Archivi categoria: running

Sciatalgia

Questa è la diagnosi che mi sono fatto da solo. Si lo so, non sono un medico e non posso fare diagnosi. Infatti la mia era una provocazione bella e buona.

Fatto sta però che è dal 25 aprile che non riesco più a correre. Dopo quei 15 chilometri infatti, sono rimasto piegato in due dal dolore per tutto il giorno. Pensando fosse una cosa più banale (avrò preso un colpo d’aria mentre ero sudato…) ho provato a correrci sopra due giorni dopo. Quando mai…dopo pochissimo ho dovuto arrendermi.

Rimesso in condizioni di camminare almeno senza zoppicare, ho provato a fare un po’ di nuoto. Ovviamente siccome lo trovo un po’ noioso, ho pensato bene di trovarmi qualche tabella da seguire, giusto per movimentare un po’ le sedute in piscina.

Però correre…cacchio che voglia. E non parliamo anche del beach tennis che ovviamente ho dovuto saltare.

Dopo quasi 20 giorni però mi sembrava di aver superato la cosa e ho provato a rimettermi le scarpette per vedere come andavo.

Ecco…non l’avessi mai fatto. L’infiammazione al nervo sciatico si è immediatamente riacutizzata.

Addio mezza di Rimini e soprattutto mi sono messo l’anima in pace sul fatto che stavolta farò passare un po’ più di tempo prima di “riprovare”.

Nel frattempo…mi sono iscritto in palestra. Ne avevo davvero voglia. E’ buffo (folle?) che nelle mie condizioni pensi, nemmeno troppo segretamente, a come potermi allenare per provare a fare la mia prima gara di triathlon entro i prossimi 12 mesi.

Ottimisticamente ho fatto partire l’abbonamento da giugno nella speranza di tornare in sesto per allora. Alla peggio però sfrutterò la piscina compresa nell’abbonamento che tutto sommato comincia anche a piacermi.

Nel frattempo mi sono “curato” con qualche antidolorifico e arnica. Finora senza troppo successo.

Domani provo con un fisioterapista, vecchio amico di blog. Spero non mi faccia vedere troppo le stelle…nonostante lui sia tifoso del napoli e incattivito dallo scudetto della Juve, vero uagliò?  😉

large_schiena-sciatalgia

Annunci

17 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, palestra, running, Salute e benessere, Senza categoria

Piccoli segnali

Ieri sono andato al mio consueto allenamento di beach tennis. Dopo una ventina di minuti ho sentito una fitta all’inguine. Stupidamente ci ho continuato a giocare sopra (tra l’altro con scatti e tuffi nella sabbia che manco i gatt…ah già che sono gatto pure io) anche perchè a caldo il fastidio sembrava sopportabile.

La notte invece un po’ meno. Si insomma, penso sia uno stiramento e col muscolo freddo mi fa un po’ male quando mi muovo. Forza zero e situazioni imbarazzanti come dover prendere la gamba con le mani quando salgo in macchina o cose del genere. Insomma un relitto.

In ogni caso, già durante la lezione pensavo a quanto incominciasse un po’ a stufarmi quel tipo di attività. Forse l’aver pagato una nuova rata della retta, cara arrabbiata, ha contribuito a farmi fare quei pensieri. Però tutto sommato con la stessa cifra potrei permettermi un abbonamento in palestra dove potrei tornare a fare spinning (che un po’ mi manca) magari più volte la settimana e magari trovando nuovi spunti per il blog (vita da palestra è sempre stato un mio vecchio cavallo di battaglia).

Anche con la corsa non è che abbia molti stimoli. Corro piano, il che mi porta a non pianificare nessuna gara, il che conseguentemente mi porta a non aver obiettivi e quindi motivazioni forti per allenarmi…un circolo per nulla virtuoso dal quale faccio parecchia fatica ad uscire.

Insomma, per un tipo tutto sommato sportivo come me, non è un periodo di grandi entusiasmi.

Suggerimenti?

Risultati immagini per stanchezza sport

 

44 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, palestra, running, Salute e benessere, Senza categoria, spinning, Sport

Delle ripetute, delle scopate e del signor Plank

Sto cercando di ritrovare un minimo di forma. Purtroppo sono ancora ben lontano da quello che riuscivo a fare un po’ di mesi fa. Corro con la sensazione di fatica, poca voglia e col desiderio di poter tornare quanto prima per una doccia ristoratrice.

