sorride mentre un pezzo di noi muore con loro e quel momento non si scorderà mai…..ciao buona serata 🙂

  7. Ti abbraccio forte, di cuore 🙂

  8. Porca miseria Syl…un anno…Di già? A maggio per me saranno 10… Come fosse stato ieri.

  9. ❤ commossa fino a che per tenere i lucciconi mi ha pizzicato il naso

  10. Toccante è la parola giusta. Non so se lasciare un sorriso o una lacrima, li lascio entrambi. 🙂 ‘( ❤

  11. Huber

    Un abbraccio immenso! 🤐

  12. Bia

    Fra poco tocca a me… stessa scena sai? Solo la mia ambientata in ospedale. E no, niente macchina a fare biiiiiiiiiiii…. solo l’ultimo respiro 😦
    Un abbraccio grande

  13. …Racconto lucido ma commovente ..

  14. Mamma mia…e poi quel padre? Quanto peso da portarsi dietro. Quello scritto lasciato in sospeso. Perché? Scusa se mi permetto ma il tema mi è caro. Non possiamo capire tutto dei nostri padri e delle nostre madri…arriva un momento in cui dobbiamo imparare ad amarli per quello che ci hanno dato e quello che non ci hanno dato. Non so, mi sembra che altrimenti non troveremo mai pace. O forse no. Un abbraccio Penny

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