Archivi categoria: running

Fritto misto

Del lavoro lo sapete. In ufficio sono sempre in rapporti un po’ conflittuali col mio capo e per il resto sto aspettando news per la nuova offerta, ma per il momento tutto tace.

Ieri ho fatto la mia consueta asta del fantacalcio…squadra appena appena discreta, però come sempre, mi sono divertito un sacco. Attempati manager che si azzuffano per accaparrarsi bomber mediocri a suon di finti milioni…degli eterni Peter Pan.

Il weekend invece sarà sportivamente impegnativo. Sabato torneo di beach tennis con mio figlio e domenica la mezza di bologna. Di solito prima di una gara di 21 km è buona cosa stare a riposo. Ma se tuo figlio ti chiede di giocare come si fa a dire di no? Tanto con la corsa sono fuori forma, per cui non avevo ambizioni di nessun tipo se non di finirla senza essere stremato…poi è previsto anche il diluvio domenica per cui ho un alibi in più.

La parte migliore, come sempre, sarà mettere le gambe sotto il tavolo senza complessi di colpa.   😉

Immagine correlata

Annunci

16 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

la mia settimana di ferie a luglio

In realtà il tempismo non è il massimo, visto che sto per tornare nuovamente in ferie…però dopo il concerto mi sono concesso una settimana di ferie in quel di Riccione con Sylvestrino e il nonno.

Adoro stare in romagna…alla faccia del mare che non è bello (ma la mattina, quando è calmo, credetemi è uno spettacolo).

Le attività principali da fare erano in ordine sparso:

correre

mangiare

bere (aperitivi soprattutto)

giocare a beach tennis

leggere sotto l’ombrellone

dormire

 

Permettemi un piccolo approfondimento sulle attività sportive, fatte in compagnia delle persone che amo di più…Sylvestrino e suo nonno.

La corsa: Avveniva la mattina presto, appuntamento sul lungo mare…io mio padre, il mio socio di corsa e un’amica di mio padre (compagna di società sportiva in vacanza da quelle parti).

Non facevamo percorsi lunghi. Mio padre è molto metodico….un percorso da 11km….dalla spiaggia, fino a porto verde e ritorno….

Io e il mio socio ovviamente eravamo le palle al piede…mio padre e la sua amica (62 anni…) ci “aspettavano”, tirandoci il collo…

Però era un bel quartetto da vedere….e correre in riva al mare è impagabile.

Poi a dire il vero, ammetto, mi incuriosiva vedere mio padre avere a che fare con un’altra donna. Per carità non penso ci fosse del tenero (anche se entrambi sono vedovi e non ci sarebbe nulla di male)…però era….”strano” vederlo alle prese con un’altra donna. Forse gli farebbe davvero bene se capitasse e mia mamma, ne sono convinto, ne sarebbe contenta.

Il beach tennis: Ormai Sylvestrino e i suoi amici sono diventati bravi. Se non più di noi (grandi) almeno quanto noi. Quando si gioca in spiaggia le partite sono sempre combattute e devo dire divertenti.

Poi il mercoledì c’era il padre e figlio….che in realtà non è riservato solo ai padri e figli ma ai ragazzi (under 14) accoppiati da un adulto.

Era da due anni che non provavamo a fare questo torneo io e lui. Ora lui gioca davvero bene…ammetto che il pensiero di arrivare in finale l’avevo fatto…e lui ancor di più.

Una volta sul posto però ci siamo accorti che, pur non essendoci molte coppie, quelle che c’erano erano toste, molto.

Alla prima partita infatti perdiamo 6-4. Syl junior comincia già ad incazzarsi, ma la realtà è che loro erano molto forti. Il ragazzo un po’ meno di Sylvestrino ma l’adulto (non era suo padre) molto più di me. Mi faceva correre avanti e indietro come uno scemo tra palle corte e pallonetti.

Le altre due però le vinciamo e passiamo come secondi.