Purtroppo la mente continua a ricordarsi di quando riuscivo a fare molti più chilometri e molto più velocemente. A volte il corpo cede e comincia a mulinare i passi come allora, salvo schiantarsi dopo poco. Se riesco ad allenarmi con qualcuno resisto un po’ di più, ma a volte, correndo con chi aveva il mio passo o addirittura era più lento,  comprendo invece ancor meglio quanto sia distante dallo stato di forma che mi piacerebbe avere.

Per compensare cerco di integrare gli allenamenti di corsa con degli esercizi per gli addominali, che comunque aiutano nell’azione di corsa (e in generale male non fanno alla pancetta).

In modo particolare, senza inventarmi chissà quali esercizi, mi concentro su un solo tipo. L’eserczio di Plank.

Il “plank” è un esercizio statico nel quale bisogna mantenere il corpo in posizione corretta, anche se non si fa un movimento specifico.

Per iniziare, sdraiatevi per terra, con l’addome rivolto verso il basso. Successivamente, piegate i gomiti di 90º, in modo che risultino allineati con le spalle. Il corpo deve formare una linea retta dalla testa ai talloni; bisogna appoggiarsi solo sugli avambracci e sulla punta dei piedi. Ricordate che i gomiti devono rimanere esattamente sotto le spalle.

Quando adottate questa posizione, i muscoli addominali si tenderanno e non dovrete rilassarli finché non avrete terminato l’esercizio.

Ecco quindi, che mentre “guardo” la tv , ascolto la musica o anche solo leggo da tablet, mi metto li, sul mio bel tappetino di gomma piuma e comincio le mie sedute.

E’ in quei momenti che mia mente parte per le analogie mentre il culo fa una fatica del diavolo a rimanere in posizione corretta.

Vanno fatte delle ripetute…come quelle fatte di corsa, da 400 metri, da un km o da quanto possa servire. Più serie cercando di resistere quanto più possibile. Conta la tenuta muscolare ma anche quella mentale, perchè arriva un certo punto in cui tutto il corpo ti dice, anzi, ti urla di interrompere…e li è solo la testa che ti spinge a resistere quel qualcosa in più. Io di solito mi cronometro con un timer col conto alla rovescia, in modo da avere un obiettivo da raggiungere (sempre per obiettivi io).

E poi, quando arrivo alla fine, quando mi accascio a corpo morto sul tappetino, sento il cuore che va a mille e la sensazione è simile a quella che provo quando si raggiunge un orgasmo dopo aver fatto l’amore. Una sorta di liberazione e soddisfazione per l’attività appena portata a termine.

In ogni caso una benefica liberazione di endorfine.

Perchè scrivo questa cosa?

Boh…probabilmente perchè dovrei scopare di più e lasciar perdere il signor Plank. 😉

active plank

 

 

28 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, palestra, running, Salute e benessere, Sport

La mia Milano21 half marathon

Ho i muscoli indolenziti. Faccio fatica a camminare e sento i bicipiti doloranti. Questo perchè ieri ho corso i 21 km della mezza di Milano e senza nemmeno farli in un gran tempo, anzi.

Da quando ho iniziato a correre qualche anno fa, ho avuto modo di fare 18 mezze maratone, 5 maratone sulla distanza doppia e almeno una quarantina di allenamenti sopra i 20km. I 21 della mezza quindi non mi fanno certo paura come distanza.

Ma ieri li ho sofferti. Gli ultimi 3/4 in modo particolare, come da copione. Il caos che c’è stato all’arrivo e il fatto di rimanere per un’ora sudato sotto la gelida bora in versione milanese nella calca per recuperre la borsa a fine gara non ha fatto altro che amplificare le sensazioni negative.

E mentre correvo sentivo venire meno, oltre alle forze, le motivazioni. Nessuna tabella mentale da seguire, nessuno da inseguire o da superare. Niente, solo un passo dopo l’altro, in attesa di vedere lo striscione dell’arrivo.

D’altronde non l’avevo nemmeno preparata bene nelle settimane e nei giorni precedenti. Qualche allenamento saltato, pochi chilometri, pochi lavori. Anche la sera prima, il risotto con l’osso buco, non penso sia stata la corretta cena da atleta alla vigilia.

Forse, per la prima vera volta, ho avvertito il peso del mio mezzo secolo farsi sentire. Comincio a percepire in maniera evidente, il gap che c’è tra quello che vorrei fare e quello che riesco a fare. Con la corsa in maniera evidente, ma non solo.

Magari avrei bisogno di nuovi stimoli…potrei pensare al Triathlon, almeno diversificherei gli allenamenti. Oppure potrei tornare allo spinning e al ciclismo…o magari un corso di ballo.

Però mi hanno fatto notare che in realtà ci sarebbe un’attività a cui forse potrei dedicarmi con profitto…

https://i0.wp.com/static.fanpage.it/wp-content/uploads/sites/6/2016/01/umarell-01-638x425.png

33 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running, Senza categoria

Fritto misto

Del lavoro lo sapete. In ufficio sono sempre in rapporti un po’ conflittuali col mio capo e per il resto sto aspettando news per la nuova offerta, ma per il momento tutto tace.

Ieri ho fatto la mia consueta asta del fantacalcio…squadra appena appena discreta, però come sempre, mi sono divertito un sacco. Attempati manager che si azzuffano per accaparrarsi bomber mediocri a suon di finti milioni…degli eterni Peter Pan.

Il weekend invece sarà sportivamente impegnativo. Sabato torneo di beach tennis con mio figlio e domenica la mezza di bologna. Di solito prima di una gara di 21 km è buona cosa stare a riposo. Ma se tuo figlio ti chiede di giocare come si fa a dire di no? Tanto con la corsa sono fuori forma, per cui non avevo ambizioni di nessun tipo se non di finirla senza essere stremato…poi è previsto anche il diluvio domenica per cui ho un alibi in più.

La parte migliore, come sempre, sarà mettere le gambe sotto il tavolo senza complessi di colpa.   😉

Immagine correlata

16 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

la mia settimana di ferie a luglio

In realtà il tempismo non è il massimo, visto che sto per tornare nuovamente in ferie…però dopo il concerto mi sono concesso una settimana di ferie in quel di Riccione con Sylvestrino e il nonno.

Adoro stare in romagna…alla faccia del mare che non è bello (ma la mattina, quando è calmo, credetemi è uno spettacolo).

Le attività principali da fare erano in ordine sparso:

correre

mangiare

bere (aperitivi soprattutto)

giocare a beach tennis

leggere sotto l’ombrellone

dormire

 

Permettemi un piccolo approfondimento sulle attività sportive, fatte in compagnia delle persone che amo di più…Sylvestrino e suo nonno.

La corsa: Avveniva la mattina presto, appuntamento sul lungo mare…io mio padre, il mio socio di corsa e un’amica di mio padre (compagna di società sportiva in vacanza da quelle parti).

Non facevamo percorsi lunghi. Mio padre è molto metodico….un percorso da 11km….dalla spiaggia, fino a porto verde e ritorno….

Io e il mio socio ovviamente eravamo le palle al piede…mio padre e la sua amica (62 anni…) ci “aspettavano”, tirandoci il collo…

Però era un bel quartetto da vedere….e correre in riva al mare è impagabile.

Poi a dire il vero, ammetto, mi incuriosiva vedere mio padre avere a che fare con un’altra donna. Per carità non penso ci fosse del tenero (anche se entrambi sono vedovi e non ci sarebbe nulla di male)…però era….”strano” vederlo alle prese con un’altra donna. Forse gli farebbe davvero bene se capitasse e mia mamma, ne sono convinto, ne sarebbe contenta.

Il beach tennis: Ormai Sylvestrino e i suoi amici sono diventati bravi. Se non più di noi (grandi) almeno quanto noi. Quando si gioca in spiaggia le partite sono sempre combattute e devo dire divertenti.

Poi il mercoledì c’era il padre e figlio….che in realtà non è riservato solo ai padri e figli ma ai ragazzi (under 14) accoppiati da un adulto.