Ai quarti vinciamo facile e scopriamo che in semifinale dobbiamo riaffrontare una coppia con la quale avevamo già vinto 6-1 nel girone.

L’errore è scattato in quel momento, pensando di essere già in finale, dove sapevamo avremmo re-incontrato quelli che ci avevano battuti al primo match.

Deconcentrati ci siamo trovati nel giro di pochi minuti sotto di 3 a zero. Sapevamo di poter rimontare, ma il nervosismo ha cominciato a prenderci…anche la stanchezza a dire il vero.

Lui, che era nella posizione in cui bisognerebbe schiacciare (gli adulti non possono infatti farlo), ha cominciato ad avere il braccino corto…non schiacciava, le appoggiava facili, pallonetti difensivi…e io sbagliavo qualche palla di troppo, anche in battuta.

Sempre più nervosi siamo arrivati al tie-break. Non POTEVAMO perdere contro quelli…eravamo nettamente più forti noi.

Però alla fine, 8 a 6….abbiamo perso.

Sfumata la rivincita con quelli forti, che avrebbero poi vinto il torneo, ci siamo accontentati della finalina per il terzo posto. Vinta anche qua al tie-break con una coppia imbarazzante a dire il vero. Il padre urlava e sbraitava contro il figlio quando sbagliava (nelle altre partite l’ho sentito anche bestemiare….) e il figlio che con due occhi da cocker subiva quei rimproveri. Un comportamento davvero assurdo, visto che in primo luogo è per i ragazzi che dovrebbe essere giocato quel torneo.

Tra noi invece, per compensare, era mio figlio quello che mi cazziava per gli errori.

Comunque alla fine, un buon terzo posto, guadagnato con una fatica boia (6 partite in meno di tre ore) invece di farci godere dei nostri ingressi gratutiti al cinema avuti in premio (subito sfuttati la sera dopo per vedere il pianeta delle scimmie….’na cagata n.d.r.) ha fatto si che lui non mi rivolgesse quasi la parola per un giorno intero.

Però dalle esperienze si impara….e io ho cercato di far capire a lui che si può anche perdere e bisogna accettarlo….e a mia volta ho imparato che anche lui, quando vuole, sa voler essere “competitivo”. Avevo infatti la sensazione che, in generale, fosse uno che non amasse particolarmente la competizione, che la temesse. Invece in questa occasione ha dimostrato che ci tiene eccome. Come quasi sempre avviene, sarebbe la giusta misura quella alla fine più efficace….nè troppo nè troppo poco…ma da questo torneo io ho portato a casa questo.

E comunque ad agosto si replica…

https://i2.wp.com/www.podistidoc.it/wp-content/uploads/2012/09/correre.jpghttps://www.villayorksc.it/wp-content/uploads/2016/09/cover-beachtennis-1200x422.jpg

21 commenti

Archiviato in beach tennis, figli, il gatto syl, me myself and I, running, Sport

E se parlassi di corsa?

Non avrei molto da dire se non che dopo la maratona ho mollato un po’. Non completamente, ma sono più le volte che riesco a fare solo un paio di allenamenti contro i 3/4 che dovrei.

Però ho come la sensazione di vivere ancora di rendita per la preparazione fatta in precedenza e comunque vado ancora discretamente. Ieri 20km forzando un po’ nella seconda parte e oggi, strano ma vero, subito un altro allenamento per sciogliere un po’ i muscoli e ascoltarmi in santa pace un po’ di Muse, in attesa di rimettermi il pettorale per la mezza di Rimini fra due settimane.

Nel frattempo in queste settimane si è rifatto vivo miopadrequellaltro. Prima per gli auguri di buona Pasqua e poi perchè visto che “passava” da Bologna…ma l’ho richiamato che era già a Piacenza.

Come è già avvenuto in passato le nostre chiacchierate al telefono sono state molto brevi. Però questa volta ne ho approfittato per togliermi il mio dubbio più grosso…e no, non ho una sorella, ne tanto meno un fratello.