Era da due anni che non provavamo a fare questo torneo io e lui. Ora lui gioca davvero bene…ammetto che il pensiero di arrivare in finale l’avevo fatto…e lui ancor di più.

Una volta sul posto però ci siamo accorti che, pur non essendoci molte coppie, quelle che c’erano erano toste, molto.

Alla prima partita infatti perdiamo 6-4. Syl junior comincia già ad incazzarsi, ma la realtà è che loro erano molto forti. Il ragazzo un po’ meno di Sylvestrino ma l’adulto (non era suo padre) molto più di me. Mi faceva correre avanti e indietro come uno scemo tra palle corte e pallonetti.

Le altre due però le vinciamo e passiamo come secondi.

Ai quarti vinciamo facile e scopriamo che in semifinale dobbiamo riaffrontare una coppia con la quale avevamo già vinto 6-1 nel girone.

L’errore è scattato in quel momento, pensando di essere già in finale, dove sapevamo avremmo re-incontrato quelli che ci avevano battuti al primo match.

Deconcentrati ci siamo trovati nel giro di pochi minuti sotto di 3 a zero. Sapevamo di poter rimontare, ma il nervosismo ha cominciato a prenderci…anche la stanchezza a dire il vero.

Lui, che era nella posizione in cui bisognerebbe schiacciare (gli adulti non possono infatti farlo), ha cominciato ad avere il braccino corto…non schiacciava, le appoggiava facili, pallonetti difensivi…e io sbagliavo qualche palla di troppo, anche in battuta.

Sempre più nervosi siamo arrivati al tie-break. Non POTEVAMO perdere contro quelli…eravamo nettamente più forti noi.

Però alla fine, 8 a 6….abbiamo perso.

Sfumata la rivincita con quelli forti, che avrebbero poi vinto il torneo, ci siamo accontentati della finalina per il terzo posto. Vinta anche qua al tie-break con una coppia imbarazzante a dire il vero. Il padre urlava e sbraitava contro il figlio quando sbagliava (nelle altre partite l’ho sentito anche bestemiare….) e il figlio che con due occhi da cocker subiva quei rimproveri. Un comportamento davvero assurdo, visto che in primo luogo è per i ragazzi che dovrebbe essere giocato quel torneo.

Tra noi invece, per compensare, era mio figlio quello che mi cazziava per gli errori.

Comunque alla fine, un buon terzo posto, guadagnato con una fatica boia (6 partite in meno di tre ore) invece di farci godere dei nostri ingressi gratutiti al cinema avuti in premio (subito sfuttati la sera dopo per vedere il pianeta delle scimmie….’na cagata n.d.r.) ha fatto si che lui non mi rivolgesse quasi la parola per un giorno intero.

Però dalle esperienze si impara….e io ho cercato di far capire a lui che si può anche perdere e bisogna accettarlo….e a mia volta ho imparato che anche lui, quando vuole, sa voler essere “competitivo”. Avevo infatti la sensazione che, in generale, fosse uno che non amasse particolarmente la competizione, che la temesse. Invece in questa occasione ha dimostrato che ci tiene eccome. Come quasi sempre avviene, sarebbe la giusta misura quella alla fine più efficace….nè troppo nè troppo poco…ma da questo torneo io ho portato a casa questo.

E comunque ad agosto si replica…

https://i2.wp.com/www.podistidoc.it/wp-content/uploads/2012/09/correre.jpghttps://www.villayorksc.it/wp-content/uploads/2016/09/cover-beachtennis-1200x422.jpg

21 commenti

Archiviato in beach tennis, figli, il gatto syl, me myself and I, running, Sport

E se parlassi di corsa?

Non avrei molto da dire se non che dopo la maratona ho mollato un po’. Non completamente, ma sono più le volte che riesco a fare solo un paio di allenamenti contro i 3/4 che dovrei.

Però ho come la sensazione di vivere ancora di rendita per la preparazione fatta in precedenza e comunque vado ancora discretamente. Ieri 20km forzando un po’ nella seconda parte e oggi, strano ma vero, subito un altro allenamento per sciogliere un po’ i muscoli e ascoltarmi in santa pace un po’ di Muse, in attesa di rimettermi il pettorale per la mezza di Rimini fra due settimane.