Un po’ mi spiace, devo ammetterlo, però ci dormo lo stesso.

Comunque ho deciso che lo incontrerò. Lui mi ha detto che ha tante cose da dirmi e io tante domande da fare…

Ora però ho un po’ di imbarazzo sul come.

A casa sua non se ne parla, ne tantomeno a casa mia.

Andare fuori a cena mi sembra un po’ esagerato…ed è un privilegio che non vorrei concedergli, almeno non subito.

Un caffè? Forse, ma penso riusciremmo a vederci solo di sera per cui mi sembra più complicato.

Forse una birra…se non altro la birra mi piace… e a naso penso piaccia anche a lui.

Per quel poco che ho intuito della sua vita penso di aver capito da chi ho preso la capacità di andare a complicarsi le cose e fare cazzate su cazzate.

Mia madre era più integerrima. Senza mezze misure, tutta di un pezzo. Io non lo sono per niente…e penso nemmeno lui.

Però mi chiedo cosa sarebbe stato di me se mi avesse cresciuto lui invece che lei. Sicuramente sarebbe andata molto peggio. Su questo ne ho la certezza.

https://i0.wp.com/www.scappoinbrasile.com/wp-content/uploads/2015/01/telefonare-in-brasile-1024x1024.jpg

25 commenti

Archiviato in figli, il gatto syl, running

Però non ci sono solo tempi e prestazioni

Non ho avuto tempo di parlarne subito, ma concedetemi ancora una parentesi sulla maratona di domenica.

Si perchè nel mio precedente post ho enfatizzato un risultato non raggiunto, ma ce ne sono stati altri raggiunti e goduti.

In primo luogo il piacere di correre per Milano. Si certo, anche con la Stramilano l’ho fatto già altre volte, però passare per piazza del Duomo ha un fascino particolare…ma non solo, piazza della Scala, il castello Sforzesco, ma anche la scenografica parte della vecchia fiera, il parco di Trenno, e tutte quelle zone che francamente bazzico poco.

Poi l’adrenalina della partenza, lo speaker che incita i runners, gli AcDc a palla, il countdown prima del via.

Il pubblico invece è stata una piacevolissima sorpresa. Dopo un weekend con la stramilano e uno con il papa, pensavo che i milanesi fossero esasperati dell’ennesimo blocco del traffico per una corsa. Invece lungo tutti i 42 chilometri solo grida di incitamento e applausi. Sull’ultimo tratto sui bastioni di P.ta Venezia erano tantissimi e formavano uno stretto corridoio che ti spingeva letteralmente. Mi sembrava di essere il vincitore da quanto si facevano sentire urlando anche il mio nome, veramente da groppo alla gola.

In corsa c’erano runners di tutti i tipi. Dai pacers che correvano con l’elmo vikingo a quelli che, nonostante la temperatura tutto sommato primaverile, avevano lo stesso abbigliamento con cui si è soliti uscire in un una rigida mattina di gennaio. E poi russi, francesi, spagnoli, americani…una torre di babele in braghette e scarpe da corsa.

L’organizzazione pressochè impeccabile. Visto l’affluenza pensavo di impiegarci dei minuti dopo lo sparo prima di riuscire a passare sotto lo striscione della partenza, e invece dopo nemmeno due minuti ero già li che correvo. I ristori ben forniti e con tanti volontari che ti passavano acqua , sali o qualche cosa di più solido soprattutto verso la fine. Finanche la medaglia mi è piaciuta. Certo, la maglietta non l’ho ancora avuta visto che le iscrizioni sono state molto superiori alle attese…però confido che arrrivi prima o poi, col suo stilosissimo logo Emporio Armani.