Nel frattempo in queste settimane si è rifatto vivo miopadrequellaltro. Prima per gli auguri di buona Pasqua e poi perchè visto che “passava” da Bologna…ma l’ho richiamato che era già a Piacenza.

Come è già avvenuto in passato le nostre chiacchierate al telefono sono state molto brevi. Però questa volta ne ho approfittato per togliermi il mio dubbio più grosso…e no, non ho una sorella, ne tanto meno un fratello.

Un po’ mi spiace, devo ammetterlo, però ci dormo lo stesso.

Comunque ho deciso che lo incontrerò. Lui mi ha detto che ha tante cose da dirmi e io tante domande da fare…

Ora però ho un po’ di imbarazzo sul come.

A casa sua non se ne parla, ne tantomeno a casa mia.

Andare fuori a cena mi sembra un po’ esagerato…ed è un privilegio che non vorrei concedergli, almeno non subito.

Un caffè? Forse, ma penso riusciremmo a vederci solo di sera per cui mi sembra più complicato.

Forse una birra…se non altro la birra mi piace… e a naso penso piaccia anche a lui.

Per quel poco che ho intuito della sua vita penso di aver capito da chi ho preso la capacità di andare a complicarsi le cose e fare cazzate su cazzate.

Mia madre era più integerrima. Senza mezze misure, tutta di un pezzo. Io non lo sono per niente…e penso nemmeno lui.

Però mi chiedo cosa sarebbe stato di me se mi avesse cresciuto lui invece che lei. Sicuramente sarebbe andata molto peggio. Su questo ne ho la certezza.

https://i1.wp.com/www.scappoinbrasile.com/wp-content/uploads/2015/01/telefonare-in-brasile-1024x1024.jpg

25 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, running

Però non ci sono solo tempi e prestazioni

Non ho avuto tempo di parlarne subito, ma concedetemi ancora una parentesi sulla maratona di domenica.

Si perchè nel mio precedente post ho enfatizzato un risultato non raggiunto, ma ce ne sono stati altri raggiunti e goduti.

In primo luogo il piacere di correre per Milano. Si certo, anche con la Stramilano l’ho fatto già altre volte, però passare per piazza del Duomo ha un fascino particolare…ma non solo, piazza della Scala, il castello Sforzesco, ma anche la scenografica parte della vecchia fiera, il parco di Trenno, e tutte quelle zone che francamente bazzico poco.

Poi l’adrenalina della partenza, lo speaker che incita i runners, gli AcDc a palla, il countdown prima del via.

Il pubblico invece è stata una piacevolissima sorpresa. Dopo un weekend con la stramilano e uno con il papa, pensavo che i milanesi fossero esasperati dell’ennesimo blocco del traffico per una corsa. Invece lungo tutti i 42 chilometri solo grida di incitamento e applausi. Sull’ultimo tratto sui bastioni di P.ta Venezia erano tantissimi e formavano uno stretto corridoio che ti spingeva letteralmente. Mi sembrava di essere il vincitore da quanto si facevano sentire urlando anche il mio nome, veramente da groppo alla gola.

In corsa c’erano runners di tutti i tipi. Dai pacers che correvano con l’elmo vikingo a quelli che, nonostante la temperatura tutto sommato primaverile, avevano lo stesso abbigliamento con cui si è soliti uscire in un una rigida mattina di gennaio. E poi russi, francesi, spagnoli, americani…una torre di babele in braghette e scarpe da corsa.

L’organizzazione pressochè impeccabile. Visto l’affluenza pensavo di impiegarci dei minuti dopo lo sparo prima di riuscire a passare sotto lo striscione della partenza, e invece dopo nemmeno due minuti ero già li che correvo. I ristori ben forniti e con tanti volontari che ti passavano acqua , sali o qualche cosa di più solido soprattutto verso la fine. Finanche la medaglia mi è piaciuta. Certo, la maglietta non l’ho ancora avuta visto che le iscrizioni sono state molto superiori alle attese…però confido che arrrivi prima o poi, col suo stilosissimo logo Emporio Armani.

E poi c’è la tenuta fisica. Perchè è vero che sono crollato negli ultimi chilometri, è vero che passato l’arrivo ho DOVUTO sedermi per terra perchè non riuscivo più a stare in piedi…ma è anche vero che già il giorno dopo stavo bene, qualche indolenzimento ma niente di più. E per un gatto con un fisico più da rugbista che da podista, di mezza età, dopo aver corso per 42 chilometri, non è poi male, no?

https://i1.wp.com/www.mentelocale.it/images/articoli/800x450/72691.jpg

11 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

Another brick in the wall

Si, perchè quel muro sembra proprio insuperabile per me.

Parlo di quello del 30/35mo chilometro. I runner che hanno provato la distanza regina lo conoscono bene. Improvvisamente non vai più, ti sembra di correre nel fango, di aver esaurito la batteria, di essere rimasto a secco col carburante…insomma ti schianti contro il maledetto muro.

Ad alcuni si presenta un po’ prima, ad altri dopo, alcuni lo superano…e io ci sbatto sempre la testa contro.

Ma facciamo un passo indietro.

La mattina le sensazioni erano buone. Il clima ideale, coperto, fresco, ma non freddo. L’organizzazione ottima e vedere tutta quella gente pronta a lanciarsi per 42 chilometri di corsa faceva un certo effetto.

Al via la musica a palla (con thunderstruck non si sbaglia mai) e lo speaker mi hanno esaltato a dovere. Sono passato sotto lo striscione di partenza che sembrava fossi già arrivato da quanto esultavo.

Il mio collega ansiogeno continuava a raccomandarmi…partiamo piano mi raccomando, ai 6 minuti al chilometro e non di meno…e io a tranquillizzarlo su come diligentemente mi sarei attenuto a quel piano.

Infatti dopo due chilometri l’avevo già perso. Io un filo più veloce e lui un filo più lento…fatto sta che ci siamo persi di vista inesorabilmente.

Però andavo così bene. Sotto il polsino tergisudore mi ero preparato un biglietto con i miei passaggi ogni 5km alla maratona di Venezia dove avevo fatto il mio personale. Allora i 13 ponti degli ultimi due km mi avevano fatto rallentare notevolmente per cui sarebbe stato sufficente stare a quel passo e forse avrei potuto guadagnare proprio qualcosa sul finale….illuso.

La corsa era oggettivamente bella lungo il percorso e finalmente vedevo il pubblico applaudire ad ogni metro invece di maledire per il blocco del traffico.

Fino ai 30 sono stato assolutamente in tabella…però già da qualche minuto avvertivo un po’ di fatica che inutilmente ho cercato di tamponare con le mie barrette energetiche.

Il passo si è fatto lentamente più lento (il gioco di parole rende bene l’idea della velocità a cui andavo) e al 35mo ho definitivamente capito che il personale a questo giro avrebbe resistito.

Ecco li mi sono schiantato definitivamente sul muro. Gli ultimi chilometri una pena. Tentavo ogni tanto di rilanciare la corsa non tanto per correre più forte ma per mettere quanto più velocemente fine a quel supplizio. Svanito ogni velleità cronometrica mi guardavo solamente le spalle per vedere se il collega ansiogeno, col suo passo regolare non stesse per raggiungermi, anche se non avevo certo speranze di cambiar passo qualora l’avesse fatto.

Al ristoro del 40mo mi sono fermato qualche secondo per mangiare una fetta di arancio e poi sempre più faticosamente ho ripreso la mia lenta marcia.

Gli ultimi 500 metri, sui bastioni di P.ta Venezia, sono stati incredibili. Il tifo era incredibile. Due ali di folla col loro incredibile tifo ti spingevano sulle rampe di quella quella piccola salita. Sentivo chiamare ripetutamente il mio nome da sconosciuti (il nome era ben visibile sul pettorale) con l’esortazione a tenere duro, che ormai era fatta. E così ho fatto…lasciando il mio sorriso come ricompensa ai fotografi che immortalavano le nostre ultime fatiche.

All’arrivo ho avuto il mio momento di crisi, che mi ha costretto a sedere qualche minuto per riprendermi dal dolore alle gambe. Poi però mi sono ripreso godendomi il momento.