E poi c’è la tenuta fisica. Perchè è vero che sono crollato negli ultimi chilometri, è vero che passato l’arrivo ho DOVUTO sedermi per terra perchè non riuscivo più a stare in piedi…ma è anche vero che già il giorno dopo stavo bene, qualche indolenzimento ma niente di più. E per un gatto con un fisico più da rugbista che da podista, di mezza età, dopo aver corso per 42 chilometri, non è poi male, no?

https://i2.wp.com/www.mentelocale.it/images/articoli/800x450/72691.jpg

11 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

Another brick in the wall

Si, perchè quel muro sembra proprio insuperabile per me.

Parlo di quello del 30/35mo chilometro. I runner che hanno provato la distanza regina lo conoscono bene. Improvvisamente non vai più, ti sembra di correre nel fango, di aver esaurito la batteria, di essere rimasto a secco col carburante…insomma ti schianti contro il maledetto muro.

Ad alcuni si presenta un po’ prima, ad altri dopo, alcuni lo superano…e io ci sbatto sempre la testa contro.

Ma facciamo un passo indietro.

La mattina le sensazioni erano buone. Il clima ideale, coperto, fresco, ma non freddo. L’organizzazione ottima e vedere tutta quella gente pronta a lanciarsi per 42 chilometri di corsa faceva un certo effetto.

Al via la musica a palla (con thunderstruck non si sbaglia mai) e lo speaker mi hanno esaltato a dovere. Sono passato sotto lo striscione di partenza che sembrava fossi già arrivato da quanto esultavo.

Il mio collega ansiogeno continuava a raccomandarmi…partiamo piano mi raccomando, ai 6 minuti al chilometro e non di meno…e io a tranquillizzarlo su come diligentemente mi sarei attenuto a quel piano.

Infatti dopo due chilometri l’avevo già perso. Io un filo più veloce e lui un filo più lento…fatto sta che ci siamo persi di vista inesorabilmente.

Però andavo così bene. Sotto il polsino tergisudore mi ero preparato un biglietto con i miei passaggi ogni 5km alla maratona di Venezia dove avevo fatto il mio personale. Allora i 13 ponti degli ultimi due km mi avevano fatto rallentare notevolmente per cui sarebbe stato sufficente stare a quel passo e forse avrei potuto guadagnare proprio qualcosa sul finale….illuso.

La corsa era oggettivamente bella lungo il percorso e finalmente vedevo il pubblico applaudire ad ogni metro invece di maledire per il blocco del traffico.

Fino ai 30 sono stato assolutamente in tabella…però già da qualche minuto avvertivo un po’ di fatica che inutilmente ho cercato di tamponare con le mie barrette energetiche.

Il passo si è fatto lentamente più lento (il gioco di parole rende bene l’idea della velocità a cui andavo) e al 35mo ho definitivamente capito che il personale a questo giro avrebbe resistito.

Ecco li mi sono schiantato definitivamente sul muro. Gli ultimi chilometri una pena. Tentavo ogni tanto di rilanciare la corsa non tanto per correre più forte ma per mettere quanto più velocemente fine a quel supplizio. Svanito ogni velleità cronometrica mi guardavo solamente le spalle per vedere se il collega ansiogeno, col suo passo regolare non stesse per raggiungermi, anche se non avevo certo speranze di cambiar passo qualora l’avesse fatto.

Al ristoro del 40mo mi sono fermato qualche secondo per mangiare una fetta di arancio e poi sempre più faticosamente ho ripreso la mia lenta marcia.

Gli ultimi 500 metri, sui bastioni di P.ta Venezia, sono stati incredibili. Il tifo era incredibile. Due ali di folla col loro incredibile tifo ti spingevano sulle rampe di quella quella piccola salita. Sentivo chiamare ripetutamente il mio nome da sconosciuti (il nome era ben visibile sul pettorale) con l’esortazione a tenere duro, che ormai era fatta. E così ho fatto…lasciando il mio sorriso come ricompensa ai fotografi che immortalavano le nostre ultime fatiche.

All’arrivo ho avuto il mio momento di crisi, che mi ha costretto a sedere qualche minuto per riprendermi dal dolore alle gambe. Poi però mi sono ripreso godendomi il momento.

4 ore 18 e 22, alla fine è comunque il mio secondo risultato su 5 maratone. E poi il collega ansiogeno ha pur sempre finito dietro di me. Certo se non ci fosse stato quel maledetto muro…

Non penso ci riproverò ancora. In fin dei conti 5 maratone mi hanno fatto capire che il muro delle 4 ore non è per me. E l’idea di fare ancora mesi di preparazione per poi magari fare 4 e qualcosa…anche no.

Magari mi orienterò più sulle mezze che sono comunque divertenti e più abbordabili…ma mai dire mai. La coerenza non è mai stata una mia virtù.

https://i1.wp.com/www.complexmania.com/wp-content/uploads/2016/07/Great-Wall-Marathon-4-Small.jpg

 

 

18 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

Dai che si comincia…

Ormai ci siamo.

Devo cercare di non farmi distrarre dai pensieri negativi, quelli che sul lavoro stanno facendo frequentemente capolino nella mia testolina.

Da domani sera voglio pensare solo ai 42 km che dovrò percorrere, passo dopo passo, lungo le vie della mia città. E’ la quinta volta che ci provo. Le quattro volte precedenti sono sempre riuscito a migliorare un poco. Stavolta non penso.

Ho provato a seguire una tabella con tre allenamenti la settimana. Pochi temo. Ce ne voleva uno in più. Mi avrebbe garantito quei 120/130 km in più negli ultimi 4 mesi di preparazione che mi avrebbero fatto comodo. Però ormai è inutile rimuginarci sopra.

Questa settimana ho anche provato a seguire questa strana forma di dieta dissociata. Tre giorni di sole proteine e ora il carico di carboidrati. Certo, la degustazione di rhum di ieri sera forse non era la cosa più indicata nell’ultima settimana di preparazione, ma la compagnia era buona, tanto quanto il rhum e il cioccolato con cui l’abbiamo allegramente degustato. Sono sicuro di buon auspicio.

Lunedì un allenamento “con brio” che mi ha lasciato buone sensazioni. Oggi l’ultima sgambata un po’ meno gratificante. Ma d’altronde sono abituato a fare una seduta buona e una meno, per cui confido di aver lasciato per domenica il petalo finale del mio “mama non mama” dedicato alla corsa.

Domenica alle 9,30 inizia il divertimento. L’obiettivo della parte iniziale è di risparmiare più energie possibili nelle prime tre ore di corsa, mantenendo un ritmo appena sotto i 6 minuti al chilometro. Pronti via ci sarà da fare i bastioni di P.ta Venezia, due volte nel giro di poco, la stazione, sfiorando la City col grattacielo dell’Unicredit. Poi un giro in centro, via Montenapoleone, dove però non avrò modo di guardar le vetrine, piazza della Scala, piazza Duomo, il Castello….e poi via verso la periferia, girando intorno alla montagnetta di San siro, l’ippodromo, lo stadio e poi il parco di Trenno, zone che ammetto di non conoscere molto. Via Gallarate sarà la mia via crucis, due km dritti dritti che mi porteranno a piazzale Accursio. Quello sarà il mio key point. Da li si ritorna per gli ultimi 8 mila metri nel cuore della città. Corso Sempione, di nuovo il castello e poi le ultime due salitine (che per allora mi sembreranno il mortirolo) dei bastioni di P.ta Volta e di nuovo di P.ta Venezia, prima di svoltare per l’ultima volta per i 195 metri finali di corso Venezia.

Spero di arrivarci e spero di arrivarci bene, magari sorridendo. Se poi sono sotto le 4 ore e 15 ho fatto bingo.

Niente borracce stavolta. Solo un piccolo marsupio con qualche barretta energetica e il biglietto del tram (metti che scoppio). Alla partenza sarò col collega ansiogeno che è alla sua prima volta. Dovrebbe essere comunque un aiuto reciproco. Il meteo invece non ho ancora capito bene come sarà. Forse coperto, forse pioggia, spero nel caso non troppo intensa. Non dovrebbero esserci il sole e temperature eccessivamente calde. Meglio.

Come direbbe il trio a radio deejay, “Dai che si comincia…”

https://i2.wp.com/www.runvsfood.com/wp-content/uploads/2016/10/percorso-milano-marathon.png

https://i2.wp.com/www.aicra.it/wp-content/uploads/2017/02/1477302057_14702347_10155330647867926_4114719759742150359_n.jpg

 

 

24 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

ma si dai…

…tutto sommato neanche male.

Parlo della Stramilano ovviamente.

La partenza alle 11 era veramente atipica, se non altro per una volta non c’erano alzatacce da fare.

Temevo un po’ il caldo, e in effetti si è fatto sentire. Era buffo vedere che c’era chi come me era in pantaloncini e canotta e chi con pantaloni lunghi e maglia termica a maniche lunghe sotto la maglietta. Marzo è pazzerello anche per questo.

L’obiettivo era di fare un bell’allenamento, ma se saltava fuori un bel tempo…perchè no?

Eravamo in 4 fra i 7.000 alla partenza. L’amico zoppo, l’amica fuori forma, il collega ansioso ed io.

Allo sparo io ho cominciato a dettare il passo e gli altri mi seguivano, ma in questo modo ci siamo giocati subito lo zoppo.  D’altronde con una caviglia slogata era li più che altro per farsi una passeggiata.

Gli altri due mi seguivano, ma dopo qualche chilometro non li ho visti più. Ho provato a girarmi più volte ma in quel caos era veramente difficile individuarli.

Però stavo bene, nonostante il caldo, e allora ho provato a forzare un po’ il passo. D’altronde per me è veramente difficile non pormi un qualche obiettivo e correre solo per correre, anche se oggi, vuoi per la giornata e vuoi per il tifo lungo il percorso, forse sarebbe bastato davvero.

Praticamente ho tenuto un passo che mi avrebbe avvicinato al mio personale per tre quarti di gara. Poi al 15mo chilometro mi sono reso conto che non ci sarei riuscito a stare sotto l’ora e cinquanta e allora ho mollato un po’…non troppo però, visto che a quel punto l’obiettivo secondario era tenermi dietro il collega ansioso che so partire piano ma venire fuori alla distanza…e infatti, a due chilometri dalla fine, quando in fondo a corso Sempione già si vedeva l’arco delle Pace che ci avrebbe introdotto allo shuss finale eccolo che arriva…sapevo che non avrei tenuto il suo passo e infatti mi ha dato un minuto in due chilometri…letteralmente sverniciato.

Però poco male. Il tempo finale comunque discreto, mio padre (ah proposito, auguri) che mi attendeva all’arrivo e una stanchezza “giusta”, senza essere distrutti.

Ora si prosegue la fase di scarico, domenica una quindicina di chilometri in scioltezza e fra due settimane si che ci si diverte.

http://immagini.quotidiano.net/?url=http://p1014p.quotidiano.net:80/polopoly_fs/1.1988890.1458311038!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/wide_680/image.jpg&pos=top&op=noop

5 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running

per il titolo ci devo ancora pensare

Non so come intitolare un post dove devo parlare della Stramilano che è alle porte e del lavoro che mi da da pensare.

E’ qualche giorno che ho i criceti in testa che corrono molto più di quello che faccio io. Il mio capo, quello con cui non ho mai trovato feeling, ha pensato bene di dirmi, via mail, che faremo un trasloco e quale sarà la nostra nuova sistemazione, ovviamente come polli in batteria. Con l’occasione ha pensato bene di chiedermi pure come fare per ridurre di due unità il mio staff. Notare che avevamo parlato al telefono 10 minuti prima, ma se ne era guardato bene dall’anticiparmi qualcosa. La parola condivisione non deve far proprio parte del suo vocabolario.

Nel frattempo una serie di rogne a catena si è abbattuta sul lavoro che seguo insieme ai miei collaboratori…mancavano solo le cavallette…guardando la cosa da un altro punto di vista la giornata passa in fretta…non fai tempo ad accendere il PC che ti ritrovi alle 20 senza nemmeno accorgetene.

Certo, chi raccoglie i pomodori o i minatori del Sulcis hanno giornate ben più pesanti della mia…ma la cosa non mi consola più di tanto.

Domenica avrò un paio d’ore (spero scarse) per pensarci su mentre scorrazzo tra le vie di Milano in braghette corte e canottiera.

https://static.fanpage.it/wp-content/uploads/sites/3/2017/03/stramilano.jpg

22 commenti

Archiviato in il gatto syl, Lavoro, me myself and I, running

Sensazioni del ca…

Sabato il mio lunghissimo…34, molto molto lentamente…troppo direi.

Se non fosse che stiamo parlando di corsa ci sarebbe anche da andarne fieri.

Invece sono proprio crollato, gli ultimi chilometri un vero supplizio, fatti quasi camminando. E l’idea di arrivare a 42 mi angoscia.

Sempre di più sto convincendomi che se finisco la mia quinta maratona, ne avrei comunque già fatte cinque in più di quanto avessi mai immaginato in vita mia e potrei anche finirla li, dedicandomi solo a distanze più brevi.

https://i1.wp.com/www.ufficio.com/public/img-prodotti/496904A1.jpg

PS: vatti a fidare delle sensazioni

 

 

20 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running, Senza categoria, Sport

Sensazioni

Sbaglio o è un po’ che non parlo di corsa? Vi manca vero?

Sto preparando la maratona di Milano e ormai manca solo un mese. Le sensazioni, fino a qualche giorno fa non erano particolarmente positive. Ogni allenamento lo trovavo faticoso, poco performante. I lunghi fatti con fatica (comunque fatti) e pochi lavori durante la settimana. Per un motivo o per l’altro non trovavo mai il tempo per dedicare il tempo necessario.

Poi mio padre mi ha consigliato il magnesio. “Provalo, un cucchiaino sciolto nell’acqua ogni giorno aiuta contro l’affaticamento muscolare”.

E in effetti alla fine dei miei allenamenti, ho cominciato a sentire meno la sensazione di fatica.

Certo, l’effetto psicologico so che gioca un ruolo fondamentale…ma chissene, come direbbe mio figlio, magari ho trovato il mio doping ideale.

Infine questa settimana la svolta, o almeno lo spero.

Mercoledì un allenamento che non aveva nulla di particolare, un ritmo allegro ma non tiratissimo, ma che mi ha lasciato sensazioni (si sto abusando di questa parola) assolutamente piacevoli.

Stasera invece una bella seduta di ripetute. Era un bel po’ che non ne facevo e anche se ne ho fatte un po’ meno di quello avrei dovuto (altrimenti facevo cenare troppo tardi mio padre) le ho affrontate al ritmo giusto, anzi un po’ più veloce, e soprattutto con, indovinate un po’, sensazioni positivissime. Sarei potuto andare avanti ancora, anzi, mentre sto scrivendo, avrei ancora voglia di mettermi le scarpette e andare a correre nuovamente.

Nel weekend avrò l’ultimo esame serio. Il lungo più lungo di tutta la preparazione. 35 chilometri, mica bruscolini, che però, non mi fanno particolarmente paura.

Poi magari lunedì sarò qui a scrivere che sono stramazzato, che ho fatto una fatica del diavolo…però la sensazione che ho non è questa.

E da settimana prossima comincerò la fase di scarico in vista del mio appuntamento del 2 aprile.

https://i0.wp.com/www.budrionext.it/wp-content/uploads/2016/05/aperto3.jpg

22 commenti

Archiviato in il gatto syl, me myself and I, running, Salute e benessere