4 ore 18 e 22, alla fine è comunque il mio secondo risultato su 5 maratone. E poi il collega ansiogeno ha pur sempre finito dietro di me. Certo se non ci fosse stato quel maledetto muro…

Non penso ci riproverò ancora. In fin dei conti 5 maratone mi hanno fatto capire che il muro delle 4 ore non è per me. E l’idea di fare ancora mesi di preparazione per poi magari fare 4 e qualcosa…anche no.

Magari mi orienterò più sulle mezze che sono comunque divertenti e più abbordabili…ma mai dire mai. La coerenza non è mai stata una mia virtù.

https://i2.wp.com/www.complexmania.com/wp-content/uploads/2016/07/Great-Wall-Marathon-4-Small.jpg

 

 

18 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

Dai che si comincia…

Ormai ci siamo.

Devo cercare di non farmi distrarre dai pensieri negativi, quelli che sul lavoro stanno facendo frequentemente capolino nella mia testolina.

Da domani sera voglio pensare solo ai 42 km che dovrò percorrere, passo dopo passo, lungo le vie della mia città. E’ la quinta volta che ci provo. Le quattro volte precedenti sono sempre riuscito a migliorare un poco. Stavolta non penso.

Ho provato a seguire una tabella con tre allenamenti la settimana. Pochi temo. Ce ne voleva uno in più. Mi avrebbe garantito quei 120/130 km in più negli ultimi 4 mesi di preparazione che mi avrebbero fatto comodo. Però ormai è inutile rimuginarci sopra.

Questa settimana ho anche provato a seguire questa strana forma di dieta dissociata. Tre giorni di sole proteine e ora il carico di carboidrati. Certo, la degustazione di rhum di ieri sera forse non era la cosa più indicata nell’ultima settimana di preparazione, ma la compagnia era buona, tanto quanto il rhum e il cioccolato con cui l’abbiamo allegramente degustato. Sono sicuro di buon auspicio.

Lunedì un allenamento “con brio” che mi ha lasciato buone sensazioni. Oggi l’ultima sgambata un po’ meno gratificante. Ma d’altronde sono abituato a fare una seduta buona e una meno, per cui confido di aver lasciato per domenica il petalo finale del mio “mama non mama” dedicato alla corsa.

Domenica alle 9,30 inizia il divertimento. L’obiettivo della parte iniziale è di risparmiare più energie possibili nelle prime tre ore di corsa, mantenendo un ritmo appena sotto i 6 minuti al chilometro. Pronti via ci sarà da fare i bastioni di P.ta Venezia, due volte nel giro di poco, la stazione, sfiorando la City col grattacielo dell’Unicredit. Poi un giro in centro, via Montenapoleone, dove però non avrò modo di guardar le vetrine, piazza della Scala, piazza Duomo, il Castello….e poi via verso la periferia, girando intorno alla montagnetta di San siro, l’ippodromo, lo stadio e poi il parco di Trenno, zone che ammetto di non conoscere molto. Via Gallarate sarà la mia via crucis, due km dritti dritti che mi porteranno a piazzale Accursio. Quello sarà il mio key point. Da li si ritorna per gli ultimi 8 mila metri nel cuore della città. Corso Sempione, di nuovo il castello e poi le ultime due salitine (che per allora mi sembreranno il mortirolo) dei bastioni di P.ta Volta e di nuovo di P.ta Venezia, prima di svoltare per l’ultima volta per i 195 metri finali di corso Venezia.

Spero di arrivarci e spero di arrivarci bene, magari sorridendo. Se poi sono sotto le 4 ore e 15 ho fatto bingo.

Niente borracce stavolta. Solo un piccolo marsupio con qualche barretta energetica e il biglietto del tram (metti che scoppio). Alla partenza sarò col collega ansiogeno che è alla sua prima volta. Dovrebbe essere comunque un aiuto reciproco. Il meteo invece non ho ancora capito bene come sarà. Forse coperto, forse pioggia, spero nel caso non troppo intensa. Non dovrebbero esserci il sole e temperature eccessivamente calde. Meglio.

Come direbbe il trio a radio deejay, “Dai che si comincia…”

https://i0.wp.com/www.runvsfood.com/wp-content/uploads/2016/10/percorso-milano-marathon.png

https://i1.wp.com/www.aicra.it/wp-content/uploads/2017/02/1477302057_14702347_10155330647867926_4114719759742150359_n.jpg

 

 

24 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